COURTAIN FALLS

fanfiction


By V@le

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ZINGARA
(Bey Blade)
 
<<Oh, mio dio! Mi farai morire!>>
Lucia e Lola entravano in classe piegate in due dalle risate.
<<Ehi>> Hiroji si avvicinò <<Lucia, il...>> vedendo che le due non la smettevano di ridere, si zittì.
Lucia, con molta fatica, tentò di ricomporsi.
<<Scusa, dimmi>>
<<Il prof  Salvi dice se possiamo suonare a...>>
La ragazza non riusciva a trattenersi: ricominciò a ridere.
<<Scusami, non sei tu, è che...>> continuò.
<<Beh, il prof vuole sapere se possiamo suonare a un concerto di beneficenza. Ci darebbe dei crediti...>>
<<Sì, sì, certo, scusami ancora...>> si piegò in due con una mano appoggiata al banco e un'altra sulla pancia. Lola non era da meno.
Si sedettero, continuando a sbellicarsi.
<<Che faccia hanno fatto!>>
<<Continueranno a chiamarci troie>>
<<Facciano pure, ma quelli hanno fatto davvero pena!>>
<<Come ci sono rimasti!>>
Entrarono Hilary e il Prof seguiti da Takao e Max.
Gli ultimi due si diressero dalle ragazze che oramai si erano calmate.
<<Buongiorno>> disse Lola vedendoli arrivare.
<<Buongiorno, Chicca, questo te lo manda papà>> il ragazzo le porse una busta di carta.
<<Oh, la brioche al cioccolato! Grazie!>>
<<Dammene un pezzo>> Lucia tese la mano.
<<Scordatelo!>>
<<E dai!>>
Lola cedette: spezzò poco meno della metà.
<<Ciao>> Takao si appoggiò al banco davanti a quello di Lucia.
<<Ciao>> rispose lei prendendo la sua parte di brioche <<mmm, adesso mi è venuta voglia. D'ora in poi, paste tutte le mattine>>
L'amica annuì a bocca piena.
Fecero in tempo a ingogliare, che la Jeckil entrò.
Chissà perché, puntò lo sguardo prima su Lucia, poi su Takao.
Quando furono tutti seduti, la prof cominciò a spiegare.
Per tutta la lezione non fece che squadrare e riprendere i due ragazzi.
Suonò la campanella e, mentre tutti si alzavano e facevano casino, la professoressa si avvicinò a Lucia.
<<C'è qualcosa che la distrae, signorina Lulu?>>
<<No, e la prego di non chiamarmi signorina Lulu>> rispose facendole il verso nelle ultime due parole.
<<Beh, io credo di sì: mi pare che il suo rendimento cominci a scendere>>
Tutta la classe, essendosi resa conto che l'insegnante era ancora lì, era tornata al proprio posto.
<<Se lei manca per una settimana per poi darci un compito sul quarto capitolo del libro meno chiaro al mondo, non è colpa mia>>
<<Non faccia l'impertinente>>
<<L'impertinente è un'altra>>
<<Come scusi?>>
<<Cosa sta insinuando?>>
<<Voi ragazzini, siente troppo piccoli per uscire insieme: questo è il tempo dello studio, dell'impegno...>>
<<...delle insegnanti pallose che si fanno gli affari degli studenti>>
<<Non le permetto di parlarmi in questo modo>>
<<E lei non deve permettersi di entrare nella mia vita privata>>
Silenzio di tomba.
<<Bene. Oggi pomeriggio alle quattro in sala professori, tu e il signor Kinomiya>>
<<Cosa?>> esclamò Takao.
La Jeckil si limitò a prendere la valigetta e ad uscire dalla classe.
Takao corse da Lucia.
<<Che cosa è successo? Come fa a saperlo?>>
<<Non ne ho idea>>
Intervallo. I quattro - Lucia, Lola, Takao e Max- erano in terrazza.
I due ragazzi si sedettero sulle due sedie accostate al muro. Le ragazze, non trovando altro modo, si sedettero sopra di loro.
<<Insomma, come può averlo scoperto?>>
<<Quella non è solita seguire i pettegolezzi>>
<<Proprio non capisco>>
Lucia, che fino ad allora era rimasta zitta, ebbe come una illuminazione.
<<Il cane...>>
<<Cosa?>>
<<Ti ricordi quel cane che abbiamo visto quando eravamo in pizzeria?>> chiese a Takao.
<<Sì, quell'orrenda palla di pelo spelacchiata...>>
<<Akiko non aveva detto che la Jeckil aveva un cane?>>
<<Sì>> rispose Lola << lo tratta come un bambolotto, povera bestia>>
<<Ecco, vuoi vedere che il cane di quella sera è quello della prof!?>>
<<Ah, ecco perché ha cominciato a discutere! Ma perché non vuole che ci frequentiamo?>>
Lucia si voltò verso il ragazzo.
<<Perché, ci frequentiamo?>>
Lui le diede una spinta.
<<Sii seria>>
<<Scherzavo. Perché ce l'ha con me, ecco perché. Ha già convocato mio fratello almeno sei o sette volte, ma lui se ne è infischiato>>
<<Ma cosa gli raccontiamo oggi alle quattro>>
<<Che problema c'è: non ci andiamo>>
<<E come? Quella ci vede quando usciamo, è sempre all'uscita>>
<<Ma oggi non c'è quello di storia: usciamo alle tre e la Jeckil alle tre ha lezione nell'ultimo anno>>
<<Allora sì>>
<<Quindi tutto a posto>>
Silenzio.
Lola sorrise.
<<Quanta confidenza e solo dopo il primo bacio>>
<<Quale bacio?>> risposero Lucia e Takao all'unisono.
<<Come, te lo sei sognato quello che mi hai raccontato?>> chiese Max.
<<Ahhh, quel bacio>> ancora all'unisono.
<<Beh, adesso dobbiamo fare il bis, perciò se non vi dispiace...>> Lucia invitò con un gesto gli altri due ad andarsene.
<<Ah, grazie>> Lola si diresse verso le scale seguita da Max.
<<Grazie a te>>
Si ritrovarono soli.
<<Cominciamo bene, già c'è qualcuno che ci viene contro. Che dice Diego?>>
<<Non sa granché. Tuo nonno?>>
<<Fa finta di niente, ma secondo me sospetta qualcosa>>
<<Scusa, ti sembrerà una domanda stupida, ma noi due stiamo insieme?>>
<<Quando ci si è dati un bacio si sta insieme?>>
<<No, i baci devono essere molti di più...>>
Lucia si alzò.
<<Ma adesso non devi approfittarne, non credere che ti lasci fare come ti sta più comodo. Anche se per essere stata la prima volta te la sei cavata>>
<<E dai, niente di niente?>>
Lei sospirò.
<<E va bene, ti concedo un abbraccio, ma solo un abbraccio chiaro?>>
Si abbracciarono.
Lucia si stava allontanando, quando sentì una mano sul suo fianco.
<<No, Takao, sai che soffro il solletico, dai!>> disse piegata in due.
In quel momento, Takao a tradimento la baciò.
Lucia, dopo un attimo, si lasciò andare, aggrappandosi al collo si lui.
Continuarono, finché non sentirono il suono della campanella.
<<Accidenti>> disse Lucia.
<<Dobbiamo tornare in classe. Che materie ci sono?>>
Scendendo le scale, mentre la ragazza elencava tutte le lezioni, erano abbracciati e neanche se ne rendevano conto, visto che non riuscivano a capire come mai tutti si voltassero al loro passaggio.
<<Che hanno da guardare?>>
<<Boh>>
 
