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CAPITOLO 11
SOLDIER
(Bey Blade)
<<Dove lo trova il coraggio di fare una cosa del
genere?>>
Lucia e Lola chiaccheravano sulla riva del torrente.
<<Io forse ce l'avrei>> Lucia chiuse il libro di
matematica e lo infilò nella borsa.
<<Contando il mio grado di sopportazione del dolore,
neanche in coma me lo farei fare. E' gia tanto che mi sono fatta il piercing al
naso, e non ci avrei neanche pensato se non ve lo foste fatto anche tu, Liv e
Jen>>
<<Esagerata. Chissà cosa si vorrà fare?>>
<<E soprattutto dove>>
<<Infatti Liv è il tipo da farselo sul sedere,
vero?>>
<<Certo, come no. Lei che è l'esibizionismo fatto
persona, ti pare che lo mette dove non lo può vedere nessuno?>>
<<No>>
Risero.
<<Certo, non è più la stessa>> disse Lucia.
<<Si, lo so. Sembra più...oh, accidenti,
più...>>
<<Felice>>
La bionda fissò l'amica.
<<Nessuno che la comanda, nessuno che la giudica,
nessun lavoro. E' finalmente felice>>
<<Gli manca solo una cosa>>
<<Speriamo che riesca anche in quello>>
<<E speriamo di riuscirci anche noi>>
<<Soprattutto>>
Si alzarono.
<<Perchè deve essere tutto così difficile per
noi?>> chiese Lola a sguardo basso.
Lucia restò in silenzio, non sapendo cosa dire. Ma poi le
mise un braccio intorno alle spalle.
<<Nessuno ha detto che deve essere tutto facile. Io
penso...che certi problemi vengano posti a certe persone perché possono
risolverli. Bisogna solo pensarci>>
<<Allora comincia a pensare, Lulu>>
<<Certo e grazie per la collaborazione, eh!>>
<<Di niente>>
Lucia rise.
<<Dai andiamo, Liv ci deve dire cosa gli è venuto in
mente per questo Natale>>
E così abbracciate, s'incamminarono.
<<Ditelo, avanti, ditelo...per l'amor del cielo, se ve
lo tenete dentro ancora per qualche secondo scoppiate. DITELO!>>
Takao, Max, il Prof e Hilary stavano facendo i compiti a
casa del primo.
Quasi a farci apposta, Hilary casulamente si ricordò di una
foto che le avevano dato Lola e Lucia nel bel mezzo degli esercizi di
matematica. Le due ragazze avevano alle spalle un edificio a mattoncini la cui
insegna diceva "Extra"- il che era una discoteca, come spiegò Hilary.
Lucia indossava un paio di jeans che teneva dentro gli stivali neri, una
canotta bianca aderente e una sciarpa multicolore che sembrava non finire mai
al collo; Lola aveva una maglietta porpora a collo alto e una gonna nera a
pieghe, calze a righe oblique porpora e fucsia e stivali neri. Avevano tutte e
due i capelli sciolti.
<<DITELO!>> ordinò Hilary per l'ennesima volta.
<<E va bene!>> risposero esasperati Takao e Max
<<accidenti quanto sono carine!>>
La ragazza sorrise soddisfatta.
<<Ma ci fai apposta? Ci stiamo male ancora di più,
così>>
<<Se voi non vi decidete, non è colpa mia!>>
<<Ci stiamo troppo male, Max, dobbiamo
deciderci>>
<<Lo so, ma che cosa ci manca?>>
I due ragazzi cominciarono a elencare.
<<Sono simpatiche>>
<<Carine>>
<<Divertenti>>
<<Sarcastiche>>
<<Hanno carisma>>
<<Sono generose>>
<<Oneste>>
<<Allegre>>
<<Sensibili>>
<<Gentili>>
I due ragazzi si guardarono.
<<Perché abbiamo ancora dei dubbi?>> chiese Max.
<<Non me lo chiedere!>>
Proseguirono per la strada, quando qualcuno appoggiò la mano
sulla spalla di Takao, facendogli prendere un colpo.
<<Ehi, calmo, sono Diego>>
<<Ah, ciao Diego>> rispose il ragazzo americano,
mentre l'amico respirava a fatica per lo spavento.
<<Cosa gli è preso?>>
<<Ma ti sembra il modo di attirare
l'attenzione!?>> sbraitò Takao.
<<Scusa! Comunque, ho sentito che avete qualche
problema...>>
<<Prima mi fai prendere un colpo, e ti metti pure ad
origliare!>>
<<Non è il modo di trattare il tuo futuro cognato,
Takao>>
<<Non puoi evitare di prendere in giro, Max?>>
<<Per favore, calmi>> disse il ventiquattrenne
<<mi spiegate qual è il problema?>>
E i due glielo spiegarono.
