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CAPITOLO 11
EVERYWHERE
(Bey Blade)
<<Allora fammi capire: hai litigato con Kei martedì e
ieri ci hai fatto pace?>>
<<Sì, Lucia, è un'ora che te lo ripeto>>
Liv, Lucia e Lola erano a casa di Bea.
<<Stai ferma, Lulu, se no la frangia mi viene
storta>> disse quest'ultima armeggiando con i capelli rossi
dell'amica.
<<Sì, scusa. Che fai stasera?>>
<<Esco con Zeo: domani sera abbiamo entrambi da
fare, quindi mi porta fuori oggi>>
<<Ma domani pomeriggio non hai niente da fare invece,
vero?>> chiese Liv.
<<No, perché?>>
<<Devi fare da consulente estetico a Lucia: domani
esce con Takao!>>
<<Ah, brava, Lulu, mica me l'hai detto, però!>>
<<Sicura che non verrà con smoking e mazzo di rose
rosse?>> disse Lola avvicinandosi al gruppo.
<<No, glielo ho fatto promettere...Ma scusate, dovete
guardare tutte a me? Guardate il tatuaggio di Liv!>>
<<Ce l'ha già fatto vedere!>>
<<Guardate i particolari! Lui ancora non l'ha
visto?>>
Liv sospirò:
<<No, glielo dovevo far vedere oggi, ma non sono
riuscito a vederlo. Non l'ha visto neanche Cory. Oggi non c'era a
scuola>>
Qualche attimo di silenzio.
<<Ecco ho finito>> Bea posò le forbici e prese
il pennello, togliendo dalla faccia di Lucia i resti dei suoi capelli.
<<E' perfetta. Come fai a essere così brava?>>
chiese Lola.
<<Grazie. Spero solo che lo pensi anche la padrona del
salone di bellezza. Devo andare lì sabato>>
<<Non preoccuparti, ti prenderà sicuramente...almeno
per gli shampoo e il taglio alle frange>> Lucia abbracciò l'amica
<<grazie>>
Lei e Lola si sedettero.
<<Allora, hai preparato il pezzo?>> la bionda si
rimise gli stivali.
<<Sì. Chi è che suona? Hiroji e Devin?>>
<<Sì>>
Le due si alzarono.
<<Noi andiamo a casa>>
<<Vado anch'io>> Liv baciò Bea sull guancia
<<mi raccomando. Domani pomeriggio alle quattro a casa di
Lucia>>
<<Certo, farò una strage, ma perché solo alle
quattro?>>
<<Come, non ti ricordi? Il nostro rito scaramantico:
shopping! L'abbiamo fatto anche con te>>
<<Sì, ma non pensavo fosse qualcosa di scaramantico,
considerando che siete le persone più scettiche che conosca>>
<<Lo shopping lo è anche per le più scettiche. E poi
noi crediamo molto nella fortuna>>
<<Sì, nella fortuna di riuscire ad acchiappare quei
poveracci. Allora a domani>>
<<Ciao>>
<<Ciao>>
<<Ciao>>
<<Ciao>>
Bea aprì l'armadio. Prese i jens chiari a vita
bassa, la maglia viola e il golfino bianco. Li indossò. Prese
gli stivali e se li infilò. Si fece le trecce e si mise la coppola.
Un filo di trucco e via. Giusto in tempo. Suonò il
campanello.
<<Arrivo!>>
Preparò frettolosamente la borsa e andò ad aprire la porta.
<<Ciao Zeo>>
<<Ciao Bea>>
Si baciarono.
<<Come stai?>> chiese il ragazzo circondandole
le spalle con il braccio.
<<Bene. Lo sai che domani Takao esce con
Lucia?>>
<<Sì. Takao è veramente ossessivo. Si preoccupa per
niente. Pensa che mi ha pure detto che si è reso conto di averla invitata
dopo dieci minuti che si erano lasciati al telefono>>
<<Lucia è abbastanza nervosa, ma in generale sa già di
cosa si tratta, insomma, è già uscita con dei ragazzi, ma si tratta
di Takao...>>
<<...e su questo argomento Lucia ha un comportamento
leggermente diverso>>
<<Sì>> Bea sospirò <<chissà perché, ma
penso che sarà più difficile per loro di quanto lo sia stato per noi>>
<<Si. E, chissà perché, io non ce lo vedo Takao con
una ragazza a fare il romantico...>>
<<Lucia dice che quando si tratta di Bey
Blade, può diventare un romantico da guiness dei primati>>
<<Ma qua si parla di ragazze e non conosco nessuno più
imbranato di lui. Finiscono sempre per battibeccare>>
<<E in quanto a dolcezza non ti potrà mai
superare>> Bea si guadagnò le risate di Zeo e un bacio sulla guancia
<<è strano. Ma le cose strane per Lucia sono come quelle normali per
noi. Credo che andrà in porto>>
<<Più che altro io lo spero, almeno Takao smetterà
di assillarmi>>
La ragazza rise.
La mattina dopo. Cory e Liv si dirigevano verso la scuola.
<<Sono andata a fare delle analisi, ecco perché sono
mancata>>
<<Oh, ecco. Pensa che ieri Lucia mi ha chiamata con
urgenza e sono dovuta scappare. Esce finalmente con Takao. Non ho avuto nemmeno
il tempo di parlare con Kei>>
<<Allora il litigio...>>
<<No, si è risolto tutto. Sono andata da Jordan, mi
sono ubriacata e sono andata a chiedergli scusa e a confessargli
tutto>>
<<Cioè?>>
<<Beh, il fatto che lo...>>
<<A parte quello!>> la interruppe Corazon.
