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CAPITOLO 11
TRA TE E IL MARE
(Bey Blade)
Tok-tok.
Qualcuno bussava alla porta.
<<Takao, potresti andare ad aprire?>> il nonno
rimise i piatti a posto.
<<Vacci tu>>
<<Capisco che tu sia nervoso, ma non devi
sfogarti sugli altri>>
<<Io non apro a nessuno>>
Nonno Jei, rassegnato, si diresse verso l'entrata.
Si ritrovò davanti Lola.
<<Lola! Ma non è un po' tardi per le visite?>>
<<Sì, lo so, ma devo avvisare Takao di una cosa>>
L'aziano la condusse nella sala da pranzo.
Il ragazzo la fissò.
<<Perché sei passata?>>
<<Si tratta di Lucia. Credimi, ha avuto un ottimo
motivo per non venire>>
Takao sbuffò. <<E cioè?>>
<<Aveva l'influenza. Lei ha cercato di venire lo
stesso ma...>>
<<Sì>> la interruppe il ragazzo <<immagino
come ha cercato di venire, come è scappata via ieri>>
<<...ma suo fratello l'ha trattenuta. E poi è
svenuta>>
L'altro spalancò gli occhi.
<<Lei soffre d'asma. Ha avuto un attacco. Ora è
all'ospedale>>
Lui si alzò e, dopo un <<Nonno, io esco>>,
trascinò Lola in strada.
<<Ma che ti prende?>>
<<Mi devi portare da lei>>
<<Ok>>
La ragazza montò sulla moto in sosta davanti alla casa.
<<E' tua?>>
<<Certo, monta>>
Partirono.
<<Certo, dottore, capisco>> disse Diego.
<<Bene. Mi raccomando, deve stare a riposo. Per un
paio di giorni è consigliabile non andare a scuola e non fare attività che
richiedano troppo sforzo>>
<<Senz'altro>>
Il medico si allontanò, mentre Lola e Takao si avvicinavano.
<<Allora, come sta?>> chiese la prima.
<<Per fortuna bene, niente di grave, ma si è stancata
troppo in questi giorni. Per un po' non verrà a scuola>>
<<Oh>>
Takao era rimasto zitto.
<<Che ha Takao?>> Diego si avvicinò a Lola.
<<Pensa che Lucia non sia voluta andare all'appuntamento
apposta>>
<<Ah no? Chissà perché gli è venuto un attacco: si
agitava come una posseduta, quasi dovesse morire. E mi ha fatto un bel po' di
lividi>>
La ragazza lo fissò. Non ci poteva credere.
<<Lucia ti ha menato!?>>
<<Sì>>
<<Wow, Takao, ora non devi avere più dubbi: se Lucia
si mette a menare suo fratello, è grave. Ora lei dov'è?>>
<<In quella stanza là. Il medico dice che potete
vederla>>
Lola si voltò verso Takao.
<<Allora vieni?>>
Lui la guardò. Doveva farlo? Doveva trovarsi davanti a lei,
per poi doverle chiedere scusa? Però gliele doveva, quelle scuse. Lui
sapeva benissimo che Lucia, pur essendo spaventata, avrebbe fatto qualsiasi
cosa pur di venire all'appuntamento. Era uno stupido. Era sempre stato uno
stupido per quanto riguardasse Lucia. Ora doveva smetterla.
<<Ok, vengo>>
I due entrarono.
<<Ehi ragazzi!>>
I due non credevano ai loro occhi.
Lucia era distesa prona sul letto, sfogliando una rivista.
Non sembrava malata, nonostante la flebo attaccata al braccio.
<<Lucia, perché sei messa così sul letto?>> Lola
si avvicinò.
<<Perché è scomodo, il cuscino è duro e io non riesco
a leggere supina, lo sai>>
L'amica le tastò la fronte.
<<Scotti ancora>>
<<Che pretendi, che la febbre mi scende così dalla
mattina alla sera?>> poi li squadrò tutti e due <<ma che, ci
siete venuti in moto qui?>>
<<Sì>>
Lucia per un attimo rimase immobile, per poi dare una forte
cuscinata a Lola.
<<Che c'è?>> protestò la bionda risistemandosi i
capelli.
<<Che c'è?! Qui con la moto? Accidenti a te!>>
l'amica la guardava con espressione interrogativa << lo sai di che
sto parlando!>>
<<Ah, ma andiamo, per così poco...>>
Lucia si limitò a sbuffare; poi scoppiò a ridere.
<<Esci va, che io e Takao dobbiamo parlare>>
Lola eseguì l'ordine: uscì, facendo l'occhilino a Takao,
come per dire "tutto a posto".
Il ragazzo si avvicinò.
<<Lucia, mi dispiace, io non potevo sapere...>>
<<Non ti preoccupare, non lo sapeva neanche Lola
stamattina che ero malata. Non è colpa di nessuno se ho un fratello deficiente
che non riesce a dire che ho l'influenza>>
L'ultima decina di parole furono pronunciate a voce un po'
alta, forse per farle sentire a qualcuno.
