Sorrisi.
Il vento mi scompigliava i capelli.
Ero seduta in mezzo al campo dello stadio nazionale e pensavo.
Pensavo a me.
Pensavo alla mia vita.
Pensavo ai momenti che hanno segnato la mia esistenza.
Per quale motivo?
Malinconia.
Un po’ di malumore.
Niente, niente di più.
* * * *
Avrò avuto quattro anni quando mio padre e mia madre si separarono.
Salutai mio fratello una tetra mattina di Ottobre.
La nebbia era fitta come non mai,
l’aria umida e pesante, come suono di sottofondo le lacrime amare di mio fratello e di mia madre.
Mio padre era arrabbiato e impassibile e stringeva a se mio fratello, mentre mia madre mi trascinava via.
E’ stranissimo che mi ricordi ancora, ma è un evento che ha tormentato i miei sogni per anni e anni.
Io e mia madre andammo ad abitare in un piccolo paesino di provincia in Italia.
Lei conosceva una donna lì che ci avrebbe aiutate.
Era una donna alta, dai lunghi capelli biondi. Era Italiana,suo marito era giapponese, e aveva due figli, un maschio e una femmina,della mia stesse età.
San era una bambina dall’aria vispa e allegra, dai capelli chiari e gli occhi azzurri.
Rob era un ragazzo moro, dagli occhi neri e la faccia un po’ stralunata.
Ci diedero un tetto un pasto caldo, appena arrivati da una terra lontana.
Mia madre non sembrava riconoscente, anzi sembrava che quella famiglia fosse obbligata ad aiutarci.
Passarono meno di due giorni che trovammo casa grazie all’aiuto di quella donna così gentile: Nancy Denton.
Mia madre perse presto la retta via.
Mia madre non c’era mai per me.
Era tutta sola e sempre per quello strano signore che da un po’ di tempo girava per casa nostra.
Mia madre diceva che lo amava.
Nancy diceva che non era affidabile.
Passarono due lunghi anni.
Mia madre se ne andò con quell’uomo.
Io rimasi lì.
Mi abbandonò.
Diceva che io con lei non avevo nessun futuro.
Mi affidarono alla famiglia Denton.
Stando sempre a contatto con loro mi ammalai della loro malattia: la malattia del calcio.
Passavamo gran parte del nostro tempo con Nancy, che essendo il mister di una squadretta femminile, adorava il calcio e chi lo praticava.
Parlai molto di Philip, mio fratello, ai miei nuovi fratelli e ai miei nuovi genitori.
Col tempo mi sentii parte integrante della famiglia.
San era sicuramente più che un’amica per me.
Fiducia.
Sincerità.
Fedeltà.
Allegria.
Era così la nostra amicizia.
Poche parole.
Molto significato.
Una notizia giunse, l’anno seguente,alle mie orecchie.
Rob e papà sarebbero partiti per il Giappone.
Non sapevo perché, sapevo che io e San non potevamo andare.
Volevo vedere Philip.
“Se per caso lo incontrerò vi farò rincontrare,promesso!”
“Ok, promesso. Grazie Rob!”
Dissi fiduciosa.
Passarono due anni.
Nessuna notizia su Philip.
Io non mi arrendevo.
Avrei rivisto il mio fratellino.
* * * *
La nostra era diventata, ormai, una routine quotidiana.
Da tre anni io e San giocavamo nella Eleven F. FC la squadra di Nancy.
Da tre anni vincevamo il nostro campionato.
Io e San eravamo la coppia d’oro della regione.
Uscivamo dal campetto di calcio alle sette attraversavamo la strada, che non era quasi mai trafficata, arrivavamo nel parco, lo attraversavamo ed eravamo già arrivate a casa.
Un giorno qualcosa non andò come doveva andare.
Attraversai più in fretta del solito la strada.
Una frenata.
Mi sentii più leggera.
Poi…
…un dolore mai sentito prima…
Un tonfo.
Un volo a dieci metri dal punto in cui ero.
Sentii San urlare.
Che tremendo dolore…
…dolore…
Poi il buio.
* * * *
Ricordo che mi svegliai ventiquattro ore dopo.
“Come è andata dottore?”
“Bene, in sei mesi ricomincerà a correre e camminare come prima,ma per sei mesi dovrà fare riabilitazione.”
Sentii la voce di San.
“Sei mesi?Non ce la farà, non resisterà!”
Decisi di farmi sentire.
Dopo quel giorno passai sei…
…sei lunghissimi mesi a fare riabilitazione…
Vedevo San giocare a calcio e migliorare sempre di più.-
Mi pervase un terrore.
E se non fossi più riuscita a giocare a pallone come prima?
Ancora nessuna notizia su Philip.
Provai una terribile noia.
Ero persa.
Sentivo San lontana.
Ora era Sere ad avermi sostituito.
Ora erano loro la coppia d’oro.
Temevo che mi avessero dimenticato.
Pensai per un attimo di non giocare più a calcio anche se fossi ancora riuscita a farlo.
Sognai.
Sognai che il calcio mi avrebbe portato lontano.
Ero decisa a ripartire.
Anche da zero se era così che doveva andare.
Riocominciai appena potei a giocare.
“Formidabile!”ridacchiò Nancy”L’ho cresciuta io quella ragazza!”
Io e San eravamo la sola e unica coppia d’oro.
Ero riuscita a giocare di nuovo.
Ero al settimo cielo.
Un giorno Sere mi sfidò.
Accettai.
Andammo al campetto un sabato sera e lei mi guardò con aria cattiva e di sfida.
La prima che faceva gol vinceva il titolo di componente onoraria della coppia d’oro.
San diede il fischio d’inizio.
Partii subito e la scartai, ma presto lei mi riprese.
Cercai di evitarla di nuovo, ma mi rubò la palla.
Mi fermai, le diedi qualche metro,poi, le rubai la palla, partii in contropiede arrivai davanti alla porta e segnai il gol della vittoria.
Sere in silenzio se ne andò.
San cominciò ad esultare!
Ricordo che l’anno dopo giunse una notizia: Saremmo andate in una scuola in Germania…
Germania!?
Germania.
Io feci un respiro profondo,ma San no.
Lei non era così.
Lei era come avrei sempre voluto essere io.
Vispa, allegra, orgogliosa, simpatica.
Senza problemi a dire ciò che pensa.
Guardo fissa sua madre negli occhi e le urlò:
”Io non vado in Germania!Vacci tu se vuoi!”