<<No, ti prego non dirmelo così!!!!>>
<<Scusa, scherzavo, vedrai che andrà tutto bene al club di fotografia>>
Liv e Cory pranzavano in terrazza.
Kei e Yuya le raggiunsero, stavolta sotto invito.
<<Allora che c'è?>>
<<Sì dunque>> Liv tirò fuori dalla borsa qualche foglio <<questi sono le date e gli orari dell'aereo. Hai deciso di venire?>> si rivolgeva a Kei.
<<Sì, anche se non credo di poter resistere con Takao tra i piedi...>>
<<E tu, Yuya?>>
<<Ancora non si è deciso nulla, ma i miei ormai stanno cedendo>>
<<Bene, dunque...sì ci siamo tutti, tanto tu vieni, vero, Cory?>>
<<Io? No!>>
La ragazza si beccò una botta sulla spalla.
<<Scherzavo>>
<<Bene>>
<<Yuya, me li metti in cartella?>> Kei porse la sua copia al ragazzo.
<<Sì>> ormai stava scendendo le scale, quando tornò indietro <<Cory, ti vuole Saeko>>
<<Sì vengo; a dopo>> baciò l'amica sulla guancia e raggiunse Yuya, per poi scomparire.
Liv bevve un po' d'acqua, per poi ricominciare a mangiare.
<<Sovrappensiero?>> si sentì dire.
<<Perché me lo chiedi?>>
<<Non si risponde a una domanda con una domanda>>
<<Mi hai fregato la battuta>>
<<Vuoi i diritti d'autore?>>
Lei sorrise. Sì, era preoccupata.
<<Avanti che c'è?>>
<<Niente, davvero...>> Liv si infilò in bocca il resto del panino.
Kei la fissava.
<<Vado a vivere da sola>> disse dopo qualche attimo.
<<Perché?>>
<<Non ce la faccio più. E' troppo dura con Ryan in casa>>
<<Dove andrai?>>
<<Jack ha un appartamento non molto lontano dalla scuola. Ne abbiamo discusso e a lui va bene. E' buffo: una volta Jack avrebbe fatto di tutto per tenermi lontano da qui e Ryan era dalla mia parte;ora è il contrario>>
<<Scusami, ma non sono sicuro che Ryan sia stato sempre dalla tua parte>>
<<Neanche io. Lui mi ha sempre ritenuto come clone di Carmen. Prima mi assecondava perché pensava fosse solo una cotta...ma quando ha visto come ti sei comportato a settembre, non ci ha visto più>>
Una folata di vento. Liv starnutì.
<<Ti sei raffreddata?>>
<<No! No...è un po' di polvere. Raffreddata! Sarebbe un disastro!>>
<<Perché?>>
<<Kei, mi faresti un favore?>>
<<Ti devo baciare?>>
<<Ah, quando mi baci mi fai un favore?>>
<<Scherzavo>>
<<Ok, senti io mi sono iscritta a un club...>>
<<Tu? Club? Non mi sarei mai aspettato di trovare queste parole nella stessa frase!>>
<<Ho i crampi per le risate...>>
<<Dai, dimmi>>
<<E' il club di teatro e io vorrei superare il provino per fare uno dei personaggi principali di Notre Dame de Paris...>>
<<Allora?>>
<<Verresti a vedermi?>>
Il ragazzo la fissò perplesso.
<<Io a vederti? E perché? Non ne hai bisogno, ti prenderanno sicuramente. Poi c'è Ryan...>>
<<Se c'è una cosa che tu e Notre Dame de Paris avete in comune, è quella di essere odiati da mio fratello. Ti prego, è importante per me!>>
<<Come mai?>>
Liv si alzò e appoggiò i gomiti alla ringhiera.
<<Carmen mi raccontava sempre la storia di Notre Dame de Paris prima di addormentarmi. Una notte le dissi che mi sarebbe piaciuto tanto essere come Esmeralda e lei mi fece promettere di fare di tutto perché questo si avverasse. Io in tutta la vita non ho desiderato essere nessuno fuorché Esmeralda>>
<<Non offenderti>> anche Kei si alzò e si mise vicino a lei <<ma perché vuoi che ci sia io?>>
<<Quando sarò lì, sarò molto nervosa e insicura. Ho bisogno di qualcosa che mi dia sicurezza. Io...>>
Liv abbassò lo sguardo.
<<...ho bisogno di qualcuno che mi voglia bene>>
Il ragazzo tenne lo sguardo fisso sulla città, per poi rivolgersi all'altra.
<<Verrò>>
La ragazza fece qualche passo indietro, girando un po' su se stessa.
<<Allora mi vuoi bene>>
<<No, mi fai pena>>
<<Ah, grazie>> rispose ironicamente lei.
<<Sto scherzando. Vieni qui>>
Liv si avvicinò. Lo abbracciò.
<<Non ti voglio bene: io ti amo>>
<<E' la prima volta che me lo dici>>
Kei la fissò sorpreso. Il tono con cui l'aveva detto era dolcissimo.
<<Mi dispiace di non essere il ragazzo che vorresti...>>
<<Cosa?>> Liv fece un passò indietro per poterlo guardare in faccia.
<<Lo so che tu vorresti vivere la storia tra noi allo scoperto...>>
Liv dopo qualche attimo, gli sorrise.
<<Ma io mi sono innamorata di te, di ciò che sei. E non potrei desiderare altro>>
<<Eppure mi pare che sia cambiato qualcosa>>
<<La tua caratteristica principale di blader è il controllo, la resistenza. Mostrandomi i tuoi sentimenti non perdi di sicuro il controllo. Tali sentimenti potrebbero solo rafforzarti...>>
Ed era vero. Erano stati anche i suoi sentimenti per Liv a farlo vincere contro Brooklyn. E lei era stata sempre lì: gli aveva medicato le ferite, lo aveva portato in ospedale per i controlli...
<<Quindi non preoccuparti, ok?>> la ragazza si diresse verso le scale <<venerdì, alle due, in auditorium. Ti prego, vieni>>
Scomparve.
Kei sorrise rassegnato: come poteva non andare?
 
Il giorno dopo.
 