<<Fatto sta che non dovevo giudicarti male. In fondo
lo sapevo che tu non sei così meschina>>
<<Ormai è acqua passata. Dopo un attacco d'asma tutto
ti sembra più facile. E' davvero una brutta esperienza>>
<<Non ti invidio. Sai che adesso parlano tutti di te a
scuola?>>
<<Parleranno anche di te>>
<<Sì, ma tu sei quella cattiva>>
<<Ricordami di fare dei ringraziamenti pubblici quando
tornerò a scuola>>
<<Certo!>>
Risero. Dopo un po' Takao ritornò serio.
<<E...a proposito di quella cosa...>>
<<Sì. Io direi di rimandare a dopo Natale>>
<<Perché così tardi?>>
<<Tuo nonno non ti ha detto niente?>>
<<No>>
<<Quindi tu non sai che ti ho invitato a venire
in vacanza in Germania con tutto il gruppo per Natale>>
Lucia aveva il sorriso stampato sulla faccia. Takao non ci
credeva.
<<Davvero? Ma cos'è uno scherzo?>>
<<No, no, è tutto terribilmente vero>>
<<E...il gruppo? Chi?>>
<<Oh, beh, ci siamo io, Liv, Lola, Cory, Bea e
ovviamente Zeo, poi bisogna ancora invitare Max, Kei, Yuya...Jen ci dovrebbe
raggiungere con Mystel e ormai abbiamo incastrato Rei e Eiko...Ah, e dovrebbero
venire anche Yuri e Anya...>>
<<Scusa ma quanti siamo?>>
<<Sedici>>
<<Sedici?>>
<<Sì, perché?>>
<<Non saremo troppi?>>
<<Ma che dici! Una volta in trenta, con quelli della
B4>>
<<Ah>>
Accidenti, avevano organizzato tutto. Erano dei mostri! No,
no, erano degli angeli...
<<Va bene allora>> disse Takao <<a dopo
Natale>>
<<Grazie, Takao, di avere capito. Ma fino ad allora,
possiamo restare amici?>>
Dallo sguardo si capiva quanto quella ragazza ci tenesse
alla loro amicizia. Non poteva dirgli di no.
<<Certo>>
Lucia, inaspettatamente, saltò giù dal letto e lo abbracciò.
Takao non perse mica l'occasione di stargli appiccicato.
<<Tranquillo>> disse la voce di lei
<<stiamo solo rimandando l'inevitabile>> lei si allontanò
<<è solo che penso che andare in vacanza insieme ci renderebbe le
idee ancora più chiare>>
"Vacanza insieme?" pensò lui spalancando gli
occhi. Aveva detto proprio insieme?! A questo punto, poteva aspettare anche
fino all'anno dopo.
<<Beh, io devo andare>> Takao si stava dirigendo
verso la porta.
<<Aspetta>> disse Lucia <<te lo già detto
che da noi gli amici si abbracciano?>>
Lo abbracciò di nuovo. Takao rise.
<<Sei incredibile!>>
<<Lo so...e...da noi agli amici si dice anche una
certa cosa>>
Il ragazzo si sentì stringere di più, come sentì Lucia dire:
<<Ti voglio bene, Takao>>
Lui sorrise.
<<Anch'io te ne voglio, Lucia>>
Si allontanarono di nuovo.
<<Sicura di poter resistere?>>
<<Sicurissima; in quanto a resistenza, ti batto di
sicuro. Ho resistito per quasi quattro anni>>
<<A che cosa?>>
Lucia si coprì la bocca con le mani, per poi dire:
<<Niente>>
Takao sospirò.
<<Ok, allora alla prossima>>
<<Ciao>>
La porta si chiuse.
Lucia batté il piede a terra. Si fiondò sul letto affondando
il viso nel cuscino, duro come era sempre stato.
<<Quanto sono stupida!>>
Takao rientrò in casa.
<<Allora, Takao, Lucia come sta?>> gli chiese
nonno Jei.
<<Bene, niente di grave>>
<<E vi siete chiariti? Sì, vi siete chiariti>>
<<Cosa te lo fa pensare?>>
<<La tua faccia. Sembra tu abbia vinto tre campionati
di fila. Adesso va a letto>>
<<Sì>>
Avendo preparato tutto, si distese sul letto. Non riuscendo
a dormire, si sedette.
Non gli sembrava vero. Quello che era successo...era
successo!
Passò un sacco di tempo a rimuginare. Ce la farò a resistere
così tanto? Lucia non aveva tutti i torti: non era il campione dei pazienti.
Squillò il telefono. Lui si alzò.
Ma chi poteva essere a... Guardò l'orologio: sì, alle due di
notte.
Si trascinò fino all'apparecchio. Alzò la cornetta.
<<Pronto?>>
<<Pronto? Indovina chi sono!>>
Lui sospirò.
<<Lucia>>
<<Scusa, non riesco a dormire>>
<<Siamo in due. Perché hai telefonato a me? Le tue
amiche?>>
<<Dormono, beate loro>>
Silenzio.
<<Senti, Takao, io non ce la faccio>>
<<A fare cosa?>>
<<A resistere fino a dopo Natale!>>
<<Guarda che hai deciso tu!>>
<<Sì, sì, lo so, sono stata una stupida, scusa!
Allora?>>
Takao rifletté un momento.