<<Ok, vediamo se ho capito: ancora non avete preso una
decisione, anche se pensate che siano perfette>>
Max e Takao annuirono.
<<Venite, parliamone bevendo qualcosa>>
Si sedettero ad uno dei tanti tavoli di un chiosco che i due
ragazzi non conoscevano.
Arrivò una ragazza.
<<Desiderate?>>
Takao e Max rimasero a bocca aperta: era Bea!
<<Oh, ciao, ragazzi! Ciao, Diego. Che vi
porto?>>
<<Io il solito, grazie>> disse Diego.
<<Ti fa male l'alcol a quest'ora. Considerando che
Lucia ha giurato di portarti dagli Alcolisti Anonimi se non ti dai una
regolata, è meglio che stai attento>>
<<Ha otto anni in meno di me e si comporta come fosse
mia madre!>>
<<Hai visto quanto a vomitato l'ultima volta, e
siccome sa che hai lo stomaco delicato, fa di tutto per non farti lasciare da
Lizzie. Dovresti ringraziarla, invece di criticarla>>
<<Beh, lei non è che ha tanto da ridire. L'ultima
volta ha steso quattro ragazzi>>
<<Era ubriaca, infatti poi ha rimesso. Ma basta
parlare di queste cose. Che vi porto?>> ripeté la ragazza.
I due non risposero.
<<Ok, qualcosa di analcolico andrà più che bene. Torno
subito>>
Mentre Bea andava al bancone, Takao chiese al suo futuro
cognato:
<<Scusa ma...in che senso ubriaca?>>
<<Era la sera di capodanno, cinque giorni dopo essere
partite da qui. Erano a terra. Appena Liv ha visto una bottiglia di Gin, ha
attaccato a bere, e le altre due le sono andate dietro. Dopo un po' Lola ha
ceduto, è corsa in bagno e se l'è cavata con poco. Lucia si è azzuffata con
quattro ragazzi che ci provavano e, sapete com'é, con una cintura nera di
karate...insomma l'ha stesi tutti, poi ha raggiunta Lola e ha vomitato per un
quarto d'ora, povera ragazza>>
<<E Liv?>>
<<Liv? Eh, Liv, solo Dio sa quanto ha bevuto. Ne
buttava giù una bottiglia dopo l'altra. Regge troppo bene l'alcol.
Poi...>>
<<Poi?>>
<<Poi è arrivato Hitoshi e l'ha portata via>>
<<Hitoshi?>> esclamò Takao.
Diego annuì.
<<Non lo dire a Kei. Impazzirebbe a sapere che Liv e
tuo fratello sono stati insieme tutta la notte>>
<<Tu sei pazza>>
<<Perché?>>
<<Muoriamo di imbarazzo a stargli vicino. Capirai se
ci andiamo in vacanza!>>
<<Ma è perfetto! Stiamo lì dai bambini, poi giriamo
per la zona! Vogliamo stare con i ragazzi, Bea ha bisogno di vedere Zeo più
spesso. Cory si deve mettere con Yuya...>>
<<Liv!>> disse Corazon.
<<Zitta! Dai, che vi costa?>>
<<Otto biglietti aerei!>>
<<Che avremmo dovuto pagare noi. Ma noi voliamo
gratis! Sarà divertente>>
<<Se lo dici tu!>>
<<Tornando al vostro problema>> disse Diego
<<voi non sapete una cosa su Lola e Lucia>>
<<Cioè?>>
<<A voi possono sembrare perfette, ma non sapete che
cono permalose, gelose e competitive>>
<<Queste sono tre cose>> precisò Max.
<<Fa lo stesso, il fatto è che se volete mettervi con
loro, dovete tenere conto di questo>>
<<OK. ne terremo conto>>
Takao e Max si alzarono.
<<Noi andiamo, grazie della chiaccherata>>
<<Di niente>>
I due si allontanarono.
<<Sarà divertente averti come cognato, Takao>>
Diego lasciò una banconota sul tavolo e se ne andò.
Takao imboccò il vialetto.
Si fermò davanti alla porta.
Accidenti. Doveva smetterla di rimuginare. Doveva decidersi.
Entrò.
<<Nonno, sono a casa...>>
Si bloccò, quando vide suo nonno seduto...seduto di fronte a
Lucia. A quanto pare, neanche lei si aspettava che tornasse in quel momento,
dall'espressione del suo viso.
La ragazza si ricompose e si rivolse all'anziano.
<<Grazie per l'attenzione, e si ricordi, mi
raccomando>>
<<Certo, Lucia, grazie per la visita>>
Lei si alzò.