<<Sono a casa>>
<<Ciao, Diego>> Lucia e Takao studiavano in salotto, seduti sul tappeto.
<<Lizzie?>>
<<Ha chiamato, arriva tra cinque minuti>>
<<Ok>>
Il ventenne andò nel reparto notte.
<<Ancora non gliel'hai detto?>>
<<Cosa?>>
<<Lucia!>>
<<Ahh, quello...non mi puoi fare certi discorsi mentre studio storia...a parte il fatto che dovresti studiarla anche tu>>
<<Mi hai fatto ripetere tutto il libro!>>
<<Ci interroga domani. Un voto negativo e la Jeckil mi castiga>>
<<La sai tutta! Ne sai più del libro. Basta!>>
<<Ok, ok, lasciami scrivere altre due righe>>
<<Ma perché ancora non gliel'hai detto?>>
<<Anche se glielo dicessi, non succederebbe niente>>
<<Ma figurati! Insomma, sei sua sorella>>
Lucia fece qualcosa tipo una via di mezzo tra un sospiro e uno sbuffo.
<<Diego!>> chiamò senza alzare gli occhi dal foglio.
<<Che c'è?>>
<<Io e Takao stiamo insieme>>
<<Sì, sì...c'è ancora qualche bottiglia di birra?>>
<<Sì, sono nel frigo>>
Rimise a posto i libri.
<<Visto>> disse a Takao.
<<Ma fa sempre così?>>
<<Sì>>
Diego comparve in salotto con una bottiglia marroncina in mano.
<<Resti a cena, Takao?>>
<<No che non resta a cena. Il nonno poi con chi mangia?>> rispose Lucia al suo posto.
<<Beh, che problema c'è: invitiamo anche lui. Takao, chiama tu>>
<<Ok>>
Lucia si alzò e cominciò a stiracchiarsi.
Suonò il campanello.
<<Vado io!>>
Aprì la porta.
<<Lucia...>>
La ragazza richiuse immediatamente.
Diego si affacciò.
<<Che succede?>>
<<Il nonno>>
<<Cosa?>>
Tutti e due bloccarono la porta.
<<Insomma, aprite...>>
<<Neanche per sogno!>>
Silenzimo, poi...
SPAM
I due si ritrovarono a terra, sotto la porta.
<<Meno male che non avevi fatto sistemare i cardini>> Lucia cercò di tirarsi fuori.
<<Sì...>>
Takao rientrava nella stanza.
<<Lucia>> la aiutò a tirarsi fuori <<ma chi è stato?>>
<<Nonno>>
Il vecchio era entrato.
<<Insomma, ogni volta devo entrare a forza>>
<<Potresti evitare di venire a trovarci ogni volta>> Diego tirò su la porta.
<<Sono vostro nonno, sangue del vostro sangue, e...e chi è lui?>> indicava Takao.
<<Lui?>> chiese Diego.
Lucia cominciò a sbracciarsi e a dire no con le labbra.
<<E' il ragazzo di Lucia>>
Lei si spiaccicò la mano in faccia.
<<Ah sì?Beh, vediamo...>>
Si avventò nella direzione di Takao. Lucia lo bloccò e, dopo un paio di mosse, lo buttò a terra.
<<Basta con le prove di arti marziali!>>lo rimproverò la ragazza <<lui è un blader, no Karate Kid>>
<<Un blader? Uno di quei bambocci che giocano con le trottole?>>
<<Zitto, vecchio decrepito>> disse Diego.
Lucia si voltò.
<<Non ti preoccupare, è tutto normale. Vieni, andiamo in camera>>
Entrarono nella stanza di Lucia. Era abbastanza ordinata, nonostante i giornali sul tavolo, la giacca sulla sedia e i libri di scuola incastrati dentro un mobiletto. Le pareti erano tappezzate di poster, locandine, ritagli di giornale. Cantanti, blader di tutto il mondo, foto di lei e le sue amiche.
<<Wow>>
<<Lo so, è un casino. Ma è anche un ottimo rimedio per la noia: nn sai che fare e ti metti a guardare il muro>>
<<Ma anche le tue amiche hanno un camera così?>>
<<No, scherzi? La stanza di Liv è una specie di biblioteca, se non fosse per gli armadi e il letto...invece quella di Lola è piena piena di peluche>>
<<Peluche?>>
<<Sì, ha praticamente tutta la collezione Trudy>>
<<E a te non piacciono?>>
<<Preferisco collezionare altre cose. Però uno ce l'ho. Certo, è uno solo...>>
<<Sì?>>
<<Sì, è quello sulla scrivania>>
Lucia , seduta dal letto, indicò l'angolo del mobile.
Takao si avvicinò e prese in mano un cane di pezza tutto sporco e consunto.
<<E' un regalo?>>
<<Sì>>
<<Chi te l'ha fatto?>>
<<Liv. Quando eravamo in orfanotrofio>>
Takao si ritrovò spaesato.
<<Voi siete state in orfanotrofio?>>
<<Sì. Mio nonno riusciva a malapena a mandare avanti la sua fabbrica e Diego gli faceva da fattorino. Ryan faceva l'università perché era un genio. Liv aveva anche una sorella, Carmen, ormai morta di tumore, che era campionessa di ballo ed era costantemente in viaggio. Io e Liv eravamo in orfanotrofio con Lola e Jen>>
<<Ma...pensavo che Lola avesse fatto le elementari con Max>>
<<Sì, è vero. Lei è stata adottata da Michele e portata in America a sette anni. Noi invece siamo rimaste lì...Jen è arrivata quando aveva cinque anni e mezzo, circa. Invece noi due stavamo là da quando avevamo tre anni. Mi ha regalato il peluche il giorno del mio quinto compleanno: non avevo ricevuto nessun regalo...perché nessuno dei miei parenti poteva permetterselo. Quel giorno pioveva. Io mi ero nascosta nello sgabuzzino a piangere. Poi è arrivata lei, con il cane di pezza in mano. Mi chiese cos'era successo e io gli spiegai che era il mio compleanno e che ero triste perché non avevo ricevuto niente, neanche degli auguri. Mi dette il peluche. Da quel giorno diventammo amiche>>
<<Lucia, tu stai...>>
La ragazza si palpò la guancia. Era bagnata.
<<Oddio, scusa, non so perché sto piangendo...>>
Si asciugò le gote.
<<Ehi>>Takao si sedette sul letto vicino a lei. Appoggiò la schiena al muro. Lucia si lasciò abbracciare <<ricordati che io sono qua>>
<<E meno male che ci sei>>
 
Cory passeggiava per il corridoio del secondo piano.
Stava leggendo qualcosa di storia dell'arte, quando sentì dei passi frettolosi interrompere quel magnifico, anche se un po' inquietante, silenzio.
<<Ehi>>
Si voltò e vide una ragazza correrle incontro.
<<Ci conosciamo?>>
<<No, io sono Kimiko>> la ragazza tese la mano.
<<Corazon>> la strinse.
<<Sono la caporedattrice del giornale scolastico e siamo in cerca di qualcosa tipo un foto-reporter>>
<<Quindi?>>
<<Sono stata al club e ho dato un occhiata alle foto dei componenti del club. Tutte molto belle, ma tu sei particolarmente brava: gli scatti sono definiti e ben inquadrati>>
<<E...?>>
<<Ti va di partecipare al giornalino come fotografa?>>
<<Fotografa io?>>
<<Ti prego, di' di sì: ci servono le fotografie dei provini per lo spettacolo del club di teatro. E' un modo per avere dei crediti...>>
<<Beh...sì, perché no>>
<<Ok, tu e la tua macchina fotografica venerdì all'una e mezzo davanti all'auditorium>>
<<Ok...>>
<<Bene. A venerdì>>
Kimiko scomparve.
<<Ok...>>
 