<<Che fai venerdì sera?>>
<<Niente, perché?>>
<<Ti va di andare al cinema?>>
Dall'altra parte non si sentì più nulla.
<<Lucia?>>
<<Eccomi! Scusa, pensavo. Per me andrebbe anche bene,
ma...>>
<<Ma cosa?>>
<<Non mi vieni conciato come Olivier al primo
appuntamento, vero?>>
<<Cioè?>>
<<Smoking e mazzo di rose rosse>>
<<No, tranquilla, ma ti sembro il tipo?>>
<<Non si sa mai...>>
<<Ma per chi mi hai preso?>>
<<Cerco solo di evitare momenti
imbarazzanti!>>
<<Va bene...allora a venerdì?!>>
<<A venerdì>>
<<Buona notte>>
<<Buona notte>>
Takao abbassò la cornetta. Tornò in camera sua, si sdraiò e
cominciò a fissare il soffitto.
Si mise seduto di scatto.
<<Le ho chiesto di uscire?!>>
<<Takao!>> si sentì una voce <<smettila di
fare baccano e torna subito al letto!>>
<<Sì nonno>>
Si lasciò sprofondare nel cuscino.
Doveva proprio essere impazzito. Beh, gli conveniva
addormentarsi, o l'indomani si sarebbe addormentato in classe.
Il giorno dopo -o sarebbe meglio dire il giorno stesso-
Takao raccontò tutto a Max, Hilary e il Prof mentre andavano a scuola.
<<Allora s'è chiarito tutto>>
<<Sì, proprio tutto>>
<<No, non proprio tutto tutto>> s'intromise
Hilary fissando Max.
<<Che intendi?>> chiese Takao.
<<Ieri Max ha litigato con Lola, perché diceva che era
colpa di Lucia se tu eri così triste>>
<<E adesso?>>
La ragazza non fece in tempo a rispondere. Lola arrivò di
corsa.
<<Hilary?>>
<<Dimmi>>
<<Megumi mi ha chiesto di darti questi e dice che ti
aspetta vicino al campo da calcio dopo le lezioni per "quella
cosa">>
<<Va bene, ma non me lo poteva dire in classe?>>
<<Oggi ha il progetto>>
<<Ah, è vero. Va bene>>
<<Ok, a dopo. Buongiorno Takao, buongiorno
Prof.>>
Lola corse via.
Hilary riprese:
<<E adesso non si parlano>>
Takao si rivolse a Max.
<<Come sei riuscito a litigare con lei?!>>
<<Ah, credimi, c'è riuscito>> rispose Hilary.
Max non disse niente.
<<Avanti, adesso sai che è andato tutto a posto.
Insomma, tu e Lola che non vi parlate. E' assurdo. Neanche tra fratelli c'è
sintonia come tra voi>>
<<E' Takao che parla? Si è forse mangiato il
dizionario?>> bisbigliò il Prof a Hilary.
<<Dovete fare pace>> insisteva Takao.
<<La fai facile tu. Non c'eri. Era...era fuori di
sé>>
<<E tu provaci! Hilary, digli qualcosa>>
<<Senti, Lola per una cosa del genere è capace di
piangere per ore. Mi meraviglio che non sia annegata...ah, ci rinuncio. Io
vado avanti, ciao>>
La ragazza si mise a correre.
E Max non sapeva che fare.
<<Buongiorno, ragazzi. Sostituirò il professore di
matematica>>
L'uomo frugò nella borsa, guardando la classe.
Hilary alzò la mano.
<<Che cosa insegna, professore?>>
<<Musica. Infatti ho intenzione di portarvi nel
laboratorio della mia materia. Ora, per favore, alzatevi e, in silenzio,
dirigiamoci al piano di sotto>>
Raggiunsero il laboratorio. Tutti si sedettero.
Lola si mise affianco a Hilary.
<<Accidenti, è stupendo>>
<<Se lo dici tu, Lola>>
<<Ma scherzi, quelli sono impianti professionali. Una
cosa pazzesca>>
Il professore cominciò a svuotare quella specie di sacco di
pelle.
<<Allora, c'è qualcuno che sa cantare?>>
Tutte le ragazze in coro: <<Lola>>
Lei si guardò intorno come per fulminare tutte quelle che
avevano aperto bocca.
<<Chi è questa Lola?>>
Hilary indicò l'amica.
<<Traditrice>> si sentì dire sottovoce.
<<Lola, alzati. Di dove sei?>>
<<Mhm, sono italiana come lei, professore>>
<<Ah, finalmente un'italiana. Dimmi, sai
cantare?>>
<<Io? Nooo!>>
<<Sì>> la contraddirono tutte le ragazze.
<<Mi dispiace, Lola, ma ti hanno incastrato.
Conoscerai ogni cantante italiano, spero>>
<<Più o meno>>
<<Conosci Laura Pausini?>>
<<Sì>> ad un tratto, Lola era entusiasta.
<<Qual è la tua canzone preferita, della Pausini,
ovviamente>>
<<Tra te e il mare>>
<<Ah sì? Molto bella. Ti andrebbe di cantarla?>>
Lola spalancò gli occhi.