“Tu ci vai e come!”
Disse Nancy visibilmente nervosa.
“Imparerete a giocare a calcio nella squadra dell’Amburgo Femminile. Conoscerete i più grandi campioni e le più grandi campionesse d’Europa!”
“Campioni?Maschi! Non sopporto la PUZZA di maschio io!”
“Smettila San!Non dire stupidaggini!”
San uscì…
E gridò che fino alla sera non sarebbe tornata…
“Vai con lei…”
Sbottò Nancy…
“Cosa ?”
Non capii.
“V-A-I- C-O-N -LEI!”
Uscii, sapevo d’ove era.
Detestava tutti i maschi.
Escluso suo fratello, tutti gli altri per lei non valevano niente.
Come immaginavo eri là,carissima San.
Sei mia sorella, la mia migliore amica.
Era in mezzo al campo un po’ come me ora.
Mi sorrise e disse
“Vuoi andare in Germania?”
“Voglio imparare a giocare a calcio.”
”EH!?”
Fece uno strano verso.
Lo so,lo so perché.
Non le avevo mai detto nulla che contrastava le sue idee.
Probabilmente perché eravamo sempre d’accordo.
“Però con i maschi non voglio fraternizzare” Disse.
Ci avviammo a casa.
La partenza per la Germania era prevista per fine settimana.
E’così che andarono le cose prima di incontrarti.
Unico.
Grande.
Amore mio.
Arrivammo ad Amburgo un umido pomeriggio di Settembre.
Giusto in tempo per l’inizio dell’anno scolastico.
“Non mi piace qui!”
Sbottò San.
Non commentai.
Neanche a me quel posto aveva fatto una bella impressione.
Non mi preoccupavo della lingua.
Avevo già imparato a parlare italiano quando conoscevo solo il giapponese.
Il corso di lingua tedesca mi sarebbe sicuramente tornato utile in quella situazione.
San non sembrava affatto preoccupata di niente.
L’unica cosa che sembrava turbarla era un ragazzo biondo che si allenava nel campo davanti al nostro alloggio.
Avevo sentito dire che era il capitano della Grunwald : Karl Schneider.
“N-o-n –l-o –s-o-p-p-o-r-t-o!”
“Se neanche lo conosci!”
Dissi, allora, a San.
“Puzza di maschio più degli altri!” Si limitò a dire ,mentre scendevamo le scale dello spogliatoio.
Stavamo per entrare in campo.
Greta Dincher era la capitana.
Sia io che San non le eravamo affatto simpatiche, ma ci trattava bene, mentre il resto della squadra ci scherniva e ci prendeva in giro.
All’inizio fu difficile ma per fortuna ci fu qualcuno che ci aiutò.
Fu proprio Schneider a darci il suo aiuto.
Il pomeriggio della prima partita di campionato io e San avremmo dovuto fare bella figura per avere il posto fisso da titolare,
Ero in panico.
San, come al solito, era calmissima.
Entrammo in campo e una voce giunse alle nostre orecchie.
“Dai Mindy sei tutti noi!”
Era Karl che sapeva benissimo che gli urli di incitamento mi davano una carica pazzesca.
Poi, sempre lui gridò:
“San non fare brutta figura!”
San era così arrabbiata che decise che in campo si sarebbe scatenata.
Karl aveva capito, in poco tempo, tutto di noi.
Greta, il capitano, e Irina, la prima punta, diedero il calcio d’inizio.
Le nostre avversarie erano quelle della Bismarck una potente squadra femminile di una scuola del nord.
La loro capitana faceva quasi paura.
Mi guardò con cattiveria.
Ricordo che le feci la linguaccia J !
“Corri numero 12!”
Mi urlò il capitano.
“Numero 24 !”
“Arrivo capitano!”
Gridò San.
La raggiungemmo e lei mi passò la palla.
Partii in fuga. Mi liberai di tre avversarie. Notai San vicino a me, le passai la palla, lei me la ripassò, vidi smarcata il capitano e le feci un passaggio lungo, ma fu intercettato.
Il capitano la recuperò e me la passò.
Gridò, assieme a San, “È ora, fai gol!”
Io caricai il mio tiro, chiamato “Il volo della Ballerina di ferro”, e segnai.
Il tuffo del portiere fu assolutamente inutile.
* * * *
Mi chiamano la Ballerina di ferro a causa della grazia che ho in campo e del fatto che ho superato quasi totalmente il mio incidente.(Quando mi hanno investita)
È un soprannome che adoro!
Comunque non solo io feci gol in quella partita; infatti San fece una rovesciata spettacolare in seguito a una corsa in solitaria attraverso tutta l’area avversaria.
* * * *
Lei è la Fata dell’area. È un soprannome che le hanno dato in seguito ad una partita fatta in Italia in cui fece tre gol con tre rovesciate.
La partite sul due a zero.
Avevamo fatto un figurone; la coppia d’oro femminile era arrivata in Germania.
Greta si avvicinò a noi e disse con tono solenne:
“Sorelle Denton, complimenti, siete in squadra!”
Ci furono tante partite dopo quella.
Ne perdemmo solo una.
La squadra di Darma Hallo la D.o.p. FC.
Perdemmo 4 a 2.
La finale avremmo proprio dovuta giocarla con quella potente squadra uscita imbattuta dalle frasi precedenti del torneo.
Greta si era infortunata durante l’allenamento e quindi il capitano sarebbe stata Irina.
Quando entrammo in campo vidi davanti a me Darma.
Mi fece paura.
Era quasi una spanna più alta di Irina che fra di noi era la più grande di statura.
La capitana volle attorno a se la squadra prima del calcio di inizio, mi ricorderò per sempre le sue parole così forti.
Avendola sempre vista all’ombra di Greta le sue parole mi sembrarono ancora più importanti:
”Dobbiamo vincere. Insieme. Per Greta.
Sarà la prima e l’ultima volta che farò il capitano. Voglio vincere.
Ragazze battiamo quelle sfigate!”
“Siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!VINCIAMO!!!” Urlò San.
“VINCIAMO GENTE!” Gridai.
Così la partita ebbe inizio.
Notai che sugli spalti era presente un uomo in compagnia di un ragazzo con il berretto rosso.
Appena lo vidi mi venne voglia di fare gol!
Io e San partimmo a velocità stratosferica, sentivo le gambe far male a causa dello sforzo a cui le stavo sottoponendo (l’incidente che mi aveva costretto sulla sedia a rotelle per 6 mesi si faceva sentire).