Lizzie aprì uno sportello.
<<Lucia, dove sta sta la panna?>>
<<Ultimo a destra in fondo>>
Un cartoncino fu posato vicino alla pentola.
<<La pancetta?>>
<<L'ho già messa>> Lucia mescolava col cucchiaio di legno <<mi porti il sugo?>>
<<Sì, subito>>
<<Ho finito di apparecchiare, altri ordini?>> Diego entrò in cucina stiracchiandosi.
<<Prendi il vino rosso>>
<<Il vino?>>
<<Sì, il vino: non vorrai mica bere la birra col fumé?>>
<<Sì, sì, ho capito>>
Lizzie si avvicinò.
<<Ecco il sugo: il vecchiaccio già ha cominciato a lamentarsi>>
<<Sì?>>
<<Sì, dice che è stufo della cucina italiana>>
<<Beh, finché verrà in questa casa, è questo che mangerà>>
<<Dice che non ci siamo adeguati>>
<<Si adegui lui: per carità, è buona la cucina francese, ma io sono abituata a questo. Che si arrangi, anzi, che non venga più a trovarci>>
La ragazza rise.
<<Il nonno di Takao sembra proprio una brava persona>>
<<E lo è. E' sempre stato molto gentile con me>>
<<Il padre, invece?>>
<<Oh, dovrebbe fare...l'archeologo, o qualcosa del genere...insomma un ricercatore>>
<<Bambina, stai perdendo colpi. La memoria fa cilecca>>
<<Che ci vuoi fare, sto invecchiando>>
<<Eh, la fai tragica...la madre invece?>>
<<Oh, anche lui l'ha persa quand'era piccolo>>
<<Quando si dice di sfortuna...>>
<<Già>>
<<Bene...ora puoi buttare la panna, no?>>
<<Sì, per la frutta ci pensi tu?>>
<<Certo, farò una delle mie composizioni>>
<<Buon lavoro>>
Più tardi a tavola...
<<Siete proprio una vergogna per la nostra nobile famiglia...>> il vecchiaccio aveva cominciato a fare lo sputasentenze.
<<Allora perché non ci rinneghi, saremmo tutti più contenti>> Lucia mangiava con il gomito sul tavolo e la mano che le reggeva la fronte. Una posizione da esasperata.
<<Voi potreste fare grandi cose, e invece sprecate il tempo qui a fare palestra, tatuaggi e servizi fotografici>>
<<Qualcuno lo faccia stare zitto>> pregò Diego.
<<E non onorate la vostra famiglia, anzi mi avete anche sabotato!>>
<<Sabotato? Solo perché ho convito tutti gli operai a scioperare?>>
<<Hai fermato la produzione per tre giorni...>>
<<Sì, sì, va bene...>>
Takao e nonno Jei assistevano sbigottiti a quella scena.
<<Scusate, fa sempre così>> li rassicurò Lucia.
<<Beh, non si può dire che risenta della vecchiaia...>>
<<E poi tu, Lucia>> continuava l'altro <<sei un'inetta, una scapestrata. Mettersi a fare la guardia del corpo, ma dico. Dovresti fare una vita decente. Non ti meriti la stima di nessuno...>>
<<Mi spiace contraddirla, signore>> con la sorpresa di tutti intervenne nonno Jei <<lei si sbaglia di grosso su questa famiglia e, in particolare, su Lucia. Diego e Lizzie sono delle ottime persone, riescono a condurre una vita adagiata e ad amministrare i loro averi. E Lucia è la più brava ragazza della terra: è intellligente, beneducata, sveglia, furba, sa sfruttare al massimo le sue potenzialità, è autonoma per tutto ciò che la riguarda e sa gestire la sua vita nel migliore dei modi. Ho potuto conoscerla negli ultimi anni e sono sicuro che Takao non avrebbe potuto avere una guardia del corpo migliore>>
<<Grazie...>> sussurò piano Lucia, guardandolo con estrema gratitudite.
<<Ah, quindi lui era il tuo protetto!>> ricominciò il nonno <<lo sapevo che andava a finire così...>>
E continuò come se non avesse sentito una parola del discorso di nonno Jei.
<<Scusatelo>> disse la ragazza a Takao e al nonno <<è molto testardo e non accetta mai le contestazioni. Comunque grazie>>
<<Prego>> rispose l'anziano.
 
Diego, dopo aver spedito il vecchiaccio in albergo, aveva riaccompagnato nonno Jei a casa. Lizzie metteva a posto la cucina. Lucia e Takao erano usciti in moto.
Arrivarono alla spiaggia, dove si allenavano spesso Takao & co. prima dei campionati.
Si sedettero sulla sabbia.
<<Ti senti meglio?>>
<<Sì, sì...più o meno>>
<<Che c'è?>>
<<E' che...ricominciare a vivere normalmente è più difficile di quanto pensassi>>
<<Perché lo trovi così difficile?>>
<<La scuola...la Jeckil che mi odia, mi hanno fulminato gli sguardi di metà delle ragazze dell'istituto; ho giusto il tempo per andare a danza. E quel che è peggio non c'è Liv. Noi siamo sempre state insieme, gli ho sempre detto tutto, e adesso la vedo solo il finesettimana, se va bene poi...>>
<<Ti manca, vero?>>
<<Tantissimo. Mi è sempre stata vicino, ha sempre saputo come tirarmi su di morale. E nel giorno più importante della sua vita non posso starle accanto>>
<<Perché? Che deve fare?>>
<<Venerdì ha il provino per partecipare ad uno spettacolo che aspettava da una vita, ed io non potrò essere lì, per la mia stupida visita dall'oculista>>
<<Ma sono sicuro che non si arrabbierà con te>>
<<Ma infatti non è arrabbiata...ma mi sento come se l'avessi tradita>>
<<Puoi starle vicino col pensiero>>
<<Ma a me non basta>>
<<E chi ti dice che non basti a lei?>>
<<Non lo so...è che lei mi ha promesso di far avverare il mio sogno, ma se non le sono vicino, che motivo ha di farlo?>>
<<E qual è il tuo sogno?>>
<<Cantare con lei. Poter cantare davanti ad un sacco di gente...>>
<<I mezzi li avete...>>
<<Ma lei...>>
<<Lei cosa?>>
<<Ha detto che non canterà più davanti ad un pubblico, un vero pubblico...finché si tratta di dare spettacolo a feste scolastiche le va bene, ma se riesce a superare il provino, non canterà più in pubblico>>
<<Per te lo farà...>>
<<Ma ormai non se lo ricorderà neanche più...questi discorsi li facevamo a undici anni...>>
<<Secondo me si ricorda>>
<<Speriamo>> Lucia si alzò <<è tardi e io ho sonno: andiamo a casa>>
<<Ok>>
La ragazza accompagnò Takao in moto. Arrivati a destinazione, lui scese.
<<Tutto sommato è stata una bella serata>>
<<Sì, nonostante quel vecchiaccio che non smetteva mai di discutere...>>
<<Già...>>
Takao lo fece: si avvicinò e la baciò.
<<Buonanotte>>
<<Buonanotte>>
Lui entrò in casa, lei ripartì.
 