<<Oh beh>> gli occhi dell'amica sembravano
torturarla <<e va bene, gli ho detto quelle cose imbarazzanti>>
<<Quali cose?>>
<<Ecco, io...>>
<<Avanti, spicciati, stiamo per arrivare a
scuola>>
<<Scusa se mi vergogno a dire certe cose. E a lui
le ho dette perché ero ubriaca>> rispose alla domanda non
ancora formulata dalla ragazza <<gli ho detto che aveva un bel
fisico e che bacia bene>>
<<Questo me lo avevi già detto!>>
<<Lo so, ma mi imbarazza sapere che l'ho detto a
lui!>>
<<E poi che è successo?>>
<<Sono svenuta. Quando mi sono svegliata il
maggiordomo aveva già portato nella stanza un lavabo e mi ha offerto del té. Ho
conosciuto la sua cameriera e poi gli ho lasciato un messaggio e i biglietti aerei>>
<<Wow. Beh, adesso hai la coscenza a posto,
no?>>
<<No, ancora non gli ho detto del tatuaggio...>>
<<Il tatuaggio! Ancora non l'ho visto!>>
<<Allora, se ci muoviamo, riusciamo a posare le
cartelle e sgattaiolare in bagno prima che arrivi il professore>>
Fecero come deciso. Arrivando di corsa in classe, si
erano già sfilate le cartelle. Le posarono velocemente e fuggirono in bagno.
<<Dai, fammelo vedere>>
Liv si tirò fuori la camicia dalla gonna a pieghe nera della
divisa, mostrando quel disegno che niente e nessuno avrebbe mai cancellato.
<<E' bellissimo! Ma queste...>> Cory indicò le
fiamme <<sembrano una K e una H...>>
Infatti le fiamme ondulate superiori s'intrecciavano
formando quelle lettere.
<<Certo! Ti pareva che non le avrei viste, eh? Ho scelto
questo apposta!>>
<<Ma per...? Ah, ho capito. Lui>>
Era così ovvio, pensò la spagnola, che quelle lettere
stessero per Kei Hiwatari.
Tornarono in classe.
<<Tu devi essere la famosa Lucia>> il professor
Salvi tese la mano alla ragazza.
<<Famosa?>>
<<In senso di talento>>
<<Oh, capisco>> in verità non aveva capito
granché.
Erano nel laboratorio di musica. Lola si era seduta ancora
una volta vicino a Hilary, contenta che non sarebbe stata lei a cantare
stavolta.
Lucia cominciò ad accordare la chitarra e intanto parlava
con Devin e Hiroji.
Finalmente furono pronti. In quel momento la
testa della ragazza era piena di pensieri. Ad esempio, non aveva
ancora avuto il coraggio di parlare con Takao. E lui si era pure messo proprio
davanti al microfono.
<<Ma ci ha fatto apposta?>> sussurrò.
<<Cosa?>> chiese Devin.
<<Niente>>
<<Allora, siete pronti?>>
Il professore finì di sistemare la batteria.
<<Sì>>
Ognuno prese il suo posto. Hiroji dietro la batteria, Devin
più avanti a destra e Lucia al centro. Istintivamente si pettinò la frangia con
le dita. Era nervosa. Accidentaccio!
Lola alzò le dita incrociate, in modo che l'amica
potesse vederle.
I due ragazzi aspettarono l'attacco di Lucia. Dopo un profondo
sospiro, cominciò a suonare. Hiroji e Devin la seguirono.
<<Turn it inside out so I can see
The part of you that's drifting over me
And when I wake you're never there
But when I sleep you're everywhere
You're everywhere
Just tell me how I got this far
Just tell me why you're here and who you are
'Cause every time I look you're never there
And every time I sleep you're always there
'Cause you're everywhere to me
And when I close my eyes it's you I see
You're everything I know that makes me believe
I'm not alone
I'm not alone
I recognize the way you make me feel
It's hard to think that you might not be real
I sense it now, the water's getting deep
I try to wash the pain away from me
Away from me
'Cause you're everywhere to me
And when I close my eyes it's you I see
You're everything I know that makes me believe
I'm not alone
I'm not alone
I am not alone
Whoa, oh, oooh, oh
And when I touch your hand
It's then I understand
The beauty that's within
It's now that we begin
You always light my way
I hope there never comes a day
No matter where I go
I always feel you so
'Cause you're everywhere to me
And when I close my eyes it's you I see
You're everything I know that makes me believe
I'm not alone
'Cause you're everywhere to me
And when I catch my breath it's you I breathe
You're everything I know that makes me believe
I'm not alone
You're in everyone I see
So tell me
Do you see me?>>
Un fragoroso applauso. Ma Lucia sorrideva perché, anche se
aveva lanciato a Takao fugaci occhiate mentre cantava, era riuscita a fissarlo
per le ultime tre frasi. Era un traguardo!
<<Sei brava come Lola>> disse il professore.
<<Grazie>>
<<E anche voi, ragazzi, siete stati grandi: un ottimo
accompagnamento>>
<<Grazie professore>>
Era l'ultima ora, perciò uscirono subito dalla scuola.