Raggiungemmo l’area avversaria.
Caricai il mio tiro della ballerina e segnai uno splendido gol!!
Darma non si fece attendere.
Segnò un gol di potenza che non lasciò scampo al nostro portiere che rimase immobile al centro della porta.
Ora era la volta di San.
Fissò il vuoto e partì velocissima per una delle sue azioni combinate.
Ecco la coppia d’oro.
Arrivate davanti alla porta passai la palla a San che si trovò davanti Darma.
Con un’azione rapida e precisa la superò e segnò il secondo gol con una potenza straordinaria.
Finì il primo tempo.
Durante l’intervallo osservai i movimenti del ragazzo dal capello rosso.
Iniziò il secondo tempo.
Darma segnò due gol nei primi dieci minuti.
Ora eravamo sotto di un gol e per vincere avremmo dovuto segnare due gol.
Ci sembrò impossibile, ma vedendo Greta sugli spalti a tifare per noi ci tornò la forza.
Irina fu strepitosa.
Partì.
Segno un gol.
Darma era in panico.
Arrabbiata come non mai,ma nervosa perché la situazione gli era sfuggita di mano.
La coppia d’oro doveva farsi valere.
Io e San partimmo e attraversammo velocemente il campo.
Superammo tutte le avversarie e anche davanti al quel colosso di Darma non ci fermammo e caricammo il nostro tiro combinato.
“Prova a parare questo!”
Gridammo.
“Super two sister goal!”
La palla si insaccò nella rete.
L’arbitro fischiò la fine della partita.
“GOLLLLLLLLLLLLLL”
“ABBIAMO VINTO!”
Greta saltava e gridava che eravamo le migliori.
Io e San ci abbracciammo e tutti fummo avvolti da una sensazione fortissima di gioia.
Guardai sugli spalti.
Il ragazzo col berretto non c’era più.
Lo vidi a scuola diversi mesi dopo.
Era quasi da un anno che eravamo in Germania.
Un giorno mi giunse una notizia bellissima notizia.
Cara San, cara Mindy,
Sono felice di annunciarvi che ho conosciuto una persona mooolto particolare.
Il suo nome è Philip Callaghan.
Sorellina Mindy, non lo conosco personalmente, ma ho sentito parlare di lui.
È capitano della Flynet una squadra di calcio di un piccolo paese di montagna.
Dicono che sia un bravo capitano e che giochi con eleganza anche se non lo ho mai visto in azione.
Ho saputo di lui tramite il capitano della squadra della città in cui sono.
Si chiama Oliver Hutton e ha la stoffa del campione!
Pensate è allenato da Roberto Sedigno( lo so che non si scrive così ma non ho idea di come si faccia la “N” di sedigno al computer. By Mindy)!
La squadra ha perso due elementi fondamentali di recenti: Tom Becker, un giocatore che faceva coppia con Oliver, che è andato in Francia e il portiere, che dicono sia il migliore in circolazione, Benjamin Price, che è venuto li in Germania.
Magari lui conosce Philip!
Vi voglio un bene dell’anima!
Saluti il vostro Rob.
“Cosaaa???”
Urlò San”Ma è fantastico! Eccezionale!”
“Eccezionale? È miticissimo! San nostro fratello ha trovato mio fratello non è stupendo!”
“È splendido!”
* * * *
Che giorno stupendo è stato quello!
Ho ancora la lettera, la porto sempre con me!
* * * *
Al quanto pareva il ragazzo col berretto si chiamava Benjamin Price.
Non mi andava affatto a genio e neanche a San piaceva.
Diceva che puzzava anche più di quel “grullo di Karl”.
Strafottente, arrogante, orgoglioso, tutto ciò che non mi piaceva in un ragazzo.
Anche se… aveva gli occhi neri, profondi…i capelli nerissimi come la notte… era bellissimo.
Anche se insopportabile.
Infatti un giorno io e San andammo a chiedergli se quando era in Giappone conosceva Philip Callaghan.
“No” Rispose “Lo ho solo sentito nominare per fama”
Parlò con un tedesco masticato e con tono arrogante.
“Lo odioooo!” Urlò San
Io mi limitai ad allontanarmi e a pensare a quanto fossero belli i suoi occhi.
Comunque continuavo a non sopportare il suo tono arrogante.
La mattina dopo sentimmo dei rumori dal campo.
Lo stavano prendendo in giro, l’unico che non lo infamava era Karl.
“E bravo Karl” Pensai.
Verso sera notai che al campetto c’era un gran tumulto.
Io San e Greta andammo a vedere.
“Giapponese di mer••!”
“Torna da dove sei venuto sbruffone!”
“Stanno picchiando Price” Gridai.
Karl era lì vicino che guardava impassibile la scena.
“Gli sta bene!” Disse San.
“C’era da immaginarselo, sapete come sono fatti!” Continuò Greta.
“E non lo aiutiamo?” chiesi io.
“Meglio di no!” Disse Greta che insieme a mia sorella proseguì a camminare.
La sera decisi di andare a casa di Price per vedere come stava.
Quel ragazzo così insopportabile mi faceva un po’ pena.
Non si era fatto neanche un amico fino a quel momento e Karl non sarebbe di sicuro andato a trovarlo.
Arrivai davanti all’enorme casa in cui mi avevano detto abitava Benjamin.
San si era rifiutata di fare la brutta figura con me e perciò ero andata da sola.
Suonai il campanello. Faceva freddissimo e stavo congelando.
Mi aprì una cameriera che mi fece subito entrare dicendo che era freddo per stare fuori.
Chiamò un uomo sulla quarantina che mi porse la mano e disse:
“Piacere Freddie Marshall…tu…”
”Oh… Piacere Mindy … Denton”
“Ah la Ballerina! Veramente una grande partita la finale!”
“Sii Sì”
“Complimenti anche alla ragazza che chiamano -Fata- e la capitana della squadra!”
“Certo…io ero qui per..”
“Sì, un attimo… BENJAMIN!”
“Arrivo!”
Gridò una voce.
“Io sono il tutore di Benjamin, piacere di averti conosciuto.”
Poi si allontanò.
Dalle scale scese Benjamin.
Aveva il suo inconfondibile berretto rosso; mi guardò e disse:
“E tu che ci fai qui?!”
“OH ciao Mindy!mi fa piacere vederti!”