Kei trovò finalmente Liv: era in terrazza.
<<Eccoti>>
<<Ciao>>
Liv riposò gli occhi sul foglio che teneva in mano, muovendo le labbra.
<<No, così non va...>> sussurrò.
<<E' ancora tutto intero quel foglio? E' da ieri mattina che lo torturi>>
<<Non va, non va, non va. Provo di tutto e non va niente>>
<<Non hai mai avuto di questi problemi>>
<<Beh, adesso sì...ieri ho praticamente cantato tutto il pomeriggio. Sembravo una campana>>
<<Non ci credo. Sei sempre andata bene di voce>>
<<Non lo so che mi prende...mi sembra che tutto vada storto. Quasi io non sia adatta alla parte...>>
Liv sospirò.
<<Sei solo nervosa. E' normale>>
<<Ma come faccio?>>
<<Tu di solito che metodo usi per cantare bene?>>
<<Prendo alla lettera le parole della canzone...immagino di essere nel luogo della canzone...e poi le canzoni che canto mi rispecchiano sempre>>
<<E perché non ti dovresti rispecchiare anche in questa?>>
<<Già, perché...>>
<<Prova>>
<<Cosa?>>
<<Prova un attimo la canzone...così vediamo se sei davvero così terribile...>>
<<Ok...>>
Un grande sospiro.
<<Mia madre amò tanto la Spagna come se fosse l'...>>
Si bloccò.
<<Che è successo?>>
<<Ho sbagliato>>
<<Ok, così non va. Ti ci devi impegnare. Rilassati, respira e ricomincia da capo>>
Lei annuì; fece quello che le era stato consigliato. Chiuse gli occhi, respirò profondamente e ricominciò.
<<Mia madre amò tanto la Spagna
Come
se fosse il suo paese
Amò i briganti di montagna
Sui monti dell'Andalusia
Sui monti dell'Andalusia
Io non ho più padre né madre
E' qui a Parigi il mio paese
Ma sopra un mare immaginario
Viaggio e me ne vado via
Sui monti dell'Andalusia...>>
Si fermò. Guardò speranzosa il ragazzo.
<<Stupenda. Una voce stupenda>>
<<Sul serio?>>
<<Certo. A cosa hai pensato?>>
<<A un mucchio di cose messe insieme. A mia madre, a mia sorella, a me, su un palco, circondata dalle ballerine, proprio come nell'opera di Notre Dame de Paris...>>
<<Visto. Non ci voleva poi molto>>
<<...e a te>>
<<Come?>>
<<Pensavo a te. Io ho sempre pensato a te, ogni volta che ho cantato. Grazie a te, alla mamma e a Carmen, cantare mi esce dal cuore>>
<<Cominci a fare troppo la sentimentale>> Kei si voltò e avanzò di qualche passo.
<<Scusa se ti dico quello che sento...però, ora che ci penso, posso sempre dirlo a Brooklyn>>
Kei si fermò.
<<O a Hitoshi>>
Lui si voltò.
<<Non è divertente>>
<<Io sto per scoppiare a ridere>>
<<Beh, non dovresti. Non mi fa molto piacere sentirli nominare>>
<<Ma quanto siamo permalosi>>
<<Smettila>>
<<Ok, ok, scherzavo.Ti ricordi che lunedì si parte?>>
<<Certo che mi ricordo>>
Liv sospirò.
<<E dai, non ti sarai arrabbiato sul serio>>
In effetti, il ragazzo teneva le braccia conserte, imbronciato.
<<Mi devo ubriacare un'altra volta? Ti prego, non cominciamo di nuovo con i litigi, mi servi per l'audizione...>>
<<Ah, grazie>>
<<...e per tutto il resto>>
Gli diede un bacio sulla guancia, per poi sorridergli.
<<Pensi davvero che io mi accontenti di così poco?>> dopo aver detto ciò, la baciò veramente.
Continuarono, finché un <<hMh-hMh>> non li fece fermare.
Katsuko stava fulminando con lo sguardo Liv.
<<Katsuko, ma che dispiacere averti qui>>
<<Fai pure la sarcastica, Tyler, non mi da mica fastidio>>
<<Meno male>> si rivolse a Kei <<io vado di sotto, prima di cominciare a rinfacciargli che ci stavamo baciando>>
La ragazza sorrise all'altra, anche se fu più che altro una smorfia, e scese le scale. L'altra spostò lo sguardo su Kei.
<<Ciao, Kei>>
Non ebbe risposta.
<<Certo che è proprio una scocciatura, quella Tyler, non fa che starti addosso>>
<<Oh, è lei a starmi addosso?>>
<<Sì, chi altri, senno?>>
<<Tu non fai altro che rompermi le scatole ogni santo giorno: se c'è quelcuno che è una scocciatura, quella sei tu>>
<<Come scusa? Ah, certo, lei e le sue belle parole ti hanno incantato. Ti sta solo usando. Dovresti mandarla a quel paese e guardarti intorno>>
<<Lasciami in pace, ho cose più importanti a cui pensare>>
Col suo solito fare seccato e indifferente, Kei se ne andò.
 
Venerdì, alle 2...
 
Liv respirò profondamente. Si era calmata. Teneva le mani congiunte, come in preghiera e muoveva le labbra non emettendo altro che un flebile sussurro.
Kei si avvicinò per capire se quel sussurro avesse un senso.
<<...ti prego, ti prego, Carmen, aiutami, ti prego, ti prego...>>
<<Ehi>> il ragazzo le posò una mano sulla spalla.
<<Ehi>> Liv abbandonò quella posizione lasciando cadere le braccia lungo i fianchi.
<<Non ti ho mai visto così nervosa>>
<<Già, neanch'io>>
<<Andrà tutto bene>>
<<Speriamo>>
<<Liv, guardami>>
La ragazza alzò il capo, fissandolo negli occhi.
<<Sei brava e hai una voce stupenda>>
<<Anche tu sei un gran blader e Dranzer è forte>> si allontanò <<ma il nervosismo è una brutta bestia. Un attimo e sei fregato. Ma tu che ne sai, non sei mai stato nervoso prima di un incontro. Sempre sicuro di te, sempre controllato. Ma tu sei umano? No, dico, possibile che non ti tocchi minimamente l'idea che potresti fallire?>>
<<Liv calmati, sei solo nervosa>>
<<Io non sono nervosa, va bene?>> rispose lei girandosi di scatto <<sono calmissima, ok? E non sei tu a potermi dire che sono nervosa, ok?>>
<<Sicura di non aver confuso di nuovo la bottiglia di birra con quella dell'acqua?>>
Silenzio, poi...
<<Scusa>> Liv si coprì la faccia con le mani, per poi sospirare <<mi succede sempre per cose del genere, solo che di solito mi sfogo con Lucia...>>
<<Ehilà, quelle che devono fare il provino per la parte di Esmeralda si preparino...>>
<<Devo andare>> la ragazza fece per incamminarsi, quando Kei la bloccò.
<<Tranquilla. Sei brava e hai una voce stupenda>>
<<Adesso devo ricominciare con la storia del nervosismo?>> sembrava confusa.
<<Buona fortuna>>
<<Grazie>> con un bacio sulla guancia, l'aspirante Esmeralda si congedò.
Passate praticamente tutte le altre:
<<Tyler>>
La ragazza salì sul palco.
Cory, che aveva scattato giusto due o tre foto, poiché praticamente disgustata dalle esisbizioni, rimase a bocca aperta per la comparsa della sua amica. Ma, essendosi ripresa in poco, posizionò la macchina, con l'intenzione di impiegare tutto il rullino.
La Regista era semplicemente una dell'ultimo anno. Giapponese, con i capelli scuri lunghi e lisci, era stravaccata sulla sedia, apparentemente per niente soddisfatta di quello che aveva visto.
<<Allora, Tyler, presentati>>
<<Ho compilato il modulo, mi sembra>>
<<E a me sembra che una piccola presentazione sia la prassi, o no?>> stava esplicitamente mettendo in ballo il fatto che Liv avesse già esperienza.
<<Devo fare Esmeralda, non la velina>> la ragazza sul palco incrociò le braccia con aria strafottente, cosa insolita per la sua persona.
<<Ok>> rispose lentamente la Regista <<vediamo che sai fare. Quale brano hai portato?>>
<<Zingara>>
<<Bene, ehi tu, laggiù, la base numero 5>>
Quel sorrisetto di sfida non prometteva nulla di buono.
Ma era anche vero che Liv di ciò se ne fregava altamente.
Respirò profondamente, facendosi trascinare dalla musica. Le parole della canzone erano stampate nella sua mente, insieme al viso di sua madre.
<<Zingara
Qui nessuno sa niente di me
Zingara
E' la strada la madre mia
Zingara, Zingara
Non si sa come amo né chi
Zingara, Zingara
La mia mano sa tutto di me