<<Davanti a tutti?>>
<<Ce la puoi fare>>
Hilary cominciò ad alzare la voce.
<<Dai, Lola, fatti sentire!>>
La bionda si guardò intorno, per poi cedere.
<<Ok>>
<<Bene>> il professore gli porse il microfono
<<io ti accompagno con la tastiera, ti dò l'attacco con un cenno>>
Lei si limitò ad annuire.
Il professore si sedette alla tastiera e cominciò a suonare.
Lola portò il microfono alla bocca, e:
<<Non ho più paura di te, tutta la mia vita sei tu, vivo
di respiri che lasci qui, che consumo mentre sei via, non posso più dividermi
tra te e il mare, non posso più restare ferma ad aspettare...>>
Max la fissava. Quegli enormi occhi azzurri, perché non se
n'era accorto prima di quanto fossero belli. E la sua voce. Gli sembrava un
usignolo. Possibile che l'abbia vista sempre e solo come un'amica?
<<...no, amore no, io non ci sto, o ritorni o resti
lì, non vivo più, non sogno più, ho paura aiutami! Amore non ti credo più, ogni
volta che vai via, mi giuri che è l'ultima, preferisco dirti addio......cerco
di notte in ogni stella un tuo riflesso, ma tutto questo a me non basta, adesso
cresco, mmm no, amore no, io non ci sto, o ritorni o resti lì, non vivo più non
sogno più, ho paura aiutami, amore non ti credo più, ogni volta che vai via mi
giuri che è l'ultima, preferisco dirti addio..........non posso più dividermi
tra te e il mare, non posso più restare ferma ad aspettare, eh, non posso più
dividermi tra te e il mare...>>
Tutti i presenti applaudirono fragorosamente. Il professore
si avvicinò alla ragazza, battendo le mani anche lui.
<<Brava, Lola, bellissima voce e stupenda
interpretazione. Si direbbe che le stessi vivendo le parole che cantavi>>
<<Oh, beh, riesco a immedesimarmi abbastanza
bene>>
<<Grazie, puoi tornare a posto. Allora ragazze, visto
che siete al corrente di tutti i talenti della classe, c'è qualcun altro che sa
cantare?>>
<<Sì, Lucia, ma non è venuta a scuola oggi. Ha
l'influenza>> rispose Hilary.
Il professore cominciò a rimettere a posto qualcosa.
<<Quando tornerà? Qualcuno lo sa?>>
<<Entro venerdì, o almeno così mi ha detto>>
rispose Lola.
<<Oh, bene, sentiremo anche lei. Venerdì verrò a
sostituire nuovamente il vostro professore di matematica>>
Le ragazze parvero entusiaste. I ragazzi sembravano
ancora più annoiati, tranne qualcuno che moriva dalla voglia di chiedere se
poteva suonare il basso o la batteria.
<<Allora, venendo ai ragazzi, chi sa suonare?>>
Due ragazzi si alzarono.
<<Nome e strumento>>
<<Io sono Hiroji, suono la batteria>> disse il
ragazzo castano con la fascetta bianca in testa.
<<Io Devin e suono il basso>> continuò il vicino
dai capelli scuri.
<<Bene ragazzi, da qui a venerdì ce la fate a imparare
una canzone?>>
<<Certo>>
L'uomo prese un raccoglitore.
<<Lola, dimmi se c'è qualche canzone che Lucia può
cantare>>
La ragazza sfogliò in fretta per poi soffermarsi su una
pagina. La fece vedere a Hilary bisbigliando qualcosa. Lei annuì.
<<Questa>> la fece vedere al professore.
<<Bene>> disse tirando fuori lo spartito
<<andate a fare le fotocopie, ragazzi>>
I due dopo poco ritornarono fissando le loro copie.
<<Qualcosa non vi convince?>>
<<No, professore, affatto>>
Hiroji e Devin si accordarono per le prove.
Intanto il prof stava parlando con Lola.
<<Senti, ma Lucia sa suonare qualcosa?>>
<<Sì, la chitarra e la batteria...>>
<<Potrebbe cantare suonando la chitarra?>>
<<Sì>>
<<Allora ci conto>>
Suonò la campanella della ricreazione.
<<Bene, ragazzi, tornate in classe. Ci
vediamo venerdì>>
Le ragazze cominciarono a spettegolare appena uscite dal
laboratorio. Ma chi è? Da dove è uscito? si domandavano in continuazione. E
allora arrivò Akiko,
<<Lo so io! Lui si chiama Giulio Salvi, è di
Padova, una città italiana, ha ventiquattro anni e si è trasferito qui giugno
scorso>>
<<Ed è bellissimo>> aggiunse un'altra.
<<Bella scoperta>>
Intanto Lola e Hilary passeggiavano insieme per la scuola.
<<Sei stata davvero brava>>
<<Grazie Hilary. Tu credi che lui...>>
<<Abbia recepito il messaggio? Beh, è difficile da
dire. I ragazzi...>>
<<Sono tutti uguali!>> dissero all'unisono.
Lola restò in silenzio per un po', come fosse
sovrappensiero.
<<A che pensi?>>
<<Liv oggi si fa un tatuaggio>>
Hilary rimase a bocca aperta.