Dissi in tono sarcastico.
“Sì certo! Ecco…Ciao!”
Aveva l’aria imbarazzata.
Mi fece accomodare.
“Perché sei qui. Te lo ha chiesto qualcuno?”
“Io veramente volevo venirti a trovare… Sai stamattina ti ho visto…”
si tolse il cappello.
Aveva un sacco di lividi in faccia.
“Domani… Io…Io…gli…”
“Ti vendicherai.”
”Più o meno.”
Disse guardando il pavimento.
“Voglio assistere al tuo riscatto! Anche io e San abbiamo dovuto affrontare delle difficoltà appena arrivate. Sono dalla tua parte!”
“Non ne ho bisogno.”
Feci il muso.
“…Però mi fa piacere che tu tifi per me…”
Gli sorrisi.
“È ora che io vada:”Dissi.
“Ciao!”
“Ciao… Grazie di essere venuta!”
* * * *
Mi ero innamorata.
Ma non volevo ammetterlo ne a me stessa e tanto meno agli altri.
Il giorno dopo vidi la rivincita del Signor Price.
* * * *
Al campo un ragazzo, quel giorno,si fece valere.
Aveva praticamente distrutto tutti coloro che il giorno prima lo avevano picchiato, soprattutto il portiere che era geloso delle sue straordinarie capacità.
“Si fa valere!” sbottò Greta.
“Che gli hai detto ieri sera per farlo diventare così aggressivo?” Chiese San.
“Che avrei assistito alla sua vendetta e… che faccio il tifo per lui”
“ Hai fatto colpo sorellina!”
Diventai rossa paonazza e dissi che era meglio di no.
Presto io San e Benji diventammo abbastanza amici, anche se San rimaneva sempre dell’idea che non fosse gran che.
Passò diverso tempo.
E fu annunciato l’inizio delle convocazioni per i mondiali in Francia.
Ero in fibrillazione.
I mondiali giovanili maschili e femminili in Francia.
“È arrivata!É arrivata la lettera! Sono ai mondiali!”
Gridò una mattina Irina.
“Anch’io. Anch’io!” Urlò Greta, e si abbracciarono saltellando.
“E noi?” Mi chiese San.
“Se saremo convocate ci chiameranno dal Giappone.”
“Non dall’Italia?”Continuò.
“No, noi non siamo italiane… Spero che ci chiamino, lo spero proprio.”
Pochi giorni dopo un uomo dalla faccia conosciuta si avvicinò a me e a San.
“Signorina Mindy!”
Lo riconobbi.
“Signor Marshall!”
“Chi è?” mi bisbigliò nell’orecchio San.
“Il tutore di Price…”
“… Non che allenatore della nazionale maschile giapponese!”
Proseguì Freddie.
“Lei..” Disse indicando la donna che gli era accanto “è l’allenatrice della nazionale femminile giapponese la Signora Steven!”
“Piacere!” Disse l’atletica e gentile signora che avrà avuto più o meno l’età di Nancy.
“Io sono qui per convocarvi ufficialmente per i mondiali in Francia facendo parte delle nostra nazionale!”
“WOW” Gridò San.
“Fantastico!”
“Queste sono i vostri borsoni e dentro c’è la vostra divisa”
Subito aprimmo e guardammo le nostre maglie.
“10”dissi”sono il numero 10”
“E io l’11”
“La coppia d’oro ha un numero d’oro!” disse la Signora Steven, che ci salutò ci diede appuntamento a quando la nazionale femminile e maschile sarebbe venuta in Germania per fare un’amichevole rispettivamente con l’ Amburgo di me e San e con la Grunwald di Benji, e ci salutò cordialmente.
“Siamo convocate!”
“Sì San, siamo le migliori!”
* * * *
Questo ,forse, è uno dei ricordi più belli che ho dell’inizio dei mondiali giovanili.
* * * *
Le due nazionali arrivarono un pomeriggio sereno e cominciammo presto a giocare a pallone.
Prima giocammo noi ragazze e… non ci fu storia.
La nazionale giapponese, senza me e San, perse per sette a uno.
I primi due gol erano del capitano Greta che fece due azioni in solitaria spettacolari.
Poi ne feci due io con la collaborazione dei passaggi con San.
Poi feci due assist per le rovesciate di San che segnò ad entrambe le occasioni.
Irina volle fare la sua figura e segnò un gol straordinario.
I ragazzi del Grunwald cominciarono ad esultare quando, a qualche minuto della fine, la Mister Steven fece entrare la prima punta fiore all’occhiello della nazionale.
Lain Chan che appena entrò non ebbe problemi a superare la nostra difesa e segnare un gol memorabile.
Partì l’applauso della nazionale maschile del Giappone.
Toccò poi alla nazionale maschile e alla squadra di Karl e Benji ( Guardatevi la puntata n• 21 by Mindy).
Finì 5 a 1 per la Grunwald e l’unico gol del Giappone fu quello di Mark Lenders, il capitano in assenza di Hutton infortunato alla spalla, che fu un “regalo “ di Benji che poi disse a Mark che se la nazionale avesse giocato così avrebbe sicuramente perso subito e che non aveva rispettato la sfida di fargli un gol da fuori area.
Il capitano si tolse la fascia e la diede ad un altro giocatore… il numero 12… Philip Callaghan!
Rimasi a fissare San incredula e poi mi allontanai in silenzio insieme alle altre ragazze, mentre sentivo su di me gli sguardi di Karl e Benji.
Ad assistere alle partite oltre agli innumerevoli spettatori c’erano anche i due della coppia d’oro argentina Juan Diaz e Pascal Errera e le due gemelle Argentine Ana e Paula Monez.
Il giorno dopo sarei dovuta andare con Benji e San a fare una visita medica accompagnate da Nancy che arrivò verso sera. Sempre quel giorno ci sarebbe stata la cena con tutti i componenti della nazionale maschile e femminile giapponese.
Prima di andare a casa feci una passeggiata con San a per strada incontrammo Karl e Greta.
“Ciao giapponesine!” Disse ridendo Greta.
“Ciao!” Salutò Karl
“Buonasera piccioncini!” Rispondemmo noi.
“Che vinca il migliore! Noi partiamo domani per la Francia e questa è l’ultima occasione di vederci prima dei mondiali! Ci vediamo in finale Coppia d’oro!
“Ci vediamo capitano Gre’”
“Vedrai! Vinceremo…Noi”
Poi ci salutammo con un sorriso.