Mia madre amò tanto la Spagna
Come
se fosse il suo paese
Amò i briganti di montagna
Sui monti dell'Andalusia
Sui monti dell'Andalusia
Io non ho più padre né madre
E' qui a Parigi il mio paese
Ma sopra un mare immaginario
Viaggio e me ne vado via
Sui monti dell'Andalusia

Zingara
A nessuno io parlo di me
Zingara
Quale vita è la vita mia
Zingara, Zingara
Chi lo sa dove andrò e con chi
Zingara, Zingara
La mia mano sa tutto di me

Piedi nudi, lontana infanzia
Sopra i monti laggiù in Provenza
Per gli zingari il mondo è grande
Il mondo è grande
E continuo ad andare avanti
Fino ai limiti più distanti
Con gli zingari in capo al mondo
In capo al mondo

E c'è
In Andalusia
Un fiume che
Mi tocca il cuore
E c'è
In Andalusia
Un cielo che
È l'aria mia

Zingara
Qui nessuno sa niente di me
Zingara
E' la strada la madre mia
Zingara, Zingara
Non si sa come amo né chi

Zingara, Zingara
La mia mano sa tutto di me
La mia mano sa tutto di me>>
Respirò ancora profondemente. Aveva quasi paura di ritornare alla realtà...
<<Mm>> la regista la fissava con un'espressione ambigua <<ti faremo sapere. Forza, chiamami i Gringoire. Speriamo di avere fortuna>>
Liv scese la palco e si avvicinò a Cory.
<<Beh, com'è andata?>> chiese.
<<Wow, la grande Liv Tyler si abbassa a chiedere un parere>>
<<Non mi pare il caso di scherzare>>
<<Benissimo, non hai fatto nessuna smorfia mentre cantavi, le tue saranno le uniche foto decenti>>
<<Ma sai quanto me ne frega delle foto? Parlo della canzone>>
<<L'avevo capito, ma mettiti nei miei panni: se non scatto qualcosa di passabile, chi la sente Kimiko>>
<<E perché dovresti portare delle foto dei provini alla ragazza delle iscrizioni?>>
<<Si dà il caso che la "ragazza delle iscrizioni" sia la caporedattrice del giornale della scuola e si dà il caso che sia estremamente esigente>>
<<Povera Cory>>
<<Haha, divertente...>>
<<Kei? Dov'è?>>
<<E' venuto Yuya a chiamarlo quando stavi a "un cielo che è l'aria mia">>
<<Beh, la canzone la ascoltata quasi tutta, mi basta>>
Liv sentì una mano sulla spalla. Si girò e vide la mora Saeko respirare affannosamente.
<<Tu che ci fai qui?>>
<<Non immagini che ha combinato Katsuko>>
<<Sì è fatta trapiantare il cervello?>>
<<Ha convinto tutta la classe a riunirsi in palestra. Assemblea straordinaria>>
<<E allora? Sai quanto me ne importa di non essere stata invitata?>>
<<Non ti hanno invitata perché l'argomento dell'assemblea sei tu>>
<<Cosa?>> apparentemente, Liv sembrava cominciare ad interessarsi.
<<Sì, vuole portare tutta la classe dalla sua parte>>
<<Quella brutta...calma Liv, non di offende la mamma>> si disse da sola, per poi dirigersi alla palestra, con la chiara intenzione di fare una strage.
 
<<E poi l'avete vista? Si atteggia a principessa della scuola, da far venire i nervi>>
Katsuko ne stava dicendo di tutti i colori di tutte le sfumature di Liv.
Ad un tratto, si accorse che proprio Liv era entrata in palestra.
<<Carissima miss "mi faccio le cipolle degli altri">> esordì strafottente <<la mamma non te lo ha insegnato che è maleducazione parlare alle spalle delle persone?>>
<<E a te la mamma non ti ha insegnato a bussare?>>
<<Io infatti ho bussato, ma non apriva nessuno. Sai ci tenevo tanto a sentire quello che dici di me!>>
<<E' questo ciò di cui parlavo>> Katsuko si stava rivolgendo ai compagni <<vedete che razza di atteggiamento ha? E' da novembre che mi ostacola in tutto>>
<<In "tutto" cosa?>>
<<Un esempio? Kei! E' da sempre che cerco di avvicinarmi e all'improvviso arrivi tu, ragazza famosissima, e te lo porti via>>
<<Questo esempio è l'unico esempio! Si tratta solo di una faccenda di ragazzi! E poi è solo una scusa: ce l'hai sempre avuta con me, sin da quando abbiamo cominciato a frequentare la stessa classe!>>
Katsuko stava diventando viola dalla rabbia e urlava come un'ossessa. Liv, al contrario, era calmissima e il suo tono era sicuro.
<<Ecco, ve l'ho sempre detto, tutti i Tyler sono arroganti e presuntuosi, tutti senza eccezioni>>
<<Tutti i Tyler? Tu non conosci né mio fratello né i miei genitori>>
<<No? Vi conoscono tutti, a te, tuo fratello e tua sorella>>
<<Che cosa c'entrano adesso mia sorella e mio fratello?>>
<<Carmen e Ryan, i gemellini prodigio...dicevano tutti così, giusto?>> la ragazza castana camminava con un ghigno sulla faccia, avvicinandosi ai materassini accostati alla parete <<La verità è che non hanno mai saputo fare niente! Il bambino che si è laureato a undici anni...ma figuriamoci! Sicuramente giocava ancora con i sonagli a quell'età! E l'altra? La più brava ballerina d'Europa, ma andiamo! Incapaci, tutti e due, soprattutto la femmina. Andava per il mondo e rubava i ragazzi a tutte, per poi lasciarli col cuore spezzato. Una falsa, un'infame! Ora sarà ben punita all'inferno, credete a...>>
Non riuscì a finire la frase.
Liv l'aveva buttata sul materassino e ora la stava prendendo a pugni.
<<Non...ti...devi...premettere di...parlare...così...di loro!>>
Katsuko con uno schiaffo mandò l'altra a terra, per poi cominciare a restituire pugni e scapaccioni.
Continuarono a picchiarsi.
Saeko era paralizzata. Le femmine urlavano. I ragazzi...beh, non erano poi così costernati, anzi.
La professoressa di educazione fisica entrò in palestra, attirata dagli schiamazzi.
Riuscì a far dividere le due ragazze.
 