<<Ciao, Takao, ci vediamo a scuola>> senza
neanche guardarlo in faccia, passò oltre.
Per un attimo il ragazzo rimase come in trance, ma poi la
seguì.
<<Lucia, ti devo parlare>>
<<Mi dispiace ma ho da fare>>
Lucia attraversava velocemente il giardino.
<<Ti prego Lucia, è importante>>
<<Adesso no, ti dico>>
Takao le afferrò un polso.
<<Bisogna farlo adesso, Lucia>>
La ragazza, voltandosi, rispose:
<<Ti prego Takao, non adesso. Non me la sento>>
Lui mollò la presa.
<<Ok. Domani sera, al parco>> disse, mentre
lei lo guardava <<ti prego vieni>>
Lucia sussurrò qualcosa tipo "va bene", per poi
correre via.
<<Allora, quando hai l'appuntamento?>> Cory
stava tornando a casa, accompagnata da Liv.
<<Dopodomani. Me lo farà Lizzie. Suo cugino lo fa di
mestiere e lei ha imparato quando è andata a stare da lui. Non vedo
l'ora!>>
<<Liv, ti rendi conto che sarà una cosa permanente?!
Non potrai togliertelo quando ti sarai stufata>>
<<E chi ha detto che mi stuferò? Se lo voglio fare, un
motivo ci sarà, no?>>
<<E cosa dirai a Ryan?>>
<<Niente>>
<<E se lo scopre?>>
<<Gli grido in faccia "sorpresa"! Gli dirò
che rappresenta qualcosa di mio, non farà altre domande>>
<<Ma non puoi semplicemente dire la verità?>>
<<Oh, certo, mi immagino la scena: "Ryan, mi sono
fatta un tatuaggio che rappresenta Kei, non ti dispiace, vero?"seh, come
minimo, va da lui e lo ammazza>>
<<E quando lo vedrà lui?>>
<<Kei? Non capirà neanche che significa. E' una cosa
che faccio per me, perché gli altri devono sapere che vuol dire?>>
<<Tu non sei normale>>
<<E' una frase che ho sempre preso come complimento.
Non riusciurai ad offendermi>>
<<Sei una puttana>>
<<Nada>>
<<Kei con te non ci verrà mai al letto>>
Liv fissò l'amica.
<<Adesso mi hai offeso>> disse con tono
terribilmente serio.
Ma poi sorrise.
<<Non provare mai più a dire una cosa del
genere>>
<<No, Liv, tanto lo so che ci speri. Ti deve piacere
proprio tanto, per desiderare una cosa del genere>>
<<Più della metà delle cose che penso di lui ancora
non gliele ho dette>>
<<Cose imbarazzanti?>>
<<Con un tipo come lui sì>>
<<E quando hai intenzione di confessare?>>
<<Vediamo, un giorno che mi ubriacherò, andrò a casa
sua e gli confesserò tutto>>
<<E quando arriverà quel giorno?>>
<<Ora che ci penso, ho la strana sensazione che
accadrà molto presto...e per qualcosa di grave>>
<<Qualcosa di grave?>>
Liv si risvegliò da una specie di stato di trance.
<<Non mi ascoltare, dico cose senza senso>> Liv
sorrise a Cory per poi guardare altrove.
<<Almeno lo spero>> borbottò.
Stranamente, Takao si svegliò in orario quella mattina.
Con calma, si preparò, fece colazione e si avviò verso la
scuola.
Il nonno lo aveva osservato per tutto il tempo. Era una di
quelle volte in cui i più vicini si accorgono della preoccupazione che
attanaglia il cuore.
Anche Max, il Prof e Hilary, rinunciando al solito baccano
mattutino, si limitarono ad un "ciao", per poi accompagnare l'amico,
che sembrava dovesse salire sul patibolo.
Entrarono in classe. Sembravano esserci tutti. Entrò il
professore e, quando tutti si furono seduti, Takao vide un banco vuoto: era
quello di Lucia.
Intanto l'insegnante aveva chiesto a Lola perché la ragazza
non era venuta a scuola.
<<E' indisposta, professore>> rispose la bionda.
<<Va bene. Per favore, prendete il libro a pagina
197...>>
Mentre il prof cominciama a spiegare, Takao fissava il banco
vuoto. Possibile che fosse rimasta a casa per non affrontarlo?
<<Per favore, segua la lezione>> lo riprese il
professore.
<<S-sì, sì, mi scusi, professore>>
<<Mm, signorina, cominci a leggere dal
secondo capoverso...>>
Arrivò l'intervallo. Takao vagabondava senza meta per la
scuola con Max.