<<Un tatuaggio? Ma dove? Che cosa? E quanto
grande?>>
<<Ah, non lo so>>
<<Ma non ha paura?>>
<<Se fosse per lei si tatuerebbe anche un
vestito>>
<<E adesso con Max?>>
Lola rimase in silenzio.
<<Non potete andare avanti così>>
<<Lo so. Io ho tutta l'intenzione di fare pace, ma lui
non sembra pensarla allo stesso modo>>
Le due si diressero verso la classe.
Max e Takao uscirono dal loro nascondiglio.
<<Sentito? Non vede l'ora di fare pace!>>
<<Sì, certo>>
L'amico lo fissò.
<<Senti, sta a te decidere: vuoi o non vuoi chiarire
tutto? Pensaci>>
Max tornò in classe con aria afflitta. Sì, ci doveva
pensare.
<<Dai, vieni>>
Liv si lasciò condurre nella capanna.
<<Paura?>> le chiese Lizzie.
<<No, più che altro...>>
<<Nervosismo>>
<<Sì>>
<<Non preoccuparti, è facile sopportare il dolore:
basta pensare a qualcos'altro>>
<<Ah, io ne ho già di pensieri in testa...>>
<<Bene, non c'è niente di meglio dei propri problemi
per distrarsi>>
<<Grazie...>>
<<Beh, almeno sei costretta a pensarci e a pensare
alla soluzione>>
<<Incoraggiante...>>
<<Dai, siediti>>
La mora si sistemò sul lettino.
<<Tranqui, sto sterilizzando gli attrezzi. Intanto
prendi il Quablock e scegli>>
Liv sfogliò, non trovando apparentemente niente. Lo chiuse.
<<Niente. Qualcos'altro?>>
<<Wow, una cliente esigente. Guarda i poster alla
parete, può darsi che trovi qualcosa>>
Liv setacciò ogni centimetro quadrato della parete, con una
faccia tutt'altro che soddisfatta.
Poi vide una rivista e cominciò a guardare le pagine.
Avendolo chiuso, guardò la copertina.
Ed era lì. Bellissimo, azzeccato, perfetto.
Lizzie si avvicinò.
<<Allora?>>
<<Sapresti farmi questo?>>
La ragazza fissò quel simbolo.
<<Stupendo. Certo. Dove?>>
Liv si scoprì il ventre piatto, indicando alla sua sinistra,
vicinissimo all'osso che ormai non sporgeva più come una volta.
<<Ok, sdraiati>>
La ragazza eseguì l'ordine.
Lizzie cominciò a tracciare quel segno nero che non sarebbe
mai andato via, un segno indelebile, come l'amore che quell'angelo teneva
in cuore.
<<Fa male?>>
<<Fa solletico>>
<<Sei incredibile>>
<<Grazie>>
Dopo poco, un panno tamponò il disegno, che poi venne
coperto con un cerotto.
<<Tienilo fino a domani, per quando andrai a scuola
potrai toglierlo>>
<<Ok>>
Liv si tirò giù la maglietta.
<<Grazie, Lizzie>>
<<Di niente>> rispose lei baciandola sulla
guancia <<ciao>>
La ragazza uscì dopo un gesto di saluto con la mano. Tornò a
casa.
Corse nella sua camera, si scoprì il ventre e abbassò il
cerotto in modo di vederlo, ed era lì: una piuma dalla dolce andatura, dal
cui lato rivolto verso l'alto si alzavano ondulate fiamme.
Il tratto nero era in forte contrasto con quella
pelle bianca. Un marchio a fuoco che non l'avrebbe più abbandonata.
Rimise il cerotto al suo posto. Coprì il tutto. Appena in
tempo.
<<Sono a casa>>
<<Ciao Ryan>>
Il fratello entrò nella stanza. Baciò la ragazza sulla
guancia.
<<Tutto ok?>>
<<Sì, Cristelle?>>
<<Tornerà a momenti>>
<<Bene, preparo la cena. Ti dispiace
apparecchiare?>>
<<No, certo>>
Un secondo dopo erano in cucina.
Ryan prese i piatti.
<<Ho incontrato Yuya per strada>>
<<Che ha detto?>>
<<Che hai litigato con Kei>>
Liv serrò gli occhi, come presa da un improvviso dolore.
<<Cosa ti ha raccontanto?>>
<<Mi ha detto solo questo>>
Liv alzò gli occhi al soffitto, sussurrando <<Grazie
al cielo>>
<<Non ci stare male. Era la cosa migliore che potesse accadere>>
Lei si voltò:
<<Chi sei tu? Dov'è mio fratello?>>
<<Lui non fa per te>> il ragazzo posò l'ultimo
bicchiere sul tavolo <<il tipo giusto è Brooklyn. Tu e lui
siete...>>
<<..talenti naturali. E' dalla preistoria che me lo
ripeti>>
<<E continuerò a ripetertelo>>
<<Il fatto di essere fratelli non vuol dire
che necessitiamo delle stesse cose. Nessuno dice che siccome non sopporti Kei
io non posso vederlo>>
<<Ti stai illudendo da sola: tu fin da piccola hai
sempre voluto una storia vera, di quelle da vivere, come con Hitoshi>>
<<Stare insieme non vuol dire necessariamente
camminare mano nella mano>>
<<Certo, stare insieme vuol dire essere baciati quando
all'altro fa più comodo>>
<<Il suo modo di fare non è affar tuo>>
<<Non sarai mai felice con lui>>
<<Ed invece sì!>> gridò la ragazza <<e lo
avresti capito se ti sforzassi di guardare dentro le persone>>
<<Solo un pazzo ti lascerebbe fare una stupidaggine
del genere. Come tuo fratello, non posso permettertelo>>
<<Ma Carmen me lo avrebbe permesso!>>
Ryan la fissò sbigottito.