<<...vede, signor Tyler, è questo uno dei motivi per cui il preside non voleva far unire i due istituti>>
Liv era stata mandata nell'ufficio del vicepreside -ossia Mister Young- il quale aveva fatto chiamare il fratello.
Katsuko, poiché la cocca della prof di ed. fisica, l'aveva scampata con una telefonata a casa.
<<Credo però che ora abbia tutti gli elementi per poter spiegare al mio superiore la reazione della signorina Liv>>
<<Ci scusiamo ancora, signore>> Ryan chinò il capo, per poi dare una gomitata alla sorella.
<<Sì, signore mi scusi>>
<<Possiamo ritenerla acqua passata. Non credo che saranno presi grossi provvedimenti>> Mister Young si alzò e strinse la mano al ragazzo <<grazie per essere venuto immediatamente>>
<<Non c'è di che. Andiamo, Liv>>
<<Sì>>
Uscirono dalla stanza.
Ryan fissava Liv. Il suo viso era pieno di tagli causati dalle unghie dell'altra e aveva un grosso livido sulla gota.
<<Torniamo a casa, così Cristelle potrà disinfettarti le ferite>>
Si avviarono. Lei avanzava a testa bassa.
Raggiunta la macchina, salirono.
Ma il ragazzo non mise in moto:
<<Cosa ha detto precisamente di me?>>
<<Che a undici anni ancora giocavi con i sonagli>>
<<E di Carmen?>>
<<Che era una troia>>
<<E tu cosa gli hai fatto?>>
<<Un occhio nero e il naso rotto>>
Silenzio.
<<Potevi spezzarle una gamba già che c'eri>>
<<O slogarle il braccio>>
<<O staccarle definitivamene la testa, così non avrebbe più parlato. Quante altre volte hai fatto a botte con una ragazza?>>
<<Questa è la prima>>
Rombo di motore.
<<La prossima volta spaccale la faccia>>
Liv alzò il capo per guardarlo.
Scoppiarono a ridere.
<<La prossima volta giuro che lo faccio>>
Era da una vita che non si divertivano così insieme.
 
Din-Don.
Ryan andò ad aprire.
<<Ah, tu>>
Kei era davanti a lui.
<<Io devo parlare con Liv>>
<<Non credo sia il momento, io...>>
Una ragazza posò una mano sulla spalla del fratello.
<<Ci penso io Ryan, vai>>
<<Liv, non...>>
<<Solo due minuti e torno dentro. Vai>>
Rassegnato, Ryan rientrò.
La ragazza si chiuse la porta alle spalle. Alzò lo sguardo.
Così Kei vide i tagli e quel gran livido.
<<Oddio, ma che ti ha fatto?>> disse toccando i graffi con una mano.
<<Ah, niente, non ti preoccupare. Tu, invece, come sei veuto a saperlo?>>
<<Dunque...Saeko l'ha detto a Cory che l'ha detto a Yuya che l'ha detto a me>>
<<Un giro complicato>>
<<Ma perché hai fatto a botte?>>
<<Non è il caso di parlarne adesso, con Ryan in casa. Magari domani, ok?>>
<<Sì, domani vieni a casa mia, così mi racconterai tutto con più calma>>
<<Va bene. Allora domani...>>
<<Alle undici di mattina. Ok?>>
<<Sì, va bene>> lei sospirò.
Kei l'abbracciò.
<<A domani>>
<<Ciao>>
Liv rientrò e andò in salotto.
Cristelle la raggiunse con un panno arrotolato fradicio. Glielo avvicinò al viso.
<<Eah, che puzza!>>
<<Lo so, ma serve per farti sgonfiare la faccia. Dai resisti. Vado a prepararti qualcosa da mangiare>>
<<Non ho fame>>
<<Ma devi pur mangiare qualcosa...va bene, ti scaldo una piadina e ti porto un integratore. Ok?>>
La ragazza annuì.
Mentre Cristelle andava in cucina, Ryan si siese vicino alla sorella.
<<Cosa voleva?>>
<<Voleva sapere cos'era successo, niente di più>>
<<Mm>>
<<Che c'è?>>
<<La guerra è finita, ma non credere di potertelo portare a casa, eh?>>
<<Io non pretendo niente, lo sai meglio di me, ma dovresti renderti conto che ormai è tutto a posto. Ci siamo chiariti e adesso...>>
<<...state insieme?>>
<<Beh io...ok, lo so che non è un tipo da storia, ma con lui sto bene, è così dolce con me quando siamo soli>>
<<Ma non lo è in pubblico>>
<<Non dobbiamo dimostrare niente a nessuno...e poi mica mi tratta come una schiava quando siamo in compagnia>>
<<Ok. Io non ti impedirò di vederlo, ma sii prudente>>
<<Sì, ti prometto che quando faremo sesso prenderemo le adeguate precauzioni>>
<<Cosa?>>
<<Ma mi hai preso sul serio? Scherzavo>> Liv rideva, mentre Ryan scuoteva la testa rassegnato.
<<Non mi fare più scherzi del genere>>
<<Devi stare tranquillo. Lui mi ama e non mi farebbe mai del male>>
<<Ok>> lui abbracciò la sorella <<ricordati che ti voglio bene e non come Carmen, ma come Liv>>
<<Me ne ricorderò>>
 
