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“Questo è il giorno...”
“...in cui diventiamo ragazze normali”
Le ragazze si stavano preparando in camerino. Lucia, mettendosi il mascara, guardava con rassegnazione la sua immagine riflessa nello specchio.
“Tutti ci ripetono che siamo bellissime, ma io non mi ci sento”
“La verità è che non siamo mai cresciute” Liv si stava sfumando l'ombretto “per quanto possiamo essere mature per questioni tipo il lavoro, non lo siamo abbastanza per l'amore. E poi, quale adolescente si sente veramente bella se non è il ragazzo che ama a dirglielo?”
“Forse tu” Lola si spazzolava i capelli “ogni volta che dobbiamo apparire in pubblico non per lavoro, noi stiamo sempre a fare ritocchi su ritocchi, mentre per te basta un vestito adatto all'occasione, poco trucco, i capelli sciolti e un sorriso”
“Neanche io ho accettato del tutto me stessa, ma ho capito che fare certe cose è del tutto superfluo. Tu, Lola, non hai bisogno di spazzolarti i capelli: sono già tanto lisci così” Liv sorrise all'amica a cui si era appena rivolta “Jen non ha bisogno di tirare giù in continuazione ogni gonna che si ritrova a indossare, perché tanto sotto indossa sempre delle culotte, e può fare qualsiasi tipo di movimento”
Jen sorrise.
“E Lucia...” Liv si avvicinò all'amica, poi prese il latte detergente e la struccò completamente “tu non hai bisogno di un trucco così pesante”
Lucia vide solo che lei aveva preso la matita nera e il mascara, poi si voltò verso lo specchio. E così la rossa constatò che le aveva semplicemente messo la matita sulla palpebra inferiore e un po' di mascara. L'effetto era più stupefaciente di quello che davano ombretti sfumati su ombretti, matite colorate o altro.
“Sò che pensi che i tuoi occhi così vivaci metterebbero in risalto la bambina che ancora vive in te, ma vedi, con così poco lo sguardo è più intenso, e così puoi essere la bambina che sei e la donna che sarai” Liv guardò intensamente le sue amiche attraverso lo specchio “tutte rimangono bambine, finché non trovano l'anima gemella. Voi l'avete già trovata, ma ora tocca a loro trovare voi. Ok?”
Annuirono.
“Però” disse Jen “peccato che Ray sia mio cugino, eh? Altrimenti, i bladebrakers del primo campionato mondiale con le loro guardie del corpo: che bella storia”
“Sì, ma tu già ti sei sistemata con Mistel, no?”
“Ah, grazie Lola, sei una vera amica” Jen era arrossita.
“Tanto lo sanno tutti che ti viene dietro come un cagnolino” Lucia guardava sorridendo l'amica.
“Perché, Takao non è arrossito quando l'hai toccato?”ribatté Jen.
“Ma che arrossito, stava finendo arrostito, poverino” disse Lucia, facendo la faccia da falsa indifesa pronunciando l'ultima parola.
Risero.
Bea entrò allaciandosi la cintura nera con strass.
“Ragazze, è quasi ora di cominciare, smettetela di ridere”
La ragazza appena entrata indossava semplicemente un pantalone nero di stoffa, stivali neri e una camicetta a collo alto bianca.
I capelli sciolti le cadevano sulle spalle.
“Ohoh, guardate un po' la nostra Beatriz, com'è elegante. Chissà per chi?...” Lucia la guardò maliziosamente.
“Dai, Lucia, lo sai che mi da fastidio essere chiamata col mio nome completo”
“Eh, sì, ormai la nostra Bea è nel nostro cerchio” Liv si avviò “andiamo?”
Le altre si guardarono.
“Ma sì, va, facciamo calare il sipario”
Salirono sul palco, prendendo i microfoni, e si posizionarono. Da lassù vedevano i bladebrakers, Zeo e Mistel.
La musica iniziò e ognuno al proprio turno avvicinò l'apparecchio che teneva in mano e cantava.