<<Solo perché lei è rimasta sola per tutta la
vita, non vuol dire che devo seguire le sue orme. Tu non vuoi nemmeno che
io stia con Brooklyn. Tu vuoi solo riavere la tua gemella. E io non sono
Carmen. Solo adesso mi rendo conto di essere solo la sua immagine riflessa per
te>>
Lei si allontanò per prendere la giacca e una bandana.
<<Me lo ha detto lei, di tornare da Kei. Lei mi
ha insegnato ad agire d'istinto, ascoltando il mio cuore. Ed è l'insegnamento
più giusto che abbia mai ricevuto>>
Uscì sbattendo la porta.
Il fratello fissò l'affettato e la mozzarella appena
condita. Portò i piatti in tavola, per poi togliere tutto dal posto di Liv.
E così sua sorella lo aveva scoperto.
Jordan stava pulendo i boccali, quando vide quella ragazza
entrare. I capelli mori ricci raccolti in due trecce basse e coperti da una
bandana blu. Due ciuffi ribelli erano sfuggiti agli elastici e persino al pezzo
di stoffa.
I jaens a vita bassa gli andavano sotto le scarpe da tennis.
La maglietta sotto il cappotto faceva vedere un piccolo rigonfiamento alla
propria sinistra.
<<Ciao, Liv>>
<<Ciao, Jordan. Fammi il solito, triplo>>
<<A parte che è un secolo che non vieni qui per un
gin, lo vuoi pure triplo?>>
<<Allora fammene tre normali>>
<<Piccola, hai solo sedici anni, non ti fa bene tutta
quella roba>>
<<Qualche consiglio?>>
<<Almeno mangia qualcosa>>
<<Ok, tira fuori i salatini>>
In un attimo si ritrovò davanti patatine, stecche ecc.
<<Ehm...>>
<<Sì che c'è?>> disse il barman con la bottiglia
in mano.
<<Mi ci metti la lemon soda?>>
Lui rise.
<<Certo>>
Svuotò la lattina nel bicchiere e glielo porse.
Lei lo assaggiò.
<<Un altro po' di gin>>
<<Scordatelo, il gin così ti fa ammattire>>
<<Io ho molta resistenza>>
<<Sì, ma ti ubriachi subito. Non fa molto il fatto di
riuscire a non vomitare dopo qualche bottiglia>>
<<E va bene>>
Liv buttò giù tutto d'un sorso. Poi prese una manciata di
patatine e se le infilò in bocca.
Mezz'ora dopo era davanti a quella casa, ubriaca fradicia,
come solo il gin la faceva diventare e zuppa della pioggia che cadeva a
catinelle.
Si fece avanti, bussò.
Alzò il capo, indietreggiando. Era veramente enorme.
La porta si aprì.
Kei si ritrovò davanti una ragazza bagnata e ubriaca come
l'aveva vista il giorno prima.
<<Tu che ci fai qui?>>
<<Noi dobbiamo parlare>> La ragazza si fece
avanti, inciampò, ma non cadde a terra.
Il suo tono di voce era fermo, ma quello sguardo era
totalmente annebbiato dall'alcol.
<<In che condizioni sei?>>
<<Ti prego, fammi entrare>>
Lei varcò la soglia.
<<Dovresti andare a casa>>
<<No, ti prego, dammi l'opportunità di
spiegare>>
Il ragazzo la osservò. Il suo viso era sconvolto dalla
sincerità.
<<Va bene, vieni. William!>>
Un uomo alto e magro ben vestito si avvicinò ai due.
<<Mi dica, signore>>
<<Ci segua fino alla seconda camera a destra, ma resti
fuori nel corridoio, in caso io abbia bisogno di aiuto>>
<<Certo, signore, come desidera>>
<<Bene. Seguimi Liv>>
Al passare della ragazza, il maggiordomo si inchinò
leggermente con un <<Buona sera>>
Liv abbassò il capo sussurrando <<Anche a lei>>
Salirono le scale. La seconda porta a destra fu aperta. I
due ragazzi entrarono, mentre il signor William restò fuori.
Kei chiuse a chiave.
<<Allora, che mi devi dire?>>
<<Kei, ti giuro che mi dispiace tanto per ieri. Quella
birra...era un tipo che mi dava bruciore allo stomaco e quando ho di questi
problemi butto fuori tutta la rabbia>>
<<Era solo rabbia?>>
Liv annuì.