Era la mattina della visita.
Il cielo era sereno anche se la temperatura era un po’ più bassa del solito.
Raggiungemmo verso le sette la clinica in cui avrei dovuto fare la visita.
Ci sedemmo nella prima poltroncina si sedette Nancy, a fianco a lei Benji, poi San e in fine io, mentre Marshall era in piedi appoggiato alla parete.
Vicino a me c’era una poltrona vuota e poi un’altra in cui era seduto un ragazzo dall’aria famigliare che guardava il pavimento reggendosi la testa con le mani.
Si girò e ci guardò poi riabassò la testa.
S girò di nuovo ci riguardò e disse:
”Benji!”
“Julian Ross!” Disse Benjamin.
“Che ci fai qui Price?”
“Visita medica in vista del mondiali!”
“ Io sono qui per un elettrocardiogramma!”
”So che non giocherai…” Continuò in tono serio Benji.
“Forse… A me basterebbero anche solo 5 minuti.”
”Ehm ehm …” Sbottò Nancy.”Non ci presenti al tuo amico Benj’?”
“Non chiamarmi Benj’; Comunque, Lei è Nancy Denton la madre di San e Mindy.”
”Piacere disse Nancy stringendo la mano a Julian.
“Lei è San Denton, la Fata dell’area dell’Amburgo femminile!”
San si alzò e gli porse la mano.
Era strano. Avrei giurato avrebbe detto qualcosa del tipo - è meglio che non stringa la mano ad un maschio, potrei infettarmi della loro malattia della stupidità!- era stata così carina e gentile. Strano mooolto strano.
“Lei, invece è Mindy Denton Callaghan, la Ballerina dell’ Amburgo femminile.”
“Piacere, tu devi essere sorella di Philip, ha parlato spesso di te durante il viaggio!”
Gli strinsi la mano e dissi:
“Ha parlato di me!?”
“Già” Rispose sorridendo.
“Ma è fantastico!” Dissero in coro San e Nancy sorridendo.
Un medico si affaccio e mi chiamò. Mi alzai e dissi di darmi la buona fortuna.
Se le mie gambe erano anche solo un po’ indebolite non avrei potuto giocare il mondiale.
Uscii e dissi :”Tutto perfetto gente!”
Dalla stanza del cardiologo uscì Julian sorridente.
“Beh ci vediamo stasera!”
“Già, stasera…”
Disse San che sembrava avere la testa da un’altra parte.
“Ciao!” Salutai, e così tornammo a casa.
San si stava ammalando della malattia che odiava più al mondo.
Conosco bene la mia sorellina.
Non si era mai comportata così con un ragazzo.
“Eh eh San, ti piace quel Julian vero?”
Le chiesi arrivate in camera.
“No!”
Si limitò a rispondere chiudendosi in bagno.
Ci preparammo. Dovevamo metterci la divisa della nazionale ( che schifo!).
Era una gonna corta azzurra con una camicetta bianca e una giacca azzurra
Arrivammo al ristorante e prendemmo posto nell’enorme tavolata che era stata prenotata per le due nazionali giapponesi.
C’era, seduta accanto a Julian, una ragazza che non faceva parte della squadra, Bruce Harper, un difensore dall’aria da idiota, disse che era la ragazza che usciva con Julian. Amy.
C’erano ancora due posti liberi che sarebbero stati occupati da Holly Hutton e … Philip Callaghan.
Arrivarono.
Quando Philip e Holly entrarono io non resistetti.
Mi alzai di scatto e feci cadere la sedia, tutti gli sguardi erano fissi su di me.
“Mindy Callaghan!?”
chiese Philip.
“Sì…” dissi io.
“Sorellina!” gridò lui e mi abbracciò.
Scoppiai i lacrime e tutti a tavola cominciarono ad applaudire.
“Avevano detto che eri bellissima! Ho pensato tanto alla mia sorellina! Sei una Denton, ma non del tutto e… sono felice di poter rappresentare l’altra parte di te!”
“Fratellone…” Dissi abbracciandolo ancora di più.
San fece spostare Bruce, per far sedere accanto a me mio fratello.
Dovevo raccontargli un sacco di cose e doveva farlo anche lui!
La cena fu ottima e ci perdemmo tutti in scherzi e chiacchiere.
Anche se molte delle ragazze e dei ragazzi della nazionale non gli avevo mai visti nacque subito un certo filing che speravo potesse diventare amicizia.
Oltre a Philip mi colpirono molto Mark, Holly e Ed e fra le ragazze Lain, Kim Flanders e Anita Owen.
Ovviamente apprezzavo anche Julian e, naturalmente, Benji.
Finita la cena andammo tutti insieme a fare una passeggiata, ma prima di uscire dalla sala San lanciò la sua sfida a Amy.
Appena la ragazza si alzò San le fece lo sgambetto così da farla cadere per terra.
Partì la risata generale, mentre la ragazza si rialzò e andò verso Julian.
“Perché lo hai fatto?” bofonchiò il portiere Alan Crocker.
“E a te che ti frega!” Urlò San, che seguì Julian di corsa.
Tutti notammo che era strano da parte sua fare così, ma non ne diedero peso.
Io e Benjamin la conoscevamo bene.
Era innamorata. Era incurabile ormai.
Mi avvicinai a Lain, tenendo per mano Philip e le feci cenno di guardare al campo di allenamento della Grunwald.
Lei annuì e fermò Philip:
”Stai a vedere tua sorella!”
Anche San nel frattempo si fermò e si voltò verso di me.
Aprii con le chiavi universali che avevo sgraffignato in segreteria a scuola,
arrivai in mezzo al campo e afferrai il pallone.
“A me gli occhi!” Gridai, appena Marshall e Steven se ne furono andati altrove, di nascosto mi ero infilata un paio di calzoncini sotto alla gonna.
“Ho una sfida da farti Price!” Continuai.
“Cosa diavolo vuoi?” Sbottò nervoso lui.
“S-f-i-d-a! vuoi che te lo scriva?” Dissi impaziente io.
“Accetto!” Continuò Benji. Tutti i giocatori urlarono in coro :“UHOooooooooooooo!”
Scesero tutti in campo e con loro Benji.
Lo guardai e dissi con tono gelido:”Se ora ti faccio gol tu domani sera esci con me!”
Un altro “UHOooooooooooooo!”dagli spettatori.
“Se paro il tuo tiro invece?” chiese.
