
By Sanji'91
Scegli il capitolo:
LIBRO 1 -
LIBRO 2 -
LIBRO 3
LIBRO PRIMO
Un vero bacio
Siamo sulla Going Merry. Sanji, Usop e Nami si trovano
dinnanzi al Supremo.
<<Vediamo un po’ chi vuol essere il primo…>> lo
sguardo di Eneru li squadra uno per uno e si ferma su Nami <<…giusto,
prima le donne!>>
<<Non azzardarti a toccare Nami!>> Sanji si
avventa su Eneru con un calcio.
<<Sanji, no! Non provocarlo!>>
<<Nami ha ragione!>> dice Usop, poi rivolgendosi
al Supremo <<Gradisce del tè signore?>>
Eneru lo ignora <<Insolente! Se volevi morire non
avevi che da chiedere>>
<<Non credere di vincere!>> Sanji prende la
rincorsa e colpisce Eneru in pieno volto. Eneru gli afferra la gamba
<<Buon tentativo>>. Una scarica elettrica parte dalla mano del
Supremo e avvolge Sanji in una morsa d'energia tanto crudele quanto maestosa.
Il suo corpo cade a terra, l’anima in bilico tra vita e morte.
<<Credo di essermi divertito abbastanza, il tè
un’altra volta>> con queste parole il Supremo scompare in un lampo di
luce azzurra. Nami e Usop si gettano accanto al ragazzo.
<<Che vigliacco! Sanji puoi sentirmi? Sanji,
Sanji…>> Usop chiama più volte l’amico ma invano.
<<È inutile Usop. Non può sentirti. Aiutami a portarlo
dentro>>
…
È già passato un giorno, ma Sanji non accenna a svegliarsi. Giace
nel letto, dorme e per quanto quel sonno può essere profondo; niente riesce
sottrarlo dal bruciare di quelle numerose ferite che un solo colpo era stato
capace di infliggergli.
Accanto a quel letto... Nami seduta su uno sgabello a tre
gambe. Con cura estrema cambia le bende all’eroe sconfitto. Le toglie piano,
piano scoprendo un torace arso e dolorante. Prende, da sopra il comodino, un
asciugamano umido e bagna, sfiorandole appena, le ferite. Inizia a mettere le
fasciature nuove intorno all’addome. Si muove lentamente nella paura di
scorgere una smorfia di dolore sul volto di Sanji.
Ecco che Usop apre la porta con un vassoio sulla mano
destra:
<<Vuoi delle polpette di riso? Le ho preparate
io>>
<<No, grazie>>
<<Guarda che so cucinare anch’io, cosa credi!>>
<<No, no, ti credo. Scommetto che sono buone, è che
non ho fame>>
<<Ma se non mangi niente da un giorno!>> Usop
però non insiste più di tanto, forse ha intuito qualcosa che la stessa Nami si
rifiuta di accettare <<Ah... se cambi idea chiamami>> dice
chiudendosi la porta alle spalle.
Nami ripiomba in quella pacata angoscia, così come la stanza
era tornata buia con il chiudersi della porta. Gli innumerevoli tentativi di
Sanji per conquistarla, i suoi modi gentili, gli appellativi zuccherosi
riaffiorano alla mente.
La mano destra s’infila tra il caldo letto e la sofferente
schiena di Sanji, afferra la benda, torna indietro… la mano sinistra passa la
benda sul torace e la destra l’afferra nuovamente… e a ogni giro corrisponde un
ricordo.
Quel ragazzo la circondava sempre di attenzioni e
complimenti… lei invece accennava al massimo un grazie. Ora però era tutto
diverso… ora che Sanji è lì svenuto, ora che lotta contro il dolore, ora che il
suo corpo è tutto una ferita; quei complimenti, quelle attenzioni, quei gesti,
quelle parole sembrano tanto importanti.
La benda viene lasciata cadere, si srotola fino a toccare il
pavimento; Nami si alza. Lo sgabello, spostandosi, fa attrito con il pavimento,
producendo un lieve suono. Quelle mani adesso poggiano sul cuscino ai lati
della testa del ragazzo. Il volto di Nami si avvicina sempre più a quello di
Sanji; gli occhi di lei si chiudono. Lo bacia. Un bacio non ricambiato, perché
lui non è cosciente… perché lui non può sentirlo.
Nel turbinio dei ricordi, dei sentimenti, delle angosce e
delle speranze; Nami non riesce a girare neanche una volta la benda, che si
addormenta: la testa appoggiata sul letto rivolta verso la faccia del biondo,
il braccio sinistro disteso sul petto di Sanji e nella mano destra stringe
ancora la benda.
Usop arriva per augurarle la buonanotte, ma avendola trovata
già addormentata si dirige sottocoperta.
…
Il mattino seguente il mare era piatto e il cielo di un
azzurro intenso… e quel mattino Sanji si svegliò. Nami dormiva ancora e la sua
presenza sembrava placare il dolore.
Il primo pensiero che gli attraversò la mente fu “Quanto è
bella, mentre dorme” e con gli occhi la contemplava come fosse un angelo.
Vide che stringeva la benda e capì che si era occupata di
lui per tutto il tempo; anche se lui non aveva la minima idea di quanto era
stato quel tempo.
Rimase a guardarla per diversi minuti…dieci, venti, forse
trenta, non lo sapeva neanche quanto tempo sarebbe stato in grado di guardarla;
poi tentò di raggiungere con la sua mano quella di lei… l’afferrò:
<<Nami, Nami… svegliati…>>. Lei si mosse e scosse la testa per
svegliarsi, chi l’aveva chiamata? Quella non era la voce di Usop, allora… era
stato il tipo con i capelli biondi.
<<Sanji!>> Nami si gettò al collo del ragazzo
dimenticandosi che lui era ferito. Si risollevò un poco e il suo viso si trovò
sopra pochi centimetri da quello di Sanji; questa volta era diverso lui era
cosciente, lui la sentiva.
Sanji le cinse la vita con le braccia ancora dolenti. Nami,
a sua volta, gli contornò il viso con le mani, le punte delle dita tra quei
capelli biondi.
Si baciarono.
Non un bacio triste, non un bacio non ricambiato, non un
bacio non percepito.
Quello era un vero bacio.
LIBRO 2
|
|