L'ANGELO E L'EROE

fanfiction


By Sanji'91

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LIBRO PRIMO

Un vero bacio

Siamo sulla Going Merry. Sanji, Usop e Nami si trovano dinnanzi al Supremo.

<<Vediamo un po’ chi vuol essere il primo…>> lo sguardo di Eneru li squadra uno per uno e si ferma su Nami <<…giusto, prima le donne!>>

<<Non azzardarti a toccare Nami!>> Sanji si avventa su Eneru con un calcio.

<<Sanji, no! Non provocarlo!>>

<<Nami ha ragione!>> dice Usop, poi rivolgendosi al Supremo <<Gradisce del tè signore?>>

Eneru lo ignora <<Insolente! Se volevi morire non avevi che da chiedere>>

<<Non credere di vincere!>> Sanji prende la rincorsa e colpisce Eneru in pieno volto. Eneru gli afferra la gamba <<Buon tentativo>>. Una scarica elettrica parte dalla mano del Supremo e avvolge Sanji in una morsa d'energia tanto crudele quanto maestosa. Il suo corpo cade a terra, l’anima in bilico tra vita e morte.

<<Credo di essermi divertito abbastanza, il tè un’altra volta>> con queste parole il Supremo scompare in un lampo di luce azzurra. Nami e Usop si gettano accanto al ragazzo.

<<Che vigliacco! Sanji puoi sentirmi? Sanji, Sanji…>> Usop chiama più volte l’amico ma invano.

<<È inutile Usop. Non può sentirti. Aiutami a portarlo dentro>>

 

È già passato un giorno, ma Sanji non accenna a svegliarsi. Giace nel letto, dorme e per quanto quel sonno può essere profondo; niente riesce sottrarlo dal bruciare di quelle numerose ferite che un solo colpo era stato capace di infliggergli.

Accanto a quel letto... Nami seduta su uno sgabello a tre gambe. Con cura estrema cambia le bende all’eroe sconfitto. Le toglie piano, piano scoprendo un torace arso e dolorante. Prende, da sopra il comodino, un asciugamano umido e bagna, sfiorandole appena, le ferite. Inizia a mettere le fasciature nuove intorno all’addome. Si muove lentamente nella paura di scorgere una smorfia di dolore sul volto di Sanji.

Ecco che Usop apre la porta con un vassoio sulla mano destra:

<<Vuoi delle polpette di riso? Le ho preparate io>>

<<No, grazie>>

<<Guarda che so cucinare anch’io, cosa credi!>>

<<No, no, ti credo. Scommetto che sono buone, è che non ho fame>>

<<Ma se non mangi niente da un giorno!>> Usop però non insiste più di tanto, forse ha intuito qualcosa che la stessa Nami si rifiuta di accettare <<Ah... se cambi idea chiamami>> dice chiudendosi la porta alle spalle.

Nami ripiomba in quella pacata angoscia, così come la stanza era tornata buia con il chiudersi della porta. Gli innumerevoli tentativi di Sanji per conquistarla, i suoi modi gentili, gli appellativi zuccherosi riaffiorano alla mente.

La mano destra s’infila tra il caldo letto e la sofferente schiena di Sanji, afferra la benda, torna indietro… la mano sinistra passa la benda sul torace e la destra l’afferra nuovamente… e a ogni giro corrisponde un ricordo.

Quel ragazzo la circondava sempre di attenzioni e complimenti… lei invece accennava al massimo un grazie. Ora però era tutto diverso… ora che Sanji è lì svenuto, ora che lotta contro il dolore, ora che il suo corpo è tutto una ferita; quei complimenti, quelle attenzioni, quei gesti, quelle parole sembrano tanto importanti.

La benda viene lasciata cadere, si srotola fino a toccare il pavimento; Nami si alza. Lo sgabello, spostandosi, fa attrito con il pavimento, producendo un lieve suono. Quelle mani adesso poggiano sul cuscino ai lati della testa del ragazzo. Il volto di Nami si avvicina sempre più a quello di Sanji; gli occhi di lei si chiudono. Lo bacia. Un bacio non ricambiato, perché lui non è cosciente… perché lui non può sentirlo.

Nel turbinio dei ricordi, dei sentimenti, delle angosce e delle speranze; Nami non riesce a girare neanche una volta la benda, che si addormenta: la testa appoggiata sul letto rivolta verso la faccia del biondo, il braccio sinistro disteso sul petto di Sanji e nella mano destra stringe ancora la benda.

Usop arriva per augurarle la buonanotte, ma avendola trovata già addormentata si dirige sottocoperta.

 

Il mattino seguente il mare era piatto e il cielo di un azzurro intenso… e quel mattino Sanji si svegliò. Nami dormiva ancora e la sua presenza sembrava placare il dolore.

Il primo pensiero che gli attraversò la mente fu “Quanto è bella, mentre dorme” e con gli occhi la contemplava come fosse un angelo.

Vide che stringeva la benda e capì che si era occupata di lui per tutto il tempo; anche se lui non aveva la minima idea di quanto era stato quel tempo.

Rimase a guardarla per diversi minuti…dieci, venti, forse trenta, non lo sapeva neanche quanto tempo sarebbe stato in grado di guardarla; poi tentò di raggiungere con la sua mano quella di lei… l’afferrò: <<Nami, Nami… svegliati…>>. Lei si mosse e scosse la testa per svegliarsi, chi l’aveva chiamata? Quella non era la voce di Usop, allora… era stato il tipo con i capelli biondi.

<<Sanji!>> Nami si gettò al collo del ragazzo dimenticandosi che lui era ferito. Si risollevò un poco e il suo viso si trovò sopra pochi centimetri da quello di Sanji; questa volta era diverso lui era cosciente, lui la sentiva.

Sanji le cinse la vita con le braccia ancora dolenti. Nami, a sua volta, gli contornò il viso con le mani, le punte delle dita tra quei capelli biondi.

Si baciarono.

Non un bacio triste, non un bacio non ricambiato, non un bacio non percepito.

Quello era un vero bacio.



LIBRO 2

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