“Ti restituirò il cappello!” dissi togliendo da dentro la borsa il cappellino rosso di Benji che mi ero fatta procurare da Karl.
“Vedrai!” Concluse lui prendendo posto nella porta.
“Paralo se ci riesci!” Urlai, mentre caricavo il mio tiro della Ballerina di ferro.
Dovevo assolutamente fare gol.
Lanciai uno sguardo a San che però era impegnata a fare la terza incomoda tra Julian ed Amy.
Fissai Benjamin e urlai per darmi carica, il mio tiro partì come una scheggia e si insaccò nella rete.
Benji non provò neanche a fermarlo.
“Non è così che me la aspettavo.” Sbottai.
“Ti passo a prendere alle sette!” Disse lui che mi mise il suo berretto che avevo lasciato cadere per terra.
“Stai proprio bene” Mi sussurrò “Anche se io sto meglio!”
Rimasi immobile in mezzo al campo, mentre le ragazze sghignazzavano venendomi incontro.
“È innamorato perso!” Disse Kim che mi prese ridendo a braccetto e mi accompagnò fuori dal campo.
Il giorno dopo cominciai a prepararmi alle quattro (Mamma mia come sono ansiosa!!!! By Mindy), in camera con me era rimasta solo Lain perché Kim era uscita con Ed e Anita, che doveva comprare un regalo per un certo Tom Becker, e San era andata a pedinare Julian e Amy che erano in giro per Amburgo.
Il giorno dopo saremmo dovuti partire par la Francia.
Lain mi disse:
“Voglio che per le prime due partite siate te e San a fare il capitano!”
“Cosa! Perché?”chiesi.
“Perché avete avuto il coraggio di farvi avanti con chi vi piace…”
”Tu non sai da quanto tempo vado dietro a Price e poi San…” Feci una pausa “Ehi! Non è che ti piace qualcuno e non riesci a farti avanti?”
“E…ecco io…”
“Dai! Dai!”
“MARK!”
“Lenders!”
E così cominciai a darle un paio di consigli amorosi anche se temo che le sue idee ne uscirono ancora più confuse.
Mancavano pochi minuti all’uscita con Benji.
Presi la borsa e scesi in giardino dopo non aver toccato cibo.
“Buona fortuna!” disse Lain che non sarebbe uscita.
“Grazie!”
Dling Dlong (Tipico rumore di campanello. By Mindy)
Andai ad aprire e trovai davanti ai miei occhi un Benjamin Price che non avevo mai visto.
Aveva una maglietta nera in microfibra (Impossibile! By Mindy) con sopra una giacca di jeans nera.
Aveva i pantaloni larghi e… non aveva il berretto!( miracolo!by tutti)
Gli sorrisi e lo salutai.
Lui sorrise a sua volta e uscimmo di casa.”Allora dove si va?”
“Beh… dove vuoi tu, Benji!”
“Al parco…”
“Parco!? Oh sì certo!”
Ero in panico! Al parco? IL PARCO o mio Dio!!
Mi prese per mano, era imbarazzato almeno quanto me, e questo mi rendeva terribilmente felice!
Camminammo fino a quando lui non si sedette in una panchina e disse:
”Domani andremo in Francia”
”Già” Mi limitai a rispondere io.
“Conoscerai Tom Becker.”
”Infatti, ne ho sentito parlare.”
“Ti voglio bene Mindy”
Sbiancai, penso che per qualche secondo al mio cervello non arrivò più ossigeno.
Lui mi guardò, poi abbassò lo sguardo.
“scusa se ti ho messo in imbarazzo.”
Non so per quale stupidissimo motivo lo feci, ma lo abbracciai e gli sussurrai che anch’io gli volevo bene.
-Sono pazza- ho pensato in quel momento; il ricordo di quel momento è così dannatamente chiaro che a volte mi sembra di averlo vissuto poco tempo fa.
* * * *
Arrivati a casa lui mi abbraccio di nuovo e disse:
“Ho passato una serata splendida, non potevo perdere sfida migliore!”
Poi si girò e tornò, ad aleggiare attorno a lui, quell’aria spavalda che se ne era andata per tutta la sera.
Sentii dei singhiozzi.
“Amy che cosa è successo!”Sussurrai avvicinando a Amy, che era in lacrime.
“Julian… Mindy…snif…ha vin… snif…ha vinto tua sore…snif… sorella.
Julian… mi ha voluto con se…. Perché so…snif … sono la sua mi…glio…snif… migliore amica. Il suo portafortuna!...”
Scoppiò ancora in lacrime. Poi continuò.
“Credevo mi volesse con se perché mi amava e invece!”
Disse tutto di un fiato.
“Ama tua sorella! La conosce da tre giorni e stravede per lei!...snif… Dice che è stato un colpo di fulmine…snif… Non è giusto…!”
A qual punto la consolai.
“Sei una ragazza splendida. Sei giovanissima, non ti impuntare su Julian.
Ammetto che mi faccia piacere sia innamorato di mia sorella, ma tu non devi abbatterti. Andremo in Francia. Chissà quanti bei ragazzi ci sono!”
Lei mi guardò e mi ringraziò, poi si asciugò le lacrime e tornò in casa, dove ricominciò a piagnucolare.
“Miiiiiindyyyy!” Urlò in tono malizioso San, appena arrivai in camera.
“Mindy cosa!? Tu piuttosto! Che cosa hai combinato tutto oggi pomeriggio?” Dissi io cavandomi il giubbotto.
“Ho stravinto!” Rispose “E tu, piuttosto, che hai combinato?”
Raccontai tutta la serata. Poi quando rientrarono anche Anita e Kim.
Mi arrivò un SMS.
Bip, Bip(Tipico suono da sms. By Mindy) .
“Fallo leggere anche a noi Mindy!”
- Marshall ha deciso i posti sull’aereo. Indovina in che posto ti ho fatto mettere! By Benji -
“UHOooooooooooooo “Gridarono in coro le mie compagne di stanza.
Bip Bop ( suono meno tipico da sms. By Mindy).
“Kim! Facci leggere subito!”
- Price ha deciso i posti in aereo. Io gli ho dato una mano! ( Poverello da solo non ci riusciva! By Mindy) Perciò io e te abbiamo i posti 14 e… 15! P.S. abbiamo messo Lain vicino a Mark! Ti voglio bene by Ed -
“UHOooooooooooooo “ Kim era rossissima così come Lain che aveva messo la testa sotto al cuscino.