C'erano vari gruppetti che sparlavano. Tra i commenti, i più
comuni erano:
<<Avete sentito: a quanto pare Takao a chiesto a Lucia
di parlare, ieri, e lei se n'è andata via...>>
<<Si dice che non sia venuta a scuola per non essere
costretta a parlarci...>>
<<Non ha il coraggio di scaricarlo perché sono
amici...>>
E lui andava in giro con espressione talmente seria che non
sembrava nemmeno lui.
Quando mancava poco alla fine dell'intervallo, Lola e
Hilary li raggiunsero.
<<Senti Takao>> disse la bionda <<non
importa quello che dicono gli altri, non ci credere. Forse un po' paura di
affrontarti ce l'ha, ma non è così meschina da non venire a scuola per non fare
una figuraccia. Lei ti vuole bene come amico, non ti vorrebbe mai far
soffrire>>
<<Ma tu non lo sai perché non è venuta?>>
intervenne Max.
<<No. Sono passata a prenderla, ma Diego mi ha detto
che sarebbe rimasta a casa stamattina>>
<<La conosciamo tutti Takao: sappiamo che non sarebbe
capace di una cosa del genere>> disse Hilary.
Dopo tutte quelle frasi di conforto, ecco cosa rispose
Takao:
<<Non verrà>>
Tornò in classe.
<<Ti vuole bene come amico?!>> Max si stava
rivolgendo a Lola <<come ti è venuto in mente di dirgli così!>>
<<Scusa, che vorresti dire, che sarebbe colpa
mia?>>
<<Mia non è di certo>>
<<Quando mai! Uno perfetto come te non può essere
incolpato di nulla!>>
<<Non gli dovevi dire quella frase!>>
<<Non sta a me dirgli che Lucia è cotta di
lui!>>
<<Da come lo tratta non si direbbe>>
<<Stai dando a Lucia della bugiarda?!>>
<<Ci sei arrivata da sola?>>
<<Beh, non è che il tuo amico sia tanto meglio>>
<<Come scusa?>>
<<Dovrebbe essere un po' più sveglio. Lucia si sarebbe
sentita meno insicura>>
<<Ah, adesso è colpa del ragazzo?!>>
<<Certo, è sempre colpa vostra>>
<<Quindi non vuoi più avere a che fare con
noi!>>
<<Con te no di sicuro!>>
Hilary assisteva alla scena con aria tra il rassegnato e il
sorpreso.
<<Sai che ti dico>> continuò il ragazzo
<<tra noi è finita>>
<<Ma se non è neanche cominciata!>>
<<Non importa, se c'era qualche speranza che iniziasse,
è sfumata!>>
Vi lascio immaginare la faccia di Lola.
<<Ok, sai che ti dico: bene>>
<<Bene>> Max si diresse in classe.
<<Bene>>
<<Bene>>
<<Bene>> Lola si voltò con le braccia conserte
e si diresse nella parte opposta, verso il bagno delle ragazze.
Hilary era rimasta lì. La campanella suonò. Esclamò
sarcasticamente:
<<Bene!>>
Lola era corsa a casa di Lucia subito dopo le lezioni. Si
fiondò tra le braccia dell'amica e cominciò a piangere come una fontana.
<<Shh, shh>> le disse la rossa accarezzandole i
capelli <<calmati e raccontami quello che ti è successo>>
Dopo qualche minuto la ragazza iniziò a raccontare
quello che era successo e, anche se il discorso era interrotto da un singhiozzo
qui e uno là, Lucia comprese la situazione e si apprestò a dargli conforto.
<<Capita a chiunque di litigare con i propri
amici. Vedrai che farete pace molto presto>>
<<Ma lui non è chiunque: lui è Child!>>
<<E' umano anche lui, gli umani sbagliano>>
<<Io pensavo si fidasse di me: perché non mi ha
ascoltato?>>
<<Ti ricordi cosa ci ha detto Liv: gli amori vanno,
gli amici restano. Sia tu che Max avrete pensato a difendere i vostri amici,
invece di difendere voi stessi>>
<<Ma Liv dice anche che in amore bisogna essere un po'
egoisti, e io non sono d'accordo!>>
<<Lei è il campione degli egoisti in amore, e ha
ancora i suoi amici cari, cioè noi, e molto presto riuscirà a realizzare il suo
sogno. Non c'è nessuno più umana di lei!>>
<<Odio quando ha sempre ragione>>
Lucia rise.
<<Comunque, tornando a noi, devi metterti in testa che
non puoi sciogliere un'amicizia che ti porti dietro da dieci anni! E' questa
amicizia che ti ha fatto diventare quello che sei adesso>>
<<Basta Lucia, non ti sopporto quando fai la
filosofa>>
<<Lo sai che comincio a sparare cavolate a raffica
quando ho l'influenza>>
Lola sospirò.