<<Ne tenevi repressa parecchia>>
<<Sì, e poi tra me e Hitoshi quella notte non è
successo niente, te lo assicuro! Certo non mi ricordo niente di quella notte,
ma non ho neanche mai osato pensare di tradirti! Tu sei tutto per me! Sei
uno dei pochi che mi ascolta veramente quando parlo, se mi devo sfogare tu mi
ascolti e non dici niente. Per me hai un cuore grande quanto una casa
e l'aver capito i tuoi errori e e l'essere cambiato fanno di te una delle
persone migliori esistenti al mondo. E io queste cose le penso sul
serio>>
<<Ma non pensi solo questo di me, giusto?>> il
tono di lui era ancora duro come il ghiaccio <<devi essere
sincera>>
<<Anche se poi mi prenderai per una schizzofrenica
andata? Ok. Sto per dire... le cose più imbarazzanti della mia vita. Oltre ad
essere il ragazzo più sincero che conosco...>> si trattenne un secondo
per l'imbarazzo, ma poi decise di sparare tutto d'un fiato <<...hai un
fisico da paura e baci da dio!>>
Non poteva credere di averlo detto. Respirò profondamente.
Si calmò.
<<Oggi ho litigato con mio fratello: gli ho detto in faccia
che Carmen non ci avrebbe rotto le scatole se fosse stata ancora viva. Potrei
capire se non ci fosse mai stato niente tra noi, ma non posso rinunciare a te
per colpa di Ryan o di Hitoshi. Sei tutta la mia vita. Forse neanche sarei
ancora qui, se non fosse per te>>
Improvvisamente, Kei vide lacrime salate bagnare quelle
guance rosse.
<<Kei, io ti amo>>
E mai tali parole ebbero un suono più dolce.
Il ragazzo fissava sbigottito la persona che aveva di
fronte, non riuscendo a credere alle proprie orecchie.
Liv provò ad avvicinarsi, ma al secondo passo
cedette. Kei per un soffio riuscì a prenderla.
Aveva perso i sensi.
La posò sul letto. Restò per qualche attimo
a guardarla, per poi uscire dalla camera.
<<Signore?>> si fece avanti il maggiordomo.
<<Per favore, William, faccia portare da Amelia una
coperta per la nostra ospite e un asciugamano. Riempa il lavabo e lo
porti qui, così si potra rinfrescare quando si sveglierà. Appena si
sveglia, le faccia fare un té da Amelia e le dica di
portare anche del latte e del miele oltre allo zucchero. Resti con lei
finché non torno>>
<<Sta uscendo, signore?>>
<<Sì, non ci metterò molto. Qualunque cosa chieda
l'ospite, vi prego di esaudire la richiesta>>
<<Certo, signore>>
<<A dopo, William>>
Jordan stava mettendo a posto le bottiglie, e pensava ancora
alla piccola Liv. Era uscita dal locale conciata male. Chissà dov'era andata.
<<Allora, questa birra?>>
Un giovane aspettava da circa dieci minuti l'ordinazione.
Teneva ancora gli occhiali da sole. Indossava la solita divisa da allenatore.
Finalmente poté afferrare la bottiglia marroncina e bere
l'oro liquido contenuto lì.
Si voltò verso l'entrata e vide chi stava aspettando.
Kei si avvicinò.
Hitoshi posò la bottiglia già vuota.
<<Vieni>>
Si diressero verso un tavolo in penombra. Si sedettero.
<<Allora, che vuoi sapere?>> disse l'uno
togliendosi gli occhiali.
<<Cosa è successo la notte di Capodanno con
Liv?>>
<<Beh, lei aveva bevuto, io sono andato lì e l'ho
portata a casa mia. E lei...>>
Kei lo guardava fisso negli occhi. Sembrava che da quello
che avrebbe detto Hitoshi sarebbe dipeso chissà cosa. E in effetti...
<<...mi ha urlato in faccia che ti amava e che non ti
avrebbe mai tradito, poi è andata in bagno e ha vomitato per tutta la
notte>>
Il ragazzo sospirò sollevato. Adesso si chiedeva perché
aveva creduto che avrebbe potuto tradirlo. Era sempre stato uno stupido, per
quanto riguardasse Liv.
<<Bene, non voglio sapere altro>> disse
alzandosi <<ciao>>
Se ne andò. Ecco cos'era successo. Lei gli aveva
praticamente ripetuto ciò che aveva detto a Hitoshi.
Ormai la rabbia non c'era più. Ora doveva tornare da lei
e chiederle scusa.
Liv aprì gli occhi e si mise seduta. Guardandosi intorno,
riconobbe la camera e il maggiordomo.
<<Felice di vederla sveglia, signorina...>>
<<...Liv Tyler>>
<<Certo. Lì c'è il lavabo e un asciugamano per
potersi sciacquare il viso>>
<<Oh, grazie>>
Lei si alzò e si diresse verso il lavabo.
<<Gradisce del té, signorina Tyler?>>
<<Mi chiami Liv>>
<<Certo, signorina Liv>>
<<Per il té, se non vi crea troppo disturbo,
accetterei volentieri>>
<<Certamente, come lo desidera?>>
<<Con latte e miele, possibilmente>>
William uscì ad avvertire Amelia, che dopo pochi minuti
entrò nella camera portando un vassoio con una bella teiera, una tazza decorata
dal segno del pennello che lasciava tratti rossi e verdi nella delicata forma
delle rose posata su un piattino dello stesso servizio, due piccoli bicchieri
di vetro decorato contenenti latte e miele e un vassoio con dei biscotti.