“Come si sono permessi di farmi una cosa simile!” Gridò Lain.
“Buona fortuna capitano!” Gridammo noi.
“E noi dove siamo?” Disse San indicando Anita che stava stringendo la maglietta che gli aveva regalato Tom.
Così mandai un messaggio a Benji e ricevetti presto una risposta:
- Julian ha chiesto di stare vicino a tua sorella, mentre Anita è vicino a Bruce ( non vorrà mica far ingelosire Tom! By Mindy) Buona notte. Ciao –
“Bruce!!?!”
“Julian!!?!”
“E cosa ti aspettavi, sorellina!” Dissi io.
“Poverella, tu, vicino a Bruce” Disse Kim, mentre andava sotto alle coperte.
“Buona notte!” Così aspettavamo tutte l’arrivo del giorno seguente.
* * * *
Ci svegliarono prestissimo.
Andammo all’aeroporto e prendemmo posto, tutti decisamente assonnati.
“Buon giorno!” Mi disse Benji in tono sarcastico.
“ ‘giorno!” risposi.
Mi addormentai ( che figura! By Mindy) appoggiata alla spalla di Benji.
“Svegliatiiii!” mi urlò Benji “Manca poco all’arrivo!”
”SCUSAAAA!” gli dissi appena riuscii a svegliarmi.
“Non ti preoccupare, hanno quasi dormito tutti!”
“Non credo di essere stata di compagnia”
“Ma va’!” Mi rispose.
“Non prendermi in giro!” Gli dissi, mentre guardavo fuori dal finestrino.
“Sei carina quando dormi”
“Grazie! E quando sono sveglia invece?”
“Che domande! NO!”
A quel punto gli cacciai un pugno.
Lui si mise a ridere.
Mi mandò in bestia.
Poco dopo arrivammo in Francia.
Il Paese dei mondiali giovanili! E il Paese degli innamorati!
Arrivati all’albergo Anita cominciò a farfugliare qualcosa di incomprensibile in francese in preda alla felicità.
Verso sera Holly, che era uscito per andare solo lui sa dove, ci annunciò che aveva un ospite.
Dalla porta si affacciò Tom Becker.
Anita svenne.
Si riprese e cominciò a farfugliare cose senza senso fino a quando Tom l’abbracciò.
“UHOooooooooooooo” Gridarono i componenti delle due nazionali.
Andammo tutte in camera, esclusa Anita che restò con Tom, (avevano tante cose da dirsi! By Mindy).
Lain disse che Mark non aveva spiaccicato parola.
Kim aveva parlato dei mondiali insieme a Ed, mentre San aveva aspettato invano che il bel addormentato si svegliasse.
Non dissi che avevo dormito. Sapevo che mi avrebbero preso in giro.
La mattina seguente sarebbero partiti i mondiali.
I ragazzi giocarono prima di noi.( i riassunti delle partite maschili sono striminziti, per vederle al meglio ci sono il cartone e il manga by Mindy)
Tifai spudoratamente per l’Italia di Dario Belli.
Fu tutto inutile: i gol di Holly e Mark spiazzarono il capitano della nazionale italiana. Il risultato finale fu 2-1.
Toccò a noi. Dovetti fare io il capitano. Che responsabilità. Uffa!
Prima partita: il Giappone femminile contro l’Italia femminile.
Vedemmo quasi tutte le vecchie conoscenze dei tornei nella squadra di Nancy.
La squadra era capitanata da Sere, “una delle più vecchie conoscenze”.
Anita era sicuramente il miglior portiere che ci poteva capitare: nessun tiro arrivò alla nostra porta.
Dagli spalti Julian gridò: “Vai San!!!”
Il primo gol fu infatti proprio della mia sorellina.
Il secondo gol fu di Lain, con l’aiuto di Kim.
E, dagli spalti, Ed e forse anche Mark ( Cosa vuoi che si senta dal campo! By Mindy) gridarono qualcosa di incomprensibile.
Sempre dagli spalti una frase che mi fece andare su tutte le furie.
Benji gridò:
“Che capitano è quello che non riesce neanche a segnare!”.
Partii per un’azione solitaria e feci capire a Benji con che capitano aveva a che fare.
Segnai il gol che chiuse la partita e fissò il risultato sul 3 a 0.
Lo stesso giorno la Francia maschile di Pierre Le blanc sconfiggeva l’Inghilterra per 3 - 1 e quella femminile di Giulia Ferret batteva l’Inghilterra per 2 - 0.
Il giorno seguente ci fu la partita dei ragazzi contro l’Argentina capitanata da Juan Diaz con l’aiuto dell’amico Pascal Errera.
Trascinato dai due gol di Mark e da quello dei gemelli Derrick, il Giappone pareggiò. Fu Julian a segnare il gol decisivo. Finì sul 4-3.
Anche noi affrontammo l’Argentina ( quella femminile per chi non lo avesse capito!!! by Mindy).
La coppia d’attacco delle gemelle Monez.
Ana e Paula erano famosissime, ma mai quanto me e San , che faceva il capitano, che gliene facemmo vedere di tutti i colori.
Nel primo tempo Lain segnò due gol, poi ne feci uno io.
Ana segnò due gol nel secondo tempo e così fece anche Paula.
Eravamo sotto di un gol.
Anita era in crisi e sapevamo che in un momento come quello non ci restava che attaccare.
San segnò presto un gol di rovesciata, poi , io e lei, riuscimmo a fare entrare nella rete uno dei nostri tiri combinati. La Ballerina e la Fata segnarono quello che fu il gol conclusivo. Risultato 5-4.
Ci furono le semifinali.
Sia per noi che per i ragazzi la sfida fu la stessa : Giappone – Francia.
Quella dei ragazzi fu una partita interminabile che era finita sul 3 a 3 e si dovette andare ai rigori.
Durante la partita l’arbitrò annullò due gol e Ralf Petherson ( Che in Holly e Benji forever o road to 2002 si chiama Richard Flanaghan by Mindy) fu ammonito per comportamento scorretto per essere quasi arrivato alle mani con Napoleon Ferret e poi espulso per avergli dato una gomitata anche se era stata involontaria.
Il primo rigore francese fu tirato dal capitano e via via altri tre giocatori che andarono a segno nella porta difesa da Ed che però riuscì a bloccare il tiro di un Napoleon decisamente innervosito dalla situazione.