William, avendo udito il campanello suonare, andò ad aprire.
<<Buongiorno, signorina Liv>>
La ragazza entrò.
<<Buongiorno, signor William>> si tolse il cappotto, rimanendo in jeans e maglioncino bianco.
<<Il signor Hiwatari l'attende. Venga>>
La accompagnò in un'enorme salone.
<<Se può aspettare un momento, avviso il signor Hiwatari del suo arrivo>>
<<Certo, vada pure>>
Il maggiordomo si allontanò.
Liv si palpò il viso. I tagli meno grandi erano praticamente scomparsi, grazie alle miracolose cure di Cristelle. Rimanevano un paio di graffi su una guancia e una macchia leggermente scura che aveva preso il posto del livido.
In poco tempo, William ritornò seguito da Kei.
<<Può dire ad Amelia di portarci del té?>>
<<Certo, signore>>
Il maggiordomo si allontanò.
Il ragazzo si avvicinò a lei.
<<Buon...>> Liv non riuscì a terminare la frase.
Kei indossava un paio di pantaloni simili a quelli della divisa scolastica e una camicia chiara, che faceva risaltare i suoi pettorali.
Le si arrossarono leggermente le gote, una cosa che non le capitava da tempo...anzi, le era mai capitata?
<<Stai bene?>>
<<Sì, non preoccuparti>>
<<Ok. Vieni>>
Si sedettero.
Kei cominciò ad esaminarle il viso.
<<E' andato quasi tutto via>>
<<Sì, Cristelle è un'ottima infermiera>>
<<Avanti, cos'è successo?>>
Liv cominciò a raccontare di come aveva saputo dell'assemblea straordinaria, di come era iniziata la discussione e di come Katsuko aveva offeso Carmen e Ryan.
<<...se si fosse limitata a insultare me, ci sarei passata sopra, ma non può permettersi di giudicare due persone che neanche conosce e su cui non c'è niente da dire>>
<<Ora capisco. Ma in ogni caso non mi sarei mai aspettato che tu le mettessi le mani addosso>>
<<Ho reagito d'istinto e non è che mi sia piaciuto prendere le botte>>
<<Beh, siamo tutti umani, no?>>
<<Già>>
Arrivò Amelia con il té. Si era ricordata anche il latte e il miele per Liv, che l'accolse con un gran sorriso.
Finito di bere, l'amabile donna portò tutto via.
<<Vieni un attimo di sopra?>> chiese il ragazzo.
<<Certo>>
Entrambi si diressero al piano superiore. Kei la portò nella stessa stanza in cui lei si era riposata dopo la sbronza.
Liv si sedette su letto. Lui fece lo stesso.
<<Che c'è?>>
<<Niente, è che...ovunque vado, c'è sempre qualcuno che mi odia per chissà quale motivo. Segnata a vita. E poi Katsuko è la più irritante, riesce a tirare fuori la parte peggiore di me. Meno male che per almeno due settimane non la vedrò più>>
Kei l'attirò a sé.
Il viso di lei stava prendendo fuoco. La pelle le si era arrossata a tal punto che anche il ragazzo se ne accorse.
<<Sei tutta rossa, ti senti male?>>
<<Se mi sentissi male dovrei essere pallida, no?>> disse lei evitando il suo sguardo.
Perché era così imbarazzata?
<<Sicura che sia tutto a posto?>>
<<Sì, davvero, tutto bene>>
Non sembrava convinto.
<<Sul serio>>si avvicinò e gli diede un tenero bacio a fior di labbra.
Prima che lui potesse proferir parola, Liv continuò:
<<E non mi aspetto che ti accontenti di così poco>>
Si può dire con certezza che Kei accettò più che volentieri l'invito.
La avvicinò cingendole la vita, mentre lei gli si aggrappò al collo.
Il bacio diventava sempre più passionale. Il viso della ragazza si arrossava sempre di più.
Si ritrovarono distesi sul letto.
Fortunatamente, Kei non accennava minimamente a voler andar oltre, anche perché lo sentiva che Liv non era ancora pronta.
La ragazza stava prendendo coscienza che tra loro non vi era più solo qualcosa di sentimentale. Per quello era così imbarazzata quando si trovava vicino a lui. Sapeva che prima o poi sarebbero arrivati ad essere una cosa sola fisicamente oltre che sentimentalmente.
Ma lui l'avrebbe aspettata. Non voleva farle del male.
 
<<Non vedo l'ora>> disse Bea sedendosi al tavolo di Lola e Lucia.
<<Ma ci pensate, lunedì si parte>>
<<Vedrete ci divertiremo un mondo>> la rossa si passò una mano tra i capelli <<e poi sono contentissima di ritornare all'orfanotrofio. I bambini saranno entusiasti dei regali>>
<<Senz'altro. E poi rivedremo Wanda>>
<<Sarà bellissimo>> Bea si girò verso l'uomo che la chiamava dal bancone <<sì, arrivo. Ci vediamo domani>>
<<Ciao>>
<<Ciao>>
La ragazza si allontanò per prendere le ordinazioni, poiché era ancora in servizio.
<<Vado anch'io>> Lola si alzò mettendosi in spalla la borsa.
<<E mi lasci qui da sola?>>
<<Tanto adesso arriva Takao, no?>>
<<Mezz'ora fa' doveva arrivare>>
<<Ah, cominciamo bene. Per una volta che tu non sei in ritardo lo è lui>>
<<Mi sa che si è fermato a guardare il telegiornale sportivo. Oggi c'è stato un torneo in Florida e sul terzo canale facevano il servizio>>
<<E dai! Me lo potevi dire prima, poteva esserci Alan. E poi tu come hai fatto a perdertelo?>>
<<Me lo registra Diego. Se passi dopo cena te lo dò>>
<<Ok. Allora a più tardi>>
<<Sì>>
Bacio sulla guancia e via.
Mentre Lola si allontanava, Lucia si avvicinò al tavolo e mise in bocca la cannuccia, con l'intenzione di finire il frappé.
Un gruppo di ragazzi due tavoli più in là bisbigliavano mentre la fissavano. Uno ad un tratto si alzò e si siese vicino a lei senza tanti complimenti.
<<Ciao. Come ti chiami?>>
Lucia restò in silenzio.
<<Io sono Koki. Dai, dimmi come ti chiami>>
Ancora silenzio.
<<Avanti>>
La ragazza mollò la cannuccia.
<<Voi sapere il mio nome per intero?>>
<<Certo>>
<<Ok. CarmenElisabethJuanita Ecoscaibravo Cortez>>
<<Ah...e quale sarebbe il tuo nome?>>
<<CarmenElisabethJuanita>>
<<Nessuno ti chiama con un solo nome?>>
<<No>>
<<Un diminutivo?>>
<<No>>
<<Ah...e non te lo posso dare io?>>
<<No>>
<<Va bene. Ci becchiamo, eh?>>
<<Se lo dici tu>>
Il ragazzo si alzò e ritornò al gruppo. Intanto stava arrivando qualcun'altro.
<<Bravo, bravo, bravo>> Lucia batté le mani a Takao <<far aspettare per mezz'ora la propria ragazza in preda ad un branco di ritardati che cercano di rimorchiarla>>
<<Lo so, scusa, stavo vedendo il telegiornale sportivo>>
<<Lo immaginavo>>
<<Andiamo?>>
<<Sì>>
La ragazza si alzò e, mano nella mano con Takao si allontanò.
<<Non vedo l'ora che arrivi lunedì>>
<<Vedrai, lì è bellissimo. E' come entrare in un altra dimensione...un posto sperduto in mezzo alla montagna. Stupendo>>
Raggiunsero il parco. Si sedettero.
Lucia si sdraiò appoggiando la testa sulle ginocchia di lui.
<<Niente scuola, niente impegni. Solo il divertimento. Non mi sembra vero>>
<<Finalmente ci rilasseremo un po'>>
<<Già. Finalmente un po' di pace...>>
 
O almeno, così credevano.
 
Continua con "Happy Xmas” (da finire...)

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