La donna era robusta, con un viso dolce e paziente
che segnato dal tempo trasmetteva anche tutta la saggezza acquistata nei lunghi
anni vissuti.
<<Ecco, signorina, il suo té e dei biscotti
appena sfornati>>
<<La ringrazio molto. Qual è il suo nome?>>
<<Amelia>>
<<Io sono Liv, molto lieta di conoscerla>>
<<Ricambio, signorina Liv>>
Liv versò nel té il latte e il miele e bevve dopo aver
mescolato. Riuscì a mangiare anche qualche biscotto, nonostante poco prima si
sentisse lo stomaco chiuso.
Amelia portò via tutto, mentre il maggiordomo restò con lei.
<<L'ho per caso offesa, prima, signor William?>>
<<No, signorina>>
<<Oh, meno male, sa quando si è in quello
stato...>>
<<Non si deve preoccupare, è stata anzi molto
educata>>
<<Sono felice di sentirglielo dire>>
<<Signorina Liv, io...in generale, noi tutti di
servizio in questa casa, ci tenevamo tanto a ringraziarla di
persona>>
<<Per cosa, di grazia>>
<<Grazie a voi, il signor Hiwatari è molto più sereno>>
<<Si sta riferendo a Kei, vero?>>
L'altro annuì.
<<Sembra proprio che abbia la coscenza molto più
leggera, parla molto di più con il personale e torna molte più volte in questa
casa invece di dormire nei nuovi alloggi del collegio>>
<<Sono contenta di questo, ma non credo sia tutto
merito mio>>
<<Beh, ha fatto la sua parte. Io sono certo che
il signor Hiwatari tenga veramente a lei>>
<<Cosa gliene dà la certezza?>>
<<Il modo in cui parla di lei>>
<<Lui...parla di me?>>
<<Sì. Lo conosco da quando era piccolo e mai
l'ho sentito parlare tanto bene di una persona: la descrivere come
una salvatrice>>
<<Non credo di meritarmi di essere paragonata ad una
simile immagine>>
<<Non credo di aver compreso bene la situazione, ma da
quello che ho capito, penso ci sia stato solo un grande malinteso e che si
possa facilmente chiarire>>
<<La ringrazio infinitamente, signor William, per
tutto>>
L'uomo sorrise.
<<Potrebbe farmi un untimo favore, signor
William?>>
<<Certamente>>
<<Sarebbe così gentile da darmi carta e penna?>>
<<Certo>>
Dopo che Liv ebbe finito, prese la giacca e scese le scale,
con a fianco il signor William.
<<Grazie ancora, e si ricordi di dire a Kei del
messaggio>>
<<Certo, signorina Liv, spero di rivederla
presto>>
<<Anch'io. Arrivederci>>
La ragazza uscì e si diresse verso casa.
Dopo mezz'ora arrivò.
Entrò. Cristelle le corse incontro.
<<Liv, oddio, non sai quanto ero in pensiero!>>
disse abbracciandola <<ma hai i capelli zuppi, cosa...?>>
<<Niente, non ti preoccupare, sono andata a fare un
giro e ho preso un po' d'acqua>>
<<Va bene, però adesso fatti una doccia e vai al
letto, che se no ti ammali>>
<<Sì>>
Andò in camera sua e si buttò sul letto.
Si sentiva serena, serena come non mai. Ormai non gli
nascondeva più niente. Gli aveva detto tutto, tutto tranne...il tatuaggio.
<<Glielo farò vedere domani>> sussurrò.
E dal giorno dopo non ci sarebbero stati più segreti.
Kei tornò di fretta nella sua villa.
Entrò e chiuse frettolosamente la porta.
<<Liv>> cominciò a gridare salendo le
scale<<Liv!>>
William comparve in cima alle scale.
<<William, dov'è Liv?>>
<<Signore, ormai è tornata a casa>>
<<Come?>>
<<E' andata via signore, ma le ha lasciato una busta
nella camera dove riposava>>
Il ragazzo corse nella stanza.
Appena vide la busta la afferrò e l'aprì con foga.
C'era una lettera e due biglietti, apparentemente
aerei.
Lesse velocemente.
<<Kei,
innanzitutto scusa ancora per il mio comportamento. Non
dovevo piombare qui in tale modo. Grazie per avermi ascoltato e soprattutto per
non avermi cacciato. Il signor William e la signora Amelia sono stati davvero
molto gentili e rivolgo a loro ancora una volta i miei ringraziamenti. I
biglietti che hai trovato sono per un'andata-ritorno Giappone-Germania. Ti
sto invitando a passare con me e con tutto il gruppo (Lucia, Takao ecc...) le
vacanze di Natale. Quando ci rivedremo potrai darmi una risposta. Spero
che tu mi abbia perdonato, anche se non me lo merito e ancora scusa per tutte
le brutte parole di ieri. Ci vediamo a scuola.
Ti amo
Liv>>
continua con "Everywhere"
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