I timori per il Giappone andarono tutti a segno. Prima Mark, poi Tom, Philip, Julian e infine Holly!
La nostra partita fu decisamente diversa.
L’arbitro ci annullò cinque gol che in realtà erano regolari, mentre Anita che voleva una rifarsi dopo la sconfitta personale subita da parte delle due gemelle argentine non fece entrare nella porta neanche un tiro di Giulia e compagne.
Finì la partita sullo zero a zero, così si passò ai tempi supplementari.
Alla fine della partita Rena Pan, una nostra attaccante, fece un gol straordinario e ci aggiudicammo una soffertissima vittoria.
Giulia si complimentò con noi e disse che non avrebbe più perso contro la nostra nazionale e non vedeva l’ora di sfidarci di nuovo.
Arrivò veloce e inesorabile il giorno della finale.
Avremmo dovuto giocare prima noi.
Lain, il nostro capitano, cominciò a caricare noi della squadra.
“Siamo fortissime, abbiamo giocato delle partite straordinarie, e abbiamo tutti i nostri compagni, i nostri tifosi, i nostri famigliari a casa a tifare per noi e non potevamo di certo deluderli.
Per quanto riguarda voi, Mindy e San, dovrete dimostrare che le alunne hanno superato i maestri!”.
Così cominciò una finale che si prospettava incandescente.
Greta fece uno dei sorrisini di sfida che mi avevano sempre terrorizzato.
Dagli spalti Karl gridò a Greta che doveva assolutamente vincere e questo caricò me e le mie compagne più di quanto caricò le tedesche.
Dovevamo dimostrare a tutti di essere più forti!
Greta fece il calcio di inizio con Irina che subito partì.
Superò la nostra difesa con una facilità estrema a appena si trovò davanti ad Anita tirò in porta. Il pallone schizzò via con una potenza tale che Anita non poté far altro che guardare la palla entrare in rete.
In campo la nostra squadra sembrava inesistente.
Prima della fine del primo tempo in seguito ad un’aziona spettacolare Greta segnò il gol del raddoppio.
Lain, tra il primo e il secondo tempo, ci incitò alla grande e ci diede nuova fiducia.
All’inizio del secondo tempo situazione si ribaltò e il Giappone femminile si fece valere alla grande.
Prima San rispose, con una delle rovesciate della Fata, al gol che aveva fatto Irina. Ora eravamo sul 2 – 1.
Poi toccò a me superare la maestra con il tiro della Ballerina che segnò il pareggio.
Si andò ai tempi supplementari che non cambiarono la situazione.
Si dovette andare ai rigori.
Eravamo tutti tesissimi.
Anita si stava concentrando.
Avrebbe iniziato la Germania.
Irina era nervosissima, infatti il suo tiro fu potente, ma impreciso e finì sopra la traversa.
Lain segnò con facilità, era la – signora dei rigori -.
Poi toccò ad un’altra giocatrice della nazionale tedesca Fanny che segnò.
Kim tirò il secondo rigore che entrò nella rete.
Toccò, poi, a Samy che segnò un altro gol per la Germania.
Fu la volta di San che, anche se era poco potente, fece un tiro terribilmente preciso che entrò nella rete con facilità.
Fu la volta di Iada che fece gol.
Ora era il mio turno.
Caricai il mio tiro della Ballerina di ferro e segnai un altro punto per il Giappone
Ultimo tiro per la Germania, fu Greta a tirare che segnò.
Anita era a pezzi, ma disse che voleva assolutamente dare il suo contributo e decise di calciare l’ultimo rigore.
Si insacco perfettamente nella porta e concluse una partita terribilmente difficile.
“ABBIAMNO VINTO SIAMO LE CAMPIONESSE”
Irina era in lacrime così come Greta che si venne a complimentare con noi.
“Complimenti, mi scoccia ammettere che alunne hanno superato la maestra, ma è così, ci rivediamo a scuola, vi voglio bene ragazze, complimenti”
Poi uscì dal campo.
“SIAMO LE MIGLIORI DEL MONDO!”
E cominciammo a correre per il campo.
Ora toccava ai ragazzi.
Il nostro tifo era sfegatato, sarebbe stato meravigliosa una doppia vittoria anche se un po’ mi dispiaceva per Karl.
La partita fu intensissima e Karl fece subito un gol al mio Benji.
Poi Tom riuscì a segnare un gol grazie all’aiuto di Holly.
Holly fece un assist a Mark che segnò il secondo gol.
Benji parò un tiro di Shneider, ma poi quest’ultimo riuscì a farne un altro.
Il risultato era di 2 – 2 , ma non durò a lungo perché Holly riuscì a fare un gol.
“ABBIAMO VINTO !SIAMO I CAMPIONI GIOVANILI!!!”
Così, quel pomeriggio ci furono le premiazioni.
Fu un’ emozione incredibile.
Le medaglie, la coppa, la bandiera della nostra nazione più in alto di tutte le altre.
La settimana dopo i festeggiamenti ci dovemmo separare.
All’aeroporto ci salutammo e io, San, Kim, Anita, Lain, Julian, Ed, Mark, Tom, Philip, Holly e Benji ci demmo appuntamento alla villa Price sulle coste di una calda spiaggia giapponese dove passammo tutti insieme una splendida estate, sarebbero venute anche Patty, l’amica speciale di Holly, e Jenny la ragazza di Philip che abitava in America.
Ci abbracciammo e mi scese qualche lacrima quando fu ora di salutare le ragazze e mio fratello:
“Ma ci vedremo a villa Price!”
“Sì… snif…”
Holly sarebbe partito con Roberto per il Brasile la settimane dopo essere venuto in vacanza con noi.
Mentre stavamo per andarcene Julian si fece spazio tra la gente e…abbracciò San.
Lei arrossì e ricambiò lentamente l’abbraccio, mentre tutti fecero
“UHOooooooooooooo!”
Così ci allontanammo.
Per strada Benji mi disse riferito a Julian:
“Volevi anche tu che qualcuno ti abbracciasse in quel modo?”
“No! Ma che dici scemo”
Mi diede un bacetto sulla guancia e disse:
”Contenta?”
“Che fa? Prende confidenze Signor Price?”
* * * *
* * * *
“Mindy!”
“Che ce San?”
“È ora che andiamo, dobbiamo inaugurare il mondiale!”
“Già!”
“Ma che stavi facendo?”
”La mia vita è Bellissima sorellina San!”
fine prima parte |