I brani noti in tutto il mondo risuonarono in quel luogo, che raccontavano la storia dell'amore che legava le ragazze ai loro protetti e non: One love; Sorry, seems to be the hardest word; U make me wanna; Guilty; Signed, sealed, delivered, I'm yours; Breath easy. Dopo le note "On my knees" e "Lady marmelade", deposero i microfoni, prendendo quelli da mettersi come cuffie, e ballarano e cantarono una sexissima "Bubblin'", a cui parteciparono tutti i ragazzi e Bea.
Con esso ottennero una standing ovetion, e le facce sbigottite dei "loro ragazzi".
Poi, per ultima, cantarono la canzone che più si addiceva a quel momento.
All'inizio sembravano esitare, ma Liv le trascinò, e si convisero. Infatti, dopo il pezzo di Liv, Lucia continuò convinta:
“...Together we faced the cold outside, no one can say we didn't try, and I will never give you up or let you go oh no, together we faced our final fears, remember the moments that we shared, that's why I'll never give you up or let you go... We'll be ready when the courtain might fall, feel my heart beatig when the crowd calls, I gotta read between the lines, cuz I'm living out the script of my life, cuz we all got a part we must play, and I've done it but I've done it my way, I gotta read between the lines, ohoh (ohoh), in the script of my life...”
Avevano un'aria spaventosamente sincera. Stava accadendo davvero. Li avrebbero abbandonati al loro destino, o forse no? La canzone continuò, finché non si arrivò all'ultimo ritornello:
“We'll be ready when the courtain might fall...”
Kei aveva gli occhi spalancati. Aveva rimandato troppo, e alla fine non ce l'aveva fatta. Non le avrebbe mai confessato quello che provava. L'avrebbe persa per sempre.
“...I gotta read between the lines, ohoh(ohoh), in the script of my life”
Inchino, sorriso, e scesero dal palco.
“Dai, ragazze, è ora della festa in bianco e nero” Ryan aiutò Liv ad infilarsi il cappotto.
“A noi non va di andare alla festa, ragazzi” gli rispose la ragazza, mentre le altre annuivano.
“Ma è una cosa importante, ci van...” Diego fu zittito dalla sorella.
“Ci vanno tutti, lo sappiamo”
“Non vogliamo deludere nessuno, ma cercate di capire” Liv si passò una mano fra i boccoli “questa mattina il viaggio, un'accoglienza da Polo Nord, i giornalisti. Se non era per la merenda al Caffé e il concerto, sarebbe stata una giornata da dimenticare”
Ryan e Diego abbraciarono le proprie sorelle.
“Ma sì, prendetevi una serata libera”
“Grazie”
Le ragazze si allontanarono sorridendo. Sapevano esattamente dove andare.
Takao, Kei, Max, Ray, Daichi con il prof. K e Hilary avevano cercato dappertutto le ragazze. Neanche l'ombra.
“Beh, tanto vale tornare a casa” disse rassegnato Takao.
Gli altri parvero d'accordo, infatti si avviarono verso la casa dell'amico. Avevano certe facce, poverini!
“Ciao, nonno Jei, sono tornato” nessuno rispose a Takao.
Lo cercarono: nelle camere, in bagno, nella sala, in cucina, in giardino...Ma dov'era finito?
“Beh, non può essere che in palestra” disse alla fine Max.
“Ah, accidenti a lui, con il mal di schiena che ha si ostina a volersi allenare” Takao era pronto per una bella ramanzina a suo nonno. Ma fece appena intempo ad aprire la porta, che dovette socchiuderla.
“Grazie ragazze, siete veramente gentili con questo povero vecchio” nonno Jei prendeva ora dalle mani di Lucia una tazza piena di té.
“Altro che povero vecchio, lei ha l'energia di un ventenne, è solo molto più maturo” le rispose la ragazza.
“Troppo buona. Ma ora veramente ci lasciate?”
“Sì, purtroppo sì. Non che ci faccia piacere” Liv sorseggiò il suo té.
“Peccato, avete fatto tanto bene ai ragazzi” nonno Jei si rivolse a Lucia”Takao è maturato tanto in questi tre anni, e non è tutto merito delle avventure che ha vissuto, è anche merito tuo”
“No, non è vero” la ragazza riempì una tazza, per poi passarla a Lola “sono ancora una bambina io, come avrei potuto far maturare Takao?”