<<Cosa faresti al posto mio?>>
<<Andrei lì con tutta la mia sfrontatezza e comincerei
a dirgli che è colpa sua...Liv farebbe un lungo, lungo discorso...o taglierebbe
corto e lo bacerebbe. No, non possiamo esserti d'aiuto>>
<<Ma dove me le sono trovate due amiche come
voi?>>
<<Sarebbe una storia troppo lunga>>
<<Ma adesso che sei malata, come fai per
stasera?>>
<<Ci andrò lo stesso: non sarà la prima volta che esco
con l'influenza>>
<<Speriamo che non sia l'ultima>>
<<Andiamo, non è mai morto nessuno per un
influenza!>>
<<Io stavo pensando a una morte per imbarazzo>>
<<Oh, grazie! Dimmi, hai già comprato la bara o posso
venirla a scegliere?>> Lucia si sdraiò <<comunque, per favore
coprimi con Diego, ok?>>
<<Sì. Tanto lo sai che quando sono arrabbiata le idee
fioccano: qualcosa mi inventerò>>
<<Grazie, Lolly>>
<<Sono contenta di aver chiesto l'esonero da
ginnastica; non la sopportavo più quella>> Cory si riferiva alla
professoressa di ginnastica.
<<Mi associo>> Liv si staccò dalla
ringhiera della terrazza.
Cominciò a muoversi.
<<Liv, che stai facendo?>>
<<E' un ballo austriaco...beh, dovrebbe esserlo.
Mia sorella me lo ha insegnato quando ero piccola, ma non me lo ricordo
molto...>>
<<Tua sorella? E da quando hai una sorella?>>
La ragazza si fermò.
<<Non ce l'ho più. E' morta di tumore al midollo osseo
quando avevo dieci anni>>
<<Oh, m-mi dispiace...>>
<<Non fa niente. Ormai mi sono abituata>>
<<Come si chiamava?>>
<<Carmen>>
Cory splancò gli occhi.
<<Carmen? Carmen Tyler? La più brava ballerina
d'Europa di tutti tempi?>>
<<Sì. E' lei che mi ha imparato tutto: il
flamenco>> disse facendo alcuni passi tipici del
ballo nominato. Per poi fare la stessa cosa con:
<<La rumba...il valzer...il tango...la salsa...il
merengue...il tip tap...contemporaneo...jazz...hip hop..e classica>>
Terminò con quattro piroette di fila e una posa da
danza classica.
<<Lei sapeva fare tutti quei balli?>>
<<E molti di più. Lei era veramente perfetta. Il
suo unico vero grande amore era la vita. L'unico ragazzo che ha fatto
parte della sua vita è stato Ryan>>
<<Sì?>>
<<Sì, lei era la sorella gemella di Ryan>>
Cory restò nuovamente a bocca aperta.
<<Ma tutto questo lo sanno Lucia e le altre?>>
<<Certo>>
<<E Kei?>>
<<Adesso lo sa>>
<<Come adesso?>>
Liv indicò la porta della terrazza alle sue spalle.
Indovina chi stava arrivando?
Kei e Yuya restarono sulla soglia.
<<Dimmi se almeno una volta che siamo venute in
terrazza, non ce li siamo trovati tra i piedi!>> disse la ragazza mora
senza neanche voltarsi.
Cory si limitò a sospirare, per poi dirigersi alle
scale.
<<Cory, non ci provare a lasciarmi qui un'altra
volta>>
<<Chi me lo impedisce?>>
<<Traditrice! Ti fa male la compagnia di Lucia>>
La ragazza ignorò i richiami dell'amica.
<<Yuya, mi faresti vedere gli appunti di
storia?>>
<<Sì, certo>>
E quei due se ne andarono, lasciando di nuovo Liv e Kei da
soli.
<<Perché non me l'hai detto?>> chiese lui.
<<Perché non me lo hai chiesto>>
Il ragazzo si avvicinò.
<<Ti manca? Carmen, intendo>>
Lei abbassò lo sguardo.
<<Avrei dovuto avercelo io il tumore al midollo
osseo. Mia madre aveva dei problemi, non so ancora quali perché Ryan non me lo
vuole dire. Il dottore disse che una delle femmine che mia madre avrebbe
partorito avrebbe avuto fin dalla nascita il tumore. Disse anche che
sarebbe toccato alla seconda. Invece è toccato a lei. E lei era veramente
perfetta. Sapeva vivere. Voleva vivere. Meritava di vivere>>
<<Tu non sei da meno>>
<<Certo, una ragazza che si vuole buttare dalla
finestra ogni volta che le cose vanno male si merita davvero
di vivere>>
Silenzio.