Stranamente, c'era tutto un gruppo: Takao, Max e il Prof e
Lucia, Lola e Hilary.
Si parlava tra ragazzi e tra ragazze. Dopo un po' Lola e Max
avevano preso la via di casa, separati, ovviamente.
E anche il Prof e Hilary dovevano andare.
<<Ciao, Lucia, domani telefonami eh?>>
<<Certo>>
<<Ma adesso torni a casa da sola? L'altra volta quel
gruppo di ragazzi non sembrava avere buone intenzioni...>>
<<Chi?>> chiese Takao.
<<Quando sono andata a casa sua dei ragazzi si sono
messi a fare commenti...beh, non proprio rispettosi verso Lucia>>
<<Non ti preoccupare, la accompagno io>>
<<Non sei obbligato a farlo>> disse Lucia.
<<Vorrei che fossi ancora incolume stasera,
andiamo?>>
<<Sì, ciao Hilary>>
I due si avviarono.
<<Ti capita spesso di incontare certi tipi?>>
chiese Takao.
<<Li ho visti per la prima volta a settembre, ma non
ci ho fatto caso. Dopo un paio di volte, hanno cominciato a chiedermi di
uscire. Io l'ho detto a mio fratello e lui mi ha permesso di menare
forte>>
<<Ma sono in gruppo, se si innervosiscono possono
anche sopraffarti>>
<<Posso sempre scappare>>
Arrivarono alla casa di Lucia.
<<Grazie per avermi accompagnato>>
<<Figurati. Vengo a prenderti alle sette e
mezzo>>
<<Ok>>
Lucia si diresse verso l'entrata. Si voltò.
<<Giurami che non vieni tutto tirato!>>
<<Ancora con questa storia?!>>
<<Beh, non sai che ho passato con quelli che mi sono
capitati...>>
<<Sì, te lo giuro>>
<<Ok, a dopo>>
La ragazza entrò, mentre Takao si avviava verso casa.
Lei corse in camera e aveva in mente un unico pensiero.
<<Dov'è Liv?!>>
All'intervallo avevano avuto una prova scritta, per cui
Liv non era riuscita a parlare col ragazzo.
Suonò la campanella. Uscirono. Liv andava di corsa, si era
attardata per cercare il suo quaderno di algebra nell'armadio. Cory era andata
avanti con Yuya e Kei.
La ragazza mora raggiunse l'amica.
<<Io vado, sono di fretta>> la baciò sulla
guancia <<il rito scaramantico>> precisò avendo visto la sua
faccia.
<<Aspetta un attimo>> Kei le afferrò il polso.
<<Scusa, ma non mi posso fermare. Devo fare una cosa
con Lucia. Parleremo lunedì. E credimi, mi dispiace>>
Senza dargli il tempo di rispondere, Liv sfilò il polso
dalla mano di Kei e corse via.
Il ragazzo si accorse che Yuya e Cory lo stavano fissando.
<<Che c'é?>>
<<Niente>> dissero all'unisono.
Ritornarono a camminare.
<<Comunque>> cominciò Corazon <<Ryan
e Cristelle questo finesettimana sono fuori città. Vanno a stare nella località
dove si sposeranno, su un'isola. Sperduti in mezzo all'oceano>>
Pronunciò le ultime parole con particolare enfasi.
<<E quindi?>>
<<Kei, ammettilo, muori dalla voglia di
parlarle>> questa volta parlò Yuya <<e hai anche l'indirizzo. E
poi, ci andrai comunque>>
Il ragazzo, seccato, passò avanti.
La ragazza si rivolse all'amico.
<<In che senso ha l'indirizzo? Liv non glielo aveva
ancora dato, credo>>
<<Kei non sarà proprio il tipo di ragazzo da fare
certe cose, ma, beh, questa cosa l'ha fatta. E non so come c'è riuscito, perciò
non me lo chiedere>>
<<Ok>>
<<Oh, senti, io vado di qua>> Yuya indicò una
via a sinistra <<non penso di avere preso tutti i compiti. Ti dispiace se
ti telefono più tardi?>>
<<Certo che no. Chiama quando vuoi>>
<<Grazie. Ci sentiamo dopo, allora>>
<<Certo, ciao>>
Il ragazzo si avviò.
E la ragazza diventò rossa come un pomodoro.
<<Oddio, grazie Liv, adesso sono un po' più
tanquilla>>
<<Vorrei ben vedere, hai comprato una gonna, un paio
di jeans, un golfino, una maglia e calze coordinate, gli stivali e anche il
cappello>>
<<Ehi, è da una vita che risparmio per questo!>>
<<Anche a me mi piacerebbe risparmiare per una cosa
del genere...>>
<<Ma tu ti vai a fissare sui tipi difficili!>>
<<Lo so...allora buona fortuna>> si baciarono
sulle guance <<chiamami domani, eh, voglio sapere tutto!>>
<<Certo>>
Quindici minuti dopo arrivò Bea con una valigetta. Era di
pelle nera -un regalo di compleanno- e non si sa come, ci aveva infilato dentro
di tutto.
<<Non ci sono né mio fratello né Lizzie.
Sfogati>>
<<Dunque, primo: spuntino che sazia>>
Lucia la guardò a bocca aperta.