“Comunque, spero che questo lavoro non vi abbia esaurito”
“Beh, è più facile batterli i bladebrakers che stare dietro a loro” Lola prese un biscotto.
“Allora perché non l'avete fatto, magari serviva loro da lezione” nonno Jei sorrideva entusiasta della conversazione.
“Eh, certo, e dopo a chi toccava consolarli, a noi! Non siamo le loro mamme”
“Come se alcuni di loro non fossero dei mammoni” disse Jen ridendo.
“Chi sarebbero i mam...” i ragazzi irruppero, ma siccome spingevano, caddero tutti in avanti.
Le ragazze rimasero immobili, stupite come non mai.
Al contrario, nonno Jei si alzò con espressione severa e serrò le dita intorno all'orecchio di Takao.
“Ma che cosa stavi facendo? Pensavo di avertelo detto un paio di volte che non si origlia. Maleducato!”
Intanto Lucia si era coperta la bocca con una mano.
“Smettila, nonno, ho 15 anni, non sono più un bambino”
A quel punto, Lucia scoppiò a ridere, trascinando le altre.
“Che c'è?” chiesero nonno Jei e Takao.
“No, niente” la rossa riusciva a stento a parlare “ma a me capitava esattamente la stessa cosa con mio nonno”
Takao fissava con sguardo perso Lucia, arrosendo. Era così carina quando rideva.
La ragazza si calmò.
“Beh, ora mi toccherà tornare dal vecchiaccio” disse con espressione serena.
“Co-come sarebbe a dire? Ma tuo nonno non abita in Spagna?” chiese Takao.
“Appunto” rispose Lucia.
“Dobbiamo tornare in Spagna” disse Liv con tono serio.
I ragazzi si bloccarono. A malincuore avevano accettato l'idea che loro non erano più le loro guardie del corpo, ma il colpo di perderle davvero, di non vederle più...Era troppo!
“Beh, dobbiamo andare” Lola si alzò, seguita dall'altre.
“Arrivederci, nonno Jei” dissero una dopo l'altra.
Liv si fermò sulla porta.
“Ci dispiace”
E anche lei se ne andò.
“Così partiranno sabato prossimo”
Nonno Jei aveva spiegato ai ragazzi tutto.
“Ma proprio la mattina di Natale...”
“Beh, non c'era posto, altrimenti avrebbero dovuto fare il viaggio da hostess” nonno Jei si alzò “vado a mettere a posto la cucina”
Vi fu qualche attimo di silenzio.
“Perché non ce l'hanno detto?” chiese Takao a testa bassa.
“Non è facile neanche per loro; probabilmente non se la sentivano” rispose Ray.
Ancora silenzio.
“Non posso crederci che dopo tutto questo tempo insieme, loro se ne vanno” disse Max.
“Oh, accidenti ragazzi, sembra che siano morte veramente! Guardate che esistono il telefono, i francobolli, internet...vi comportate come se fossero le vostre ragazze!” esclamò Hilary.
Takao, Max e, stranamente, Kei arrossirono.
Hilary nascose un sorriso: sapeva che ciò che aveva app
ena detto era quello che i ragazzi avrebbero voluto fosse vero.
“E comunque, ormai si sono affezionate troppo. Probabilmente torneranno per farvi da baby-sitter”
Hilary guardò l'orologio.
“Accidenti, devo scappare” Hilary posò di nuovo lo sguardo sui volti afflitti degli amici “volete un consiglio?”
La guardarono: era chiaramente un sì.
“Avete 5 giorni: non sprecateli. Parlate con loro, invitatele a pranzo...mi raccomando, in gruppo... e per finire, magari la vigilia di Natale tutti insieme. Ciao!”
Hilary si dileguò.
“Secondo me dovreste seguire il suo consiglio” disse Ray.
“Tu non c'entri niente?” ribatté Takao.
“Jen è solo mia cugina, quindi non mi spaventa l'idea di non vederla per un po', ma voi...”
“Aspetta, aspetta, da quando Jen è tua cugina?” Max parve confuso.
“Da sempre! Non ve l'ho mai detto?”
“No!”
“Ah..”
“Perciò..tu non hai nessuna pena d'amore...” ipotizzò il prof. K.