<<Io so cos'è l'infelicità. Anche se ho le migliori
amiche che si possano desiderare...>>
Kei la fissava.
<<Non è facile vivere con la convizione che è per
colpa mia che è morta Carmen>>
<<Sei una gran testarda>>
Liv si voltò verso di lui.
<<Come, scusa?>>
<<Fai la disperata solo per attirare l'attenzione, e
alla fine ti convinci della tua sceneggiata. Sei patetica>>
<<Sono umana>>
<<Se non riesco a farti arrabbiare, allora è
grave>>
<<Non mi pare il momento di scherzare>>
<<Non sto scherzando>>
<<Se lei fosse ancora viva, non mi impedirebbe di
vederti come fa Ryan>>
Si sedette, con la schiena appoggiata al muro. Chiuse gli
occhi, che iniziarono a lacrimare.
Kei si sedette vicino a lei.
<<Ho paura>> disse la voce tremante della
pallida ragazza <<ho tanta paura>>
Il ragazzo le prese la mano scossa da un tremito. La
strinse.
<<Ecco gli appunti>>
<<Grazie, Yuya>>
Cory ripose i fogli nella cartella, per poi sedersi su un
banco. Yuya era in piedi appoggiatro alla finestra, di fianco a lei.
<<Sembrano...proprio fatti l'uno per l'altra>>
disse la ragazza <<non riuscirei mai a vedere Liv a fianco di un altro
ragazzo...>>
<<E' sempre stato così>>
<<Tu Liv la conoscevi da prima, vero?>>
<<Sì. Quando è tornata prima del secondo campionato.
E' sempre stata molto gentile. Fungeva quasi come un interprete: quello che non
capivo di Kei, lei me lo spiegava. Se mi serviva qualche consiglio, lei me lo
dava>>
<<Lei è sempre disponibile: si fa voler bene
da tutti>>
<<Ma a differenza degli altri, io non me ne sono
innamarato>>
<<Sarà per la leltà verso Kei>>
<<Sì, ma è anche perché non è il mio tipo. Cerco un
tipo diverso>>
<<Fino adesso non c'è stato nessuno?>>
Il ragazzo la fissò spaesato.
<<Oh, scusa>> disse lei arrosendo <<non
volevo essere invadente>>
<<Niente, è che mi hai preso alla
sprovvista...comunque no, ancora niente>>
<<Mhm>>
<<Beh, adesso che siamo in argomento...>>
<<Sì?>>
<<E tu? C'è stato qualcuno?>>
<<Insomma, sono una di quelle tante che si fissano su
un ragazzo e non si staccano finché non si prendono una sola,
cioè l'interessato si dimostra non interessato>>
<<E ci soffri?>>
<<Non si può dire che faccia piacere, ma dopo si
supera>>
<<E c'è qualcuno che ti piace adesso?>>
Cory si morse il labbro.
<<Diciamo di sì. Ma è un altro amore impossilbile. E
io mi illudo, mi illudo, mi illudo>>
<<Bah, secondo me, tutti i ragazzi che ti sono
piaciuti non ti hanno conosciuto bene. Io ti trovo una bella persona, sei
simpatica, gentile e hai molta personalità. Li trovo tutti degli
stupidi>>
<<Sei molto carino a dirmi queste cose, Yuya.
Grazie>>
Il ragazzo sorrise, per poi continuare:
<<Beh, a questo punto, direi che potremmo anche
cominciare a considerarci amici>>
<<Certo>>
Si strinsero la mano. E lì cominciò una nuova amicizia.
Kei fece qualche tiro col bey blade, approfittando del
fatto che Liv stesse dormendo.
Riprese la trottola in mano e se la infilò in tasca.
Si avvicinò alla ragazza, che riposava appoggiata alla
parete.
Le si inginocchiò di fronte e, posando la
mano quasi dietro al collo di lei, la baciò.
Mentre si allontanava, Liv sorrise.
<<Mi hai scambiato per Biancaneve? Riesco a svegliarmi
anche senza il bacio del principe azzurro>>
Si stiracchiò sbadigliando, per poi strofinarsi velocemente
gli occhi ed aprirli.
<<Non pensavo si potesse dormire così bene, quassù.
Devo farlo più spesso>>
<<Se ti aspetti che io venga a baciarti tutte le volte
che ti addormenti, scordatelo!>>
<<Non mi pare di averti detto che mi è piaciuto. E
comunque, c'è di meglio>>
<<Molto incoraggiante da parte tua>>
Il ragazzo le si sedette accanto.