<<Cosa?>>
<<Un panino con tonno e un po' di maionese>>
<<Ma stai scherzando?>>
<<Senti, il nervosismo si fa sentire soprattutto ora e
se non mangi qualcosa ti senti mancare>>
<<E che ne sai?>>
<<Quando avevo il primo appuntamento, stavo per
perdere i sensi dai nervi. Liv mi ha dato un panino col tonno che si era
portata da casa e mi sono ripresa. Ma tu non potevi saperlo: ancora non eri
arrivata>>
<<Oh, beh, a questo punto, dammi quel panino>>
Dopo lo spuntino, le due si spostarono nella camera da
letto. Bea fece mettere all'amica una fascia. Cominciò a estrarre creme su
creme dai vari tubetti e a spalmargliele sul viso.
<<Che cosa sono?>>
<<Ti ho pulito la faccia e adesso ti sto mettendo
delle creme idratanti. Il freddo secca la pelle>>
<<Non sto andando nel deserto, sono troppe!>>
<<Te ne ho messe solo due tipi. So quello che faccio,
anche se ho un anno in meno di te>>
Lucia la lasciò fare.
Bea rimise a posto i tubetti.
<<Adesso devi aspettare un'ora>>
<<Un'ora? E che faccio in un'ora?>>
Qualcosa da fare lo trovò. Tutte e due si stravaccarono sul
divano a guardare Mean Girls. Passato il tempo che doveva passare, fermarono il
film.
<<Adesso?>>
<<Togliti la fascia che ti lavo i capelli>>
Si diressero in bagno.
In una buona mezz'ora si fece un shampoo, il balsamo e la
crema.
<<Se ogni volta che esco devo fare questo rito, resto
a casa!>>
<<Ma figurati! Io mica posso venire tutte le volte
qui! E' che la prima volta bisogna lasciarlo a bocca aperta, poi si
abitua...>>
<<Hai fatto così con Zeo?>>
<<No! Prima che venissi da me ieri mi ero già messa le
creme e fatto la doccia! I capelli e il trucco me li sono fatti di fretta
perché ero in ritardo. Non potrei mai...non sono abbastanza carina per
lui>>
<<Che stai dicendo? Quello non ha occhi che per te! Ti
accompagna a scuola tutte le mattine, e io ti conosco: la mattina non ti reggi
in piedi, capirai se ti trucchi! A lui piaci per quello che sei, oltre che per
la tua bellezza naturale>>
<<Io non sono bella. Tu sei bella>>
<<Io? Io sono solo piena di me e schizzofrenica al
massimo. E' la mia sicurezza che attira i ragazzi, non la mia bellezza. Tu
sei bellissima, anche se insicura>>
Bea rise. Insomma, possibile che abbia sempre ragione lei?
Le asciugò i capelli.
<<Che ore sono?>>
<<Le sei>>
<<Di già?>>
<<Non ti preoccupare, adesso ti vesti, ti trucco, ti
pettino e sei pronta>>
Lucia andò in camera sua. Stava per aprire l'armadio, quando
si accorse che non sapeva cosa mettersi.
<<Allora>> Bea raggiunse l'amica <<che ti
metti?>>
<<Non ne ho la più pallida idea>>
<<Ma come?>>
<<Non so cosa mettermi! La gonna non mi pare il
caso...>>
<<Come non ti pare il caso?!>>
<<Mi è già capitato di sentirmi chiamare troia solo
per aver portato una gonna al primo appuntamento. Non so, i jeans?>>
<<Quelli a vita bassa, però>>
<<Perché proprio quelli?>>
<<Guarda che non saranno tre centimetri di pancia
scoperta a fargli venire voglia di infilare la mano nei tuoi pantaloni>>
Bea aprì l'armadio.
Si soffermò su un paio di jeans a tre quarti con i
bottoncini sotto il ginocchio.
<<E questi?>>
<<L'ho comprati oggi con Liv>>
<<Ok, ti metti questi, poi questa e
quest'altra>> aveva buttato sul letto una maglietta beige molto scollata
e un maglioncino smanicato a collo alto nero con qualcosa tipo dei brillantini
argentei.
<<Oh, ho molta scelta>> disse Lucia sarcastica.
<<Anche voi avete fatto così con me. E ti metti gli
stivali neri>>
<<Cosa? Quelli col tacco? Ma se ti ho detto...>>
<<Quelli hanno il tacchetto, casomai,
che non sarà alto nemmeno due centimetri>>
<<Va bene>>
Lucia si vestì per poi rimettersi la fascia.
Bea cominciò a picchiettare il pennello sul viso dell'amica.
Dopo il fard, armeggiò matita nera e mascara. Sfumò leggermente con le dita
sulle palpebre superiori, le mise il lucidalabbra al mandarino -cedendo
all'insistenza dell'amica.
Gli fece una treccia lasciandole due ciuffi a contornarle il
viso e la frangia para.
Erano le sette e ventinove.
La borsa era pronta. Lucia indossava già la giacca e
camminava avanti e indietro.
Bea l'aveva lasciata con un <<non ti
preoccupare>>, ma non pareva servire a molto.
Suonò il campanello.
Lucia si girò di scatto, storcendo stranamente la caviglia.
Cadde a terra.
<<Accidenti>>
Il campanello suonò di nuovo.
<<Arrivo>>
La ragazza si rialzò, si scrollò la giacca e prese la borsa.
Spense la luce. Dopo un profondo sospiro, aprì la porta.