“No”
“Ah no?” Daichi lo guardò ridendo “quindi Eiko non ti piace più!”
Ray arrossì.
“Chi è questa Eiko, Ray?” Takao si avvicinò.
“E-è una ragazza che conosco!”
“Sì, come no! E' stato amore a prima vista, ve lo dico io” Daichi gonfiò il petto.
“Ma tu come fai a saperlo?” chiese Max.
“Liv e Lucia” il piccoletto si batté il pugno sul petto “loro a me dicono sempre tutto”
“Sì, Lucia ti tratta sempre come un orsacchiotto di peluche” disse il prof K.
"Beato lui" pensò Takao tra l'imbronciato e il sognante.
“Ecco, mettiti questa”
“E anche questa”
“E adesso prendi quel paio là”
Bea si guardò allo specchio.
Portava una gonna di jeans a pieghe con una catenina sul fianco sinistro, una maglietta a maniche lunghe con la scolatura a barchetta violetto e le converse di jeans ai piedi. Calze autoreggenti a righe orizzontali con vari gradi di viola le coprivano le gambe.
“Sei uno splendore” le disse Lucia sorridendo.
“Grazie. Che dite: i capelli li lascio sciolti o li lego?”
“Lasciali sciolti: fanno più colpo” Liv giocherellava con i suoi boccoli.
“Come fai a dirlo?” disse Lucia.
“E' provato scientificamente Lucia”
“Seh. Vieni, ti metto un po' di azzurro sugli occhi”
Le ragazze guardarono la loro opera. Non l'avevano mai vista così bella. Ma non era solo il vestito e il trucco: la felicità rende sempre stupende.
“Grazie tante ragazze” Bea abbracciò tutte e due.
Loro sorrisero.
Il suono del campanello pose fine all'interessamento di Bea su come si era "conciata", e portò il puro terrore.
“Oddio, è arrivato”
“E allora, va ad aprire, no?” Lola si stava mettendo gli orecchini.
Era stata invitata in un locale, ma gli seccava tanto andarci da sola.
“Ti prego, vieni con me!” la supplicò Bea.
“Ok, tanto sono pronta”
“Grazie di avermi accompagnato, Max”
“Ma di che, lo faccio con piacere”
Sì, certo. La verità era che sperava di incontrare Lola. ma lui ha sempre avuto una fortuna sfacciata!
“Com'è che oggi sei tutto in tiro?” chiese Zeo.
“Oh, ho avuto un pranzo con dei pezzi grossi, amici di mia madre”
“E dai, apri questa maledetta porta!”
“Va bene, Lola!”
Bea aprì la porta.
Zeo rimase a bocca aperta. Era davvero stupenda!
“Ciao Zeo”
“Ciao Bea”
La ragazza si decise: infilò il braccio sotto quello di Zeo.
“Andiamo?”
“Sì, andiamo”
I due ragazzi si allontanarono.
“Beh, non pensavo di trovarti qui!” Lola si avvicinò a Max.
“Nench'io” bugia “che fai stasera? Dovrei parlarti”
“Oh, mi dispiace, mi hanno invitato in un locale...però” Lola pensò un attimo”potresti venire anche tu!”
“No, non sono stato invitato...”
“Ah, dai non faranno storie”
“Allora, vedi che ti sei divertito?”
“Sì, è vero”
Max e Lola passeggiavano per la strada.
“Ma Lola, veramente andate via?”
“Noi non ci scherziamo su queste cose”
“E così mi lasci solo”
Si fermarono.
“Child, non posso farti sempre da mamma, e poi ne hai già una”
Child. Era da tanto tempo che non lo chiamava così. Gli aveva dato quel soprannome perché si comportava sempre da bambino.
“Ah, avanti, sai che non parlo del tuo lavoro. Io non voglio perderti come amica”
“Ma che discorsi fai, certo che resteremo amici”
“Davvero?”
Lola fissò per un attimo Max.
“Santo cielo, Max, ci conosciamo praticamente da una vita e ancora non ti fidi di me: sì, davvero”
Intanto erano arrivati davanti alla casa di Lola.