<<Beh, Yuya come sta?>> chiese Liv.
<<In che senso?>>
<<Ha scoperto finalmente le ragazze. E' interessato a
qualcuno?>>
<<Ti sembriamo i tipi che parlano di ragazze?>>
<<Sei tu il tipo che non parla di ragazze. Anzi, di
solito non parli affatto. Yuya è un ragazzo normale, quindi sarebbe normale che
si interessasse alle ragazze>>
<<Non mi ha detto niente>>
<<Anche perché non lo avresti ascoltato>>
<<Hai finito di criticarmi?>>
<<Non ho neanche cominciato>>
<<Grazie>>
Un attimo di silenzio.
<<Perché quella domanda? Per Cory?>>
<<Questi non sono affari tuoi>>
<<Ti immischi troppo nei cavoli degli altri. Zeo e Bea
sono stati un caso fortunato. Devi dare tempo al tempo>>
<<Uffa, lo so, ma dimmi tu che cosa fare allora. Adoro
immischiarmi!>>
<<E' risaputo>>
Improvvisamente la mente del ragazzo fu invasa da un pensiero.
In effetti Yuya stava assumendo un atteggiamento leggermente diverso. Il voler
andare in giro per la scuola, l'insistere ad andare su in terrazza, lo starsene
per conto suo a rimuginare su chissà cosa. E poi lo stava rifacendo.
Gli capitava sempre più spesso quella cosa.
Non deve essere necessariamente per le ragazze. Forse c'è
qualcosa che lo preoccupa, un problema di famiglia o di scuola, magari non
troppo grosso, altrimenti glielo avrebbe detto. Probabilmente voleva che si
risolvesse tutto tra lui è Liv, si vedeva che era una cosa che gli sta a
cuore. Fin da quando ci erano entrati, Yuya gli aveva ripetuto quanto gli
piacesse la nuova sede della scuola. Sì, era senz'altro così.
Il fortunato Yuya ancora non era caduto in quell'enorme
trappola fatta di emozioni e di sentimenti, quella trappola chiamata amore.
Neanche io sono riuscito a liberarmi ancora, pensò Kei.
Liv intanto si era affacciata un attimo sulle scale, per poi
ritornare con una bottiglia di birra che il ragazzo vide attaccato alla bocca
che poco tempo prima aveva baciato.
<<Liv, che stai facendo?>>
<<Bevo, ho la gola secca>> la sua
voce cominciava ad assumere lo stesso tono degli ubriachi.
Non era la prima.
<<Quante altre ne hai bevute?>>
<<Con questa sono tre!>>
<<Perché stai facendo così?>>
<<Beh, perché mi sveglia. Una bottiglia
per svegliarmi, la seconda per riprendermi del tutto. La terza non è
che serve a qualcosa, è che ne voglio ancora. Sai è quella tedesca, l'ha
spedita Jack a Ryan. Credo di averla confusa con la
bottiglia dell'acqua>>
Rise istericamente. Una ristata da ubriaca.
<<Non ti fa bene>>
<<E invece sì! Sai, con la terza bottiglia viene
fuori tutta la verità, che in genere è un bene...ma adesso come ora è un
male>>
<<Per favore, butta via quella bottiglia>>
<<Se no che fai, mi porti via come ha fatto
Hitoshi?>>
A quel nome, Kei sentì qualcosa bruciargli dentro. Era
rabbia.
<<Come hai detto?>>
<<Sai, lo scorso capodanno c'erano un sacco di
bottigliette di Gin. Era veramente buono. Ottima qualità. Jack ha davvero degli
ottimi gusti. Credo di averne buttate giù...>> cominciò ad abbassare le
dita della mano davanti a lei, come per contare <<dieci? Dodici. Non è
che mi ricordi molto bene. Comunque lui è arrivato e mi ha portato
via. Dopo non mi ricordo. Mi sono svegliata a casa sua, e Ryan è
venuto e mi ha riaccompagnato a casa>>
<<Tu hai...passato tutta la notte con lui?>>
<<Sì! Te l'ho detto che con la terza bottiglia non
posso sparare cavolate!>>
<<Cinque giorni dopo esserci lasciati!>>
Liv svuotò la bottiglia con un unico sorso, per poi
trascinarsi davanti al ragazzo.