Takao era sicuramente nervosissimo quando era partito da
casa sua e ciò non era cambiato durante il tragitto. Ma quando si era
trovato davanti a quella casa, tutto era sparito. In fondo, stava solo per
andare al cinema con Lucia...lui e lei soli...al buio...insomma, si conoscevano
da una vita e lui non avrebbe mai fatto niente per offenderla. Al massimo ci
sarebbe scappato un bacetto...e non è che gli sarebbe dispiaciuto!
La porta si aprì. Il ragazzo fissò la bellissima ragazza che
stava uscendo. Era più carina del solito...
<<Ciao>> azzardò Lucia.
<<Ciao, allora andiamo?>>
<<Sì>> cominciarono ad avviarsi <<allora,
il programma della serata?>>
<<Cinema, pizzeria e casa>>
<<Bene>>
Takao la guardò perplesso.
<<Qualcosa non va?>>
<<No, è che questo è il primo programma serio che mi
offrono. Finalmente qualcuno che non vuole strafare>>
<<Se non mi sbaglio, non ti sono mai piaciute le cose
complicate>>
<<Appunto, sei il primo che se n'è accorto. Tutti
pretendono di lasciarmi a bocca aperta, per poi aspettarsi...si, lo devo dire,
di portarmi al letto>>
<<Wow, sono l'unico ragazzo serio che ti è
capitato?>> esordì Takao sorridendo.
<<Tu serio? Ma fammi il piacere, ho detto che mi hai
fatto una proprosta seria: sono due cose differenti>>
<<Sei tremenda>>
<<Grazie>>
Lucia infilò il braccio sotto quello di Takao.
<<Che succede?>>
<<E' qui che di solito stanno quei ragazzi>>
<<Hai paura?>>
<<E allora? Non è proprio il mio sogno nel cassetto
farmi violentare. Se ti sto attaccata, magari capiscono che esco con te>>
<<Ah, è solo per questo che mi hai preso a
braccetto?>>
<<Beh, no, ho anche freddo>>
Lui le diede una leggera spinta per ripicca.
Svoltarono l'angolo e si fermarono di scatto. Un gruppo di
ragazzi si voltò: la loro attenzione passò alla ragazza.
<<Ehi, bella, che piacere rivederti>> disse un
ragazzo, apparentemente il 'boss'.
<<Il piacere non è mio>> ribatté lei.
<<Uh-uh, fai la dura, eh? E questo chi è? Non mi dirai
che esci con lui>>
<<Sì, guarda un po'>>
<<Stai sprecando il tuo tempo. E poi vorresti farmi
credere che preferisci lui a me?>>
<<Io non te lo voglio far credere: io preferisco lui a
te>>
<<Uhh>> si alzò dalla banda.
<<Non fare la bambina cattiva, dai, molla 'sto sfigato
e vieni con me. Ti faccio divertire>> si avvicinò e le afferrò il polso.
<<Tu mi fai solo schifo>> con uno strattone, lei
si liberò.
<<Oh-oh. Senti, io non ti ci vedo a stare con questo qua,
non ti ci mettere, no?>>
Takao circondò con il braccio le spalle di Lucia.
<<Veramente noi già ci stiamo insieme>> disse in
tono di sfida.
<<Ah sì? Perché non ce lo dimostrate?
Baciatevi>>
<<Non diamo spettacolo davanti a dei pervertiti
prepotenti imbecilli>> Lucia si avvicinò di più a Takao.
<<Ok, come vi pare, ma non finisce qui>> il
gruppo si allontanò.
<<Non è neanche iniziata>>
I due rimasero soli. Lucia strinse forte il ragazzo.
<<Oh, Lucia. Non ti preoccupare non è successo
niente>>
<<Adesso quelli non mi lasceranno più in pace>>
<<E invece sì, perché ci sarò io>>
Lucia respirò profondamente per calmarsi.
<<Allora andiamo?>>
<<Sì>>
Si incamminarono, ancora abbracciati.
Arrivarono davanti al cinema. Si misero a guardare i
cartelloni.
<<Ti prego Lucia, dimmi che non vuoi vedere quella
robaccia!>>
Infatti la ragazza pareva intenta a guardare il poster di un
film d'amore.
<<Niente affatto! Stavo solo guardando
l'attore>>
<<Pure peggio! Devo ricordarti che stai uscendo con
me?>>
<<Beh, Orlando Bloom non era disponibile...>>
Takao la spinse.
<<Stavo scherzando! Guardiamo questo>>
<<Un film di spionaggio?>>
<<Sì perché?>>
<<Mmm, non mi convince...>>
<<Ok, allora guardiamo questo d'horror>>
<<Non è una scelta normale per il primo
appuntamento>>
<<Noi non siamo normali>>
<<Ok, andata>>
Pagarono ed entrarono nella sala. Si sedettero.
<<In effetti, non capisco perché gli horror in
occasioni come queste non li guardi mai nessuno>> Takao si sfilò la
giacca.
<<Ah, boh. Il bello è che è quello più indicato quando
si esce con una ragazza: di solito questo genere piace a tutti i maschi e poi,
quando la ragazza ha paura, hanno un pretesto per abbracciarla>>
<<I maschi sono veramente stupidi>>
<<Beh, ci sono le eccezioni...>>
Il ragazzo la fissò. Si stava riferendo a lui? Lui sperava
di sì.
Non successe niente di particolare durante il film, a parte
alla scena più "spaventosa", in cui Lucia afferrò senza rendersene
conto la maglietta di Takao, per poi ritirarsi con uno <<scusa>> e
lasciarsi scappare un sorriso.