“Beh, è ora di andare a dormire” Lola si stava incamminando, quando Max afferrò la sua mano.
Lei si voltò.
“Mi mancherai tanto, Chicca”
Chicca era il soprannome che Max aveva dato a Lola fin da quando erano piccoli.
E pensare che alle elementari tutti credevano che erano fidanzati. Li vedevano sempre insieme, e per dispetto qualche volta scrivevano sulla lavagna C+C dentro un cuore: Child+Chicca.
Lola prese coraggio: si aggrappò al collo del ragazzo. Max pensò che lo stesse per baciare. Ma la fortuna di quella sera ormai si era esaurita. Fu solo un abbraccio.
Ma un abbraccio carico di affetto.
“Mi mancherai anche tu, Child”
Lola si allontanò, volse un sorriso al ragazzo e entrò in casa.
“Se non verrai tu, verrò io a cercarti. E' una promessa, Chicca”
Venerdì mattina. Stava sorgendo il sole. Takao guardava il beyblade roteare intorno a lui, che aveva gli occhi persi nel vuoto.
L'indomani Lucia sarebbe partita, e non l'avrebbe rivista più...
La chiaccherata del giorno prima con Zeo l'aveva rincuorato, ma non ce la faceva.
Vide un'ombra avvicinarsi, avvolta in un cappotto nero e con i capelli al vento gelido.
“Oh, ciao Takao, non pensavo di trovarti qui”
“Nea-neanch'io, Lucia”
Ad un tratto, un cane randagio passò davanti a loro.
Lucia pose la mano sulla bocca e i suoi occhi si intristirono.
“Che c'è Lucia?”
Si erano seduti su una panchina, e Lucia era quasi sul punto di piangere.
“Ti ricordi di Fuego” chiese a Takao.
“Sì, è il tuo cane. Me lo hai fatto vedere quando siamo venuti alla B4”
Gli occhi di Lucia si riempirono di lacrime.
“L'hanno investito”
“Co-cosa?” Takao guardò Lucia.
“Già quando sono uscita dal coma non si trovava in ottima salute. Mi ha telefonato adesso Christian. E' morto un'ora fa'“
Non ce la fece a sostenere lo sguardo del ragazzo: si coprì il volto con le mani e pianse.
“Oh mio Dio, Lucia, mi dispiace tanto”
Non sapeva che fare. Riuscì solo a mettere la propria mano sulla spalla della ragazza.
Passò qualche minuto, poi Lucia si alzò scoprendo gi occhi che ancora lacrimavano.
“Scusa, non mi voglio sfogare su di te...”
"Ma che dici" pensò Takao.
“...è solo che...il cane che mi aveva lasciato mia madre...scusami”
Chinò di nuovo la testa.
Takao soffriva insieme a lei. Sapeva cosa voleva dire crescere senza una madre. Si alzò e si parò davanti alla ragazza.
Rimase sorpreso: quando si erano conosciuti, lei di altezza lo superava di 5 centimetri. Ora era il contrario.
Posò nuovamente le mani sulle spalle della ragazza. A quel punto, Lucia si fiondò tra le sue braccia, afferrando con le mani il suo cappotto e continuando a piangere.
Per un momento, Takao rimase paralizzato, ma poi...posò dolcemente le braccia sulla schiena della ragazza.
Rimasero così per un po', finché un ragazzo si avvicinò.
A quel punto, Lucia si voltò per guardare in faccia suo fratello.
“Oh, Lucia”
La ragazza andò ad abbracciare Diego.
“Shh, shh, va tutto bene, va tutto bene” asciugò le lacrime di lei “forza, andiamo a casa”
“Ok, tu va avanti, ti raggiungo”
Diego si avviò.
Lucia si voltò verso Takao. Sorrise, anche se le lacrime scendevano ancora.
“Grazie tante, Takao, davvero”
Anche lui sorrise.
“E' stato un piacere”
A quel punto, la ragazza si avvicinò e, dolcemente, gli posò un bacio sulla guancia.
Takao arrossì.
“Non c'è il vischio. Peccato!” Lucia si avviò “ci vediamo stasera”
Il ragazzo posò la mano dove quell'angelo l'aveva baciato.
“Grazie, Lucia”
Continua
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