<<Noi non siamo mai stati insieme. Qualche bacetto e
un paio di parole dolci non vogliono dire niente. Stare insieme vuol dire
fregarsene di tutto tranne delle cose che ami di più. E tu non sei un tipo che
ama. Non vuoi farti vedere in giro con me perché devi conservare l'immagine del
duro che non sorride mai, di quello che può fare tutto da solo. Stare
insieme non vuol dire baciare la ragazza solo perché ha belle labbra o perché
bacia bene. Certi campioni di ballo pagherebbero pur di poter ballare con me
solo per il mio aspetto. E fra loro e te non c'è molta differenza>>
Kei ascoltava quelle parole non credendo alle proprie
orecchie. Lei era Liv? Lei era quella ragazza che aveva preso un pezzo del suo
cuore? Sembrava che in quel momento lo stesse tritando, quel pezzo di cuore.
<<Molti mi prometterebbero la luna, solo per avere
questo>>
Liv lasciò cadere la bottiglia di vetro a terra, gli afferrò
la divisa e lo baciò.
Lo baciò come mai lo aveva baciato prima. Con tutta la
passione e l'amore che teneva repressi da troppo tempo.
Quando si allontanò aveva il fiatone. Si posò la mano sul
petto guardando in basso.
Kei era immobile. La guardava. E improvvisamente non sentì
più quell'emozione chiamata amore.
Due parole soltanto invadevano la sua mente: HITOSHI e
TRADIMENTO.
Si voltò e si diresse verso le scale.
<<Sì, certo>> disse Liv seguendolo con lo
sguardo e alzando sempre più il tono di voce <<scappa, scappa come
sempre. NON HAI FATTO ALTRO DA QUANDO TI HO BACIATO
Kei ormai non si vedeva più.
Improvvisamente, lei si ritrovò in ginocchio, con la
bottiglia di birra tra le mani. Lesse l'etichetta. E con un sorriso rassegnato:
<<Bene, ho preso proprio la birra che mi fa male. Ecco
perché ho cominciato a buttare fuori tutta la rabbia>>
Chiuse gli occhi, e una lacrima solitaria scese lungo la
guancia arrossata.
Si posò una mano sulla pancia. Ecco che cos'era il bruciore
che sentiva.
<<Ecco, ho perso il mio soldato>>
Cercò di rialzarsi, ma con la bottiglia di birra, cadde
anche lei.
E quella lacrima rimase lì, al centro di quella guancia
arrossata.
Kei entrò bruscamente nella classe dove stavano ripetendo
storia Cory e Yuya.
<<Kei che è successo?>> chiese l'amico.
Lui si limitò a fissarlo, per poi prendere la cartella e
andarsene, sbattendo violentemente la porta.
Lasciando stare storia, Cory corse in terrazza.
Si fermò appena vide la sua amica per terra, con quella
bottiglia accanto a lei.
Si sedette vicino a lei, cominciando a scuoterla e
continuando a ripetere:
<<Liv, Liv!>>
Yuya l'aveva seguita.
<<Accidenti, è colpa mia>>
La ragazza asciugò quella lacrima sulla guancia
arrossata.
<<Non avrei dovuto lasciarla qua, sola con lui.
Mi dispiace. Per colpa mia hanno litigato>>
Il ragazzo si avvicinò e le posò una mano sulla spalla.
<<Non è colpa tua. Probabilmente è uscito fuori
qualcosa che a Kei non ha fatto molto piacere. Fa sempre così, non
preoccuparti. Adesso la portiamo in infermieria, ok?>>
Cory annuì, aiutando Yuya a portare la ragazza di sotto.
Lola stava sul suo letto, stringendo a sé un enorme
orsacchiotto di peluche, che oramai era zuppo delle tante lacrime versate dalla
biondina.
Sulla scrivania, il suo diario aperto sulla pagina
contenente un'unica frase, le cui parole erano a tratti sbaffate da altre
lacrime amare.
Ho perso il mio soldato
Oramai era ora. Takao era già lì, nervoso come non mai.
Camminava avanti e indietro sussultando ad ogni ombra che si avvicinava. Non
era mai quella giusta: una vecchia signora che si sosteneva al bastone, due
bambini che si rincorrevano e una donna che tranquillamente li seguiva, un
cane. Quando vide una coppia di innamorati che passeggiavani quasi fossero
incollati, al ragazzo gli si strinse lo stomaco. Si guardò il polso,
aspettandosi un orologio che gli dicesse di quanto Lucia era in ritardo. Ma
l'orologio era nel cassetto, come sempre.
Non immaginava che, in quel momento, Lucia stava piangendo
come una fontana, lottando contro suo fratello per poter uscire, anche se
con il viso rosso per la febbre alta e i brividi.
Ad un certo punto, lei smise di lottare e, mentre Takao
rassegnato si dirigeva verso casa, lei cadde addosso a
Diego, sussurrando con il poco fiato rimastole:
<<Ho perso il mio soldato>>
continua con "Tra te e il mare"
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