Appena cominciarono a scorrere i titoli di coda, i due
uscirono dal cinema.
<<Allora, adesso si va...>>
<<...in pizzeria>>
Dopo una mezz'ora erano seduti ad un tavolo alla finestra.
Risero e scherzarono, parlando di cose mai nemmeno nominate tra loro con una
naturalezza impressionante.
Erano appena arrivati i gelati, che si sentì uno strano
rumore.
<<Oh, è il telefonino>>
Lucia tirò fuori il cellulare dalla borsa e rispose:
<<Pronto?................Ah, ciao
Diego..........come?.......ah, capisco, ma la mia.....già fatto tutto? Va bene,
allora vado lì....sì ciao, ciao>>
<<Che è successo?>>
<<Ci sono dei problemi a casa mia. Sì è rotta la
bombola del gas e praticamente non ci si può stare. Hanno appena fatto in tempo
a prendere la mia roba>>
<<Ma scusa, allora dove dormi?>>
<<A casa tua. Diego ha già parlato con tuo nonno e gli
ha lasciato le mie cose>>
<<Beh che problema c'è?>>
<<Stai dicendo sul serio?>>
<<Certo>>
Intanto davanti alla vetrina, un'ombra scrutava i due
ragazzi. Il cane tirava il guinzaglio.
<<Sì, adesso andiamo>>
Con espressione soddisfatta, la persona si allontanò.
<<Nonno, sono a casa>>
I due entrarono.
<<Ciao, ho portato la roba di Lucia in palestra e le
ho preparato il letto>>
<<Grazie>> gridò la ragazza per farsi sentire.
<<Di niente>>
Takao la accompagnò in palestra.
<<Ecco, penso tu possa cambiarti qui. Tanto nonno Jei
non fa certe cose>>
<<Ma io non mi preoccupo di lui: mi preoccupo del
nipote>>
<<Ah, grazie>> rispose lui sarcasticamente
<<fai con comodo>> chiuse la porta.
<<Ci mancherebbe>> sussurrò lei.
Si inginocchiò e frugò nella borsa: tirò fuori il pigiama
-che a dirla tutta era una maglietta larga e smessa e dei pantaloni fuori
misura-, asciugamano, spazzolino, dentifricio e altre cose da toilette.
Si mise il pigiama, si slegò la treccia facendosi una
coda alta tirandosi indietro tutti i capelli.
Qualcuno bussò.
<<Lucia>> era il nonno <<il bagno è
libero>>
<<Adesso arrivo>>
Preso tutto, uscì e si diresse in bagno. Si struccò, si
lavò il viso, i denti. Cercò il suo riflesso nello specchio. Che strano, vedeva
tutto appannato. Era lo specchio? No, anche il lavandino non aveva contorni ben
definiti.
Si strofinò gli occhi. Era tornato tutto normale.
Meglio così. Comunque avrebbe fatto un controllo.
Ritornò in palestra, si sfasciò la coda facendosi due
trecce, tirò fuori il libro e, prona, cominciò a leggere.
Dopo dieci minuti si sentì di nuovo bussare.
<<Avanti>>
Entrò Takao.
<<Oh, scusa, non sapevo stessi leggendo, non volevi
disturbarti...>>
<<Non mi disturbi: se fossi entrato mentre mi stavo
vestendo, mi avresti disturbato>>
La ragazza gli fece segno di sdraiarsi accanto a lei.
Lui chiuse la porta e accettò l'invito.
<<Allora, che ci fai qui...a parte il fatto che è casa
tua>>
<<Non lo so, il fatto è che...insomma, ti sei
divertita stasera?>>
<<Certo, perché non mi sarei dovuta divertire>>
<<Pensavo che avessi un'idea tutta tua di
divertimento>>
<<Divertirsi vuol dire stare bene con le persone a cui
si vuole bene, e io con te sono bene, anzi, benissimo. Mi sento molto più
libera quando parlo con te>>
<<Sono contento, dopotutto siamo amici>>
<<Sì, amici>>
<<Certo>>
Lucia si mise a sedere, imitata dal ragazzo.
<<Sarebbe ora...>>
<<Sì>> assentì lui.
<<Beh, avanti, conosci i patti: prima tu, poi
io>>
<<Ok...>> Takao sospirò <<dunque, il fatto
è che sì, insomma, tu...perché ho capito che...insomma, tu...io ti trovo molto
carina e...e intelligente e sincera...>> continuava guardando il
pavimento << insomma, tu sei perfetta...e...e...tu mi piaci>>
Non aveva il coraggio di guardarla in faccia...ma insomma,
erano usciti insieme!
Si alzò, si diresse verso la porta e la aprì. Era già
fuori dalla stanza, quando sentì un <<Aspetta!>>
Si voltò e Lucia era lì davanti.
<<Che ti è preso?>>
<<Il fatto è che...io non ce la faccio, Lucia, ho paura
della tua risposta>>
Lei lo guardò con espressione interrogativa, per poi
sorridere.
<<Non devi avere paura>>
E dopo quella frase, Lucia fece una cosa che lui non
avrebbe mai pensato possibile: lo baciò.
Niente di complicato: niente abbracci o chissà cos'altro.
Lei era lì, le braccia abbandonate lungo i fianchi.
Il bacio più semplice e innocente esistente.
La ragazza si allontanò.
<<Buona notte>>
Lei si chiuse la porta alle spalle; lentamente si
distese sul letto e si coprì. E mai più serena si addormentò.
Liv rimise al suo posto la cornetta. Aveva ascoltato
tutto il resoconto della serata più i commenti. Lucia non sembrava essere
mai stata così felice. L'aveva sentita addirittura saltellare dalla felicità.
Si legò i capelli in una coda alta. Quel giorno non sarebbe
uscita. Si era svegliata alle otto, adesso erano le dieci e ancora non si era
cambiata: aveva passato due ore a cercare la gatta per casa indossando i
pantaloni larghi della tuta e una canottiera, ciò che era il suo pigiama.
<<Zoya! Zoya!>>
Le parve di sentire un miagolio. Raggiunse la camera e
guardò sotto il letto.
<<Zoya! Eccoti>>
La gatta sbucò facendo le fusa.
<<Oh, insomma, non puoi sparire così tutte le volte,
piccola>> la prese in braccio.
Stava per entrare in cucina, quando il campanello suonò.
Chi sarà a quest'ora, pensò dirigendosi alla porta.
Aprì.
<<Kei!>>
Il ragazzo distolse lo sguardo.
<<Vieni, entra>>
Liv chiuse la porta alle spalle dell'altro.
<<Che ci fai qui?>>
<<Da quando hai un gatto?>>
<<Zoya? L'ho raccolta dalla strada circa un mese fa'.
Aveva dei cuccioli, ma per fortuna Cristelle ha trovato un posto per loro, una
specie di pensione per gatti>> aspettò che dicesse qualcosa, per poi
continuare <<non ti ricordi?>>
<<Cosa?>>
<<Come cosa! Lei è la gatta a cui davi da mangiare un
po' di tempo fa'>>
Kei fissò l'animale. Ecco perché gli sembrava di averla già
vista.
Lei lo condusse in salotto. Si sedettero sul divano. Zoya
saltò a terra e si raggomitolò sulla poltrona lì a fianco.
<<Allora?>>
<<Io...volevo scusarmi per martedì>>
<<Non ti preoccupare. Era normale come reazione: lo
capisco. E comunque, quella che si doveva scusare ero io e l'ho fatto, perciò è
acqua passata>>
<<Sicura?>>
<<Certo. Ormai si è detto tutto quello che bisognava
dire...>> Liv distolse lo sguardo, come quando ci si ricorda di qualcosa,
mordendosi il labbro.
<<Che c'è ancora?>> domandò lui con tono
rassegnato.
<<Beh, in effetti c'è una cosa che non...ma non ha
molta importanza, dopotutto...>> lo sguardo di Kei la stava innervosendo
<<davvero, niente di particolare...>>
<<Liv>>
<<Uffa, e va bene>> lei si alzò, tirando su la
canottiera e abbassando un poco l'elastico dei pantaloni.
E Kei si ritrovò a guardare quella piuma invasa per metà
dalle fiamme.
<<Un tatuaggio...>> sussurrò.
Lei assentì.
Lui socchiuse gli occhi per vedere meglio: le fiamme
superiori parevano formare qualcosa...due lettere forse?
In quel momento Liv coprì il tutto.
<<Aspetta, devo capire cosa...>>
<<Che devi capire? Ti ho fatto vedere il tatuaggio,
adesso basta no!>>
<<Riscopriti la pancia>> il ragazzo si alzò.
<<Neache per sogno>> lei indietreggiò.
Lui cercò di afferrarla, ma lei si spostò verso il muro.
<<Insomma che ti costa?>>
<<Già mi hai fatto dire cose abbastanza imbarazzanti l'altra
sera: non ti basta?>>
Lei corse dietro il divano, ma con una finta l'altro riuscì
a mettersi di fronte a lei.
<<Tu sei troppo serio per metterti a giocare a
rincorrersi>> commentò lei indietreggiando, mentre lui si avvicinava.
Indietreggia e indietreggia, alla fine sbatté contro lo
schienale del divano, perse l'equilibrio e...PAF: cadde dall'altra parte sui
cuscini.
<<Ahia!>>
Kei la raggiunse.
<<Ma insomma! Peggio di un bambino! E poi tu che fai
sempre il maturo! Ma io...>>
Si bloccò. Il ragazzo davanti a lei si stava sbellicando.
<<E ridi pure?! Tra poco fai diciotto anni e ti
comporti come se ne avessi dieci!>>
<<Scusa>> si era calmato e la stava aiutando ad
alzarsi <<allora, me lo fai vedere?>>
<<Un giorno...forse>> la ragazza sorrise.
<<Per quanto riguarda il viaggio...>>
<<...ci hai pensato>>
<<Sì, e...>>
<<...vieni volentieri>>
<<Quando fai così sei...>>
<<...terribilmente irritante. Lo so>> rispose
lei soddisfatta con un sorriso stampato in faccia.
Kei scosse il capo. Ma poi le accarezzò la guancia. E si
scambiarono quello che fu il bacio più innocente di tutta la loro storia.
Liv ritirandosi sorrise. Non era vero che non avrebbe avuto
la storia che sognava fin da bambina. Fino ad allora Kei le aveva regalato
tutto ciò che desiderava.
Sentì qualcosa struscicarsi contro la sua gamba. Prese la
gatta in braccio.
<<Scusa, ma ora devo uscire, perciò...>>
<<Sì, certo, io vado e poi, per Natale...>>
<<...ti faccio sapere nei prossimi giorni. Ok>>
Il ragazzo si diresse verso la porta. Aprì la porta, si
voltò e sorrise.
<<A lunedì>>
<<Ciao>> Liv accompagnò alla parola il gesto
della mano.
Kei uscì. Lei se ne andò in camera. Accarezzò il pelo grigio
di Zoya. Quest'ultima si arrampicò sul suo petto e le leccò una guancia.
<<Stai buona, piccola>> disse massaggiandole il
collo.
L'uomo vide entrare la ragazza. Era bionda con dei
bellissimi occhi azzurri. I capelli erano raccolti in una mezza coda. Portava i
jeans scuri e una felpa grigia larga con lo scollo a barchetta.
<<Ciao, Lola>>
<<Buongiorno, signore>> inchinando leggermente
la testa salutò il padre di Max <<Max è in casa?>>
<<No, è uscito, ma dovrebbe tornare a
momenti...>>
<<Oh, non fa niente, intanto volevo darle
questa>> gli porse una busta.
<<Che cos'è?>>
Lola spiegò tutta la questione del viaggio Natale, il
trasporto gli alloggi e tutto.
<<Sembra bello come viaggio e molto ben organizzato,
complimenti>>
<<Grazie>>
<<Penso che Max non si perderà l'occasione di
viaggiare>>
Proprio in quel momento, il ragazzo nominato entrò.
<<Ciao, papà...oh, ciao, Lola>>
<<Ehi, figliolo, lei ti vuole parlare>>
Max fissò la ragazza.
<<Va bene>>
Lola lo raggiunse. Uscirono. Raggiunsero il parco e si
sedettero su una panchina.
Alcuni attimi di silenzio, poi...
<<Io>> dissero all'unisono.
<<Scusa, vai prima tu>> disse Max.
Lei sospirò.
<<Io...ti giuro, non volevo litigare con te, non so
neanche come o perché è successo...e come al solito è stata colpa mia, sono
sempre io quella che combina i pasticci...è che tu mi manchi. Mi manca la
nostra amicizia, indipendentemente dal fatto che possa diventare qualcosa
di più...mi dispiace tanto, Child>>
Dai suoi occhi occhi azzurri sgorgava tristezza e
pentimento.
<<Anche a me mi dispiace di aver litigato, Lola, e
anche a me manca la nostra amicizia. Tutto come prima?>>
La ragazza annuì. Si alzarono e si abbracciarono. Max sentì
qualcosa bagnargli la maglietta.
<<Dai, non piangere, Chicca>>
<<Non ci riesco>>
Max si allontanò e con le mani asciugò le guance
della ragazza.
<<Devo smetterla con queste scene drammatiche>>
la ragazza si passò le mani sulla faccia per asciugarla del tutto <<io
ora devo andare>>
<<Ok, ci vediamo lunedì>>
<<Sì, ciao>>
<<I club scolastici. Chi diavolo li ha
inventati?!>>
Liv e Cory leggevano la lista davanti alla bacheca.
<<Ah, non lo so>>
<<Insomma, si può benissimo fare queste cose fuori
dalla scuola>>
<<Sì, sì, va bene, intanto io mi iscrivo a quello di
fotografia>> Cory si diresse al tavolo delle iscrizioni.
L'altra rimase lì facendo scorrere lo sguardo su ogni
foglio.
Poi lo vide. Strano, pensava non ci fosse. E cosa avrebbero
organizzato? Gli bastò scendere di qualche riga. Spalancò gli occhi verdi. Era
quello che desiderava da una vita.
Si diresse al "fatidico" banco.
<<Quale club?>> chiese la ragazza seduta lì
dietro con fare annoiato.
<<Teatro>>
<<Ok>> le porse un foglio <<venerdì
prossimo alle due per le audizioni>>
<<Grazie>>
Liv si allontanò.
Un ragazzo si avvicinò al tavolo.
<<Ehi, Kimiko, quella era la Tyler della B>>
<<Può darsi>> rispose la ragazza distrattamente.
<<A che club si è iscritta?>>
<<Teatro, credo>>
<<Ma non mi dire...>>
<<Hideki, è una dei tanti che vuole partecipare a
uno spettacolo. Niente di particolare>>
<<Ma non ti ricordi le voci che giravano a scuola: è
cantante, ballerina e attrice. E' andata in coma ed è sopravissuta ad uno
Tsunami. Era addirittura una delle rappresentanti dei bladers ai
campionati mondiali>>
<<Smettila, lo sai quanto è pignola La Regista. Devi essere una vera promessa dello spettacolo per riuscire a convincerla. Il
corpo di ballo verrà sicuramente da fuori. Per la parte di Esmeralda
dovrebbe essere meglio di Julia Roberts e Nicole Kidman messe insieme.
E poi La Regista odia quelle con l'esperienza>>
<<Sì, ma t'immagini se riuscisse a partecipare?
Sarebbe un vero scoop per il giornale scolastico>>
Kimiko parve più interessata.
<<Dici?>>
<<Dico dico. Dobbiamo essere presenti alle audizioni.
E ci serve una fotografa>>
<<Domani il club di fotografia si riunisce.
Qualcuno troveremo>>
<<Bene, penso che avremo molto su cui scrivere, d'ora
in poi>>
continua con "Zingara"
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