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LIBRO SECONDO
Tra poco avrai davvero paura
Sanji si è risvegliato. Mezzo addormentato si tira su facendo leva sulle braccia. Con lo sguardo cerca Nami, ma nella stanza c’è solo Usop che sonnecchia dondolando la testa quasi a ritmo.
Sanji prende il pacchetto di sigarette dal comodino, si alza ed esce a cercarla. Cammina lentamente. Cerca sul ponte, in cucina, sottocoperta, nella cambusa… alla fine sale all’agrumeto, ma Nami non è neppure lì. Dopo tutto quello che era successo, dopo quel bacio, il suo stupido corpo malandato lo aveva ritrascinato nel mondo dei sogni! … Chissà quanto aveva dormito. Per lui è certa una sola cosa: deve rivederla. Dov’è il suo angelo? Sanji si accende una sigaretta e butta la testa all’indietro. Ciò che gli si para davanti a gli occhi è uno spettacolo inverosimile. La sigaretta gli cade di bocca. Una gigantesca imbarcazione fluttua nel cielo, ma non è tanto per questa che Sanji rimane allibito, bensì per una cosa minuscola rispetto a quella nave, per una figura piccola e gracile che si affaccia dal ponte. Perché su quella nave c’è Nami. Sanji si precipita giù per le scale, sbatte la porta della camera, Usop sobbalza: <<Che c’è?>> dice prima di fare un enorme sbadiglio che sembra dire “se mi addormento non mi svegliate manco con le cannonate”, poi si riprende un poco: <<Vedo che stai meglio>> … altro sbadiglio. <<Presto, dobbiamo sbrigarci!>> Sanji afferra una camicia e se la infila in fretta avviandosi verso la porta. <<Dov’è che andiamo?>> <<A salvare Nami… e muoviti!>> Sanji prende Usop per un braccio e lo trascina fuori. Gli indica il cielo, Usop lo segue con lo sguardo e, alla vista dell’arca, sviene. In poco tempo i due sono all’inseguimento della nave. <<Ma perché devo venire anch’io? Non ti ricordi più cosa ti ha fatto il Supremo?>> dice Usop affannato più dalla paura che dalla fatica. <<Non l’ho dimenticato, ma non m’importa! E tu vieni con me, hai ancora quella cintura col gancio?>> <<Cosa vuoi farci?>> … Nel frattempo Nami si prepara a combattere contro il Supremo, vuole ancora solcare i sette mari, seguire la grande rotta, realizzare il suo sogno, vuole tornare dai suoi amici, vuole tornare da Sanji… non può morire, non ora che ha capito quali sono i suoi veri sentimenti per quel biondo dongiovanni, non ora che ha capito. <<Peccato, peccato davvero. Avresti potuto seguirmi e vedere la grandezza del mio regno, ma se non vuoi venire allora sprofonderai con tutti gli altri e non contare troppo sull’aiuto di quei due, non riusciranno a salvarti neanche pagando con la vita… poveri stolti!>> Eneru sfocia in una fragorosa risata. Nami non riesce a capacitarsi. Nessuno dei suoi compagni aveva forze sufficienti per arrivare fin lassù. “Chi saranno?” … Dopo tanta fatica Sanji e Usop sono saliti a bordo. <<Bene, una volta entrati ci divideremo e raggiungeremo il ponte, Nami dovrebbe trovarsi lì.>> <<Ma sei impazzito!>> <<Non capisci! Se non ci dividiamo nessuno dei due avrà la possibilità di salvarla!>> <<Vorresti dire che uno di noi è destinato a… a…>> c’è silenzio, Usop non ce la fa a finire la frase, ma deve impedire che il suo amico compia una follia <<Hai intenzione di sacrificarti!>> <<Tu non puoi capire!>> … Sanji gli si avvicina e gli appoggia le mani sulle spalle… <<…preferisco morire che vivere senza di lei… questo è un sacrificio d’amore!>> Usop resta ammutolito, sa bene che non riuscirebbe a dissuaderlo, testardo com’è! Si avvia nella direzione opposta all’amico, il tempo di un “buona fortuna” e poi ognuno per conto suo. Nell’arca non c’è nessuno, è tutto automatizzato: sia Sanji che Usop si soffermano ad guardare i macchinari… … Nami si difende come può dagli attacchi di Eneru. Le cariche elettriche si susseguono l’une alle altre, ormai è la fine sta per essere colpita. La porta a sinistra del trono si spalanca. Un oggetto sferico si avvicina speditamente al Supremo. È una bomba, esplode. Una nuvola di fumo annebbia la vista, ma quando si dilegua appare… <<Usop!>> lo chiama Nami sorpresa dalla sua comparsa. <<Ehi, Nami, dov’è Sanji?>> <<C’è anche lui?>> il cuore di Nami è colmo di gioia: Sanji sta bene! <<Non resta che unire le forze; spero che Sanji arrivi presto>> Nonostante ora siano in due contro uno, il Supremo continua ad avere lo stesso vantaggio. Nami e Usop si riparano dietro un marchingegno e scorgono il wayver; è la loro unica possibilità per salvarsi. <<Nami tu prendi il wayver, io ti copro le spalle, poi salto su quando ti lanci>>Usop si scaglia su Eneru, ma quando Nami fa per afferrargli la mano, perché è a terra quasi privo di forze, il Supremo gliela colpisce con un bastone e si appresta a darli il colpo finale… Sanji arriva come dal nulla e con un calcio butta Usop sul wayver. I due si lanciano nel vuoto. Nami stenta a trattenere le lacrime <<Non possiamo lasciarlo qui!>> <<È stata la sua scelta>> L’attacco investe Sanji e alle vecchie ferite se ne aggiungono altre. <<Vorrei dirti due cose>> Sanji è allo stremo, ma si tiene in piedi <<la prima: grazie per avermi permesso di fumare quest’ultima sigaretta, non avevo da accendere…>> Eneru lo guarda come a dire “ti ascolto perché non ho altro da fare”: << E la seconda?>> Sul volto di Sanji si delinea un sorriso: <<Tra poco avrai davvero paura>> Cade a terra; nella mente si affollano i pensieri: ce l’ha fatta, ha salvato Nami e forse anche Skypiea. Ogni eroe deve uscire in grande stile, ogni eroe deve uscire di scena per salvare un angelo. Un rumore metallico e subito dopo un boato. Le eliche dell’Arca Maxim si fermano… <<Cos’hai fatto alla mia arca!>> Eneru sprofonda nel terrore: “Battuto un essere umano privo di qualsiasi potere”. L’arca precipita. L’energia elettrica contenuta da essa esplode in una miriade di fulmini che si riversano sul Supremo. Avreste mai pensato che il dio del tuono potesse morire di sovraccarico? … Mentre accadeva tutto ciò Rubber, finalmente libero dall’enorme palla d’oro, trova Usop e Nami. Lei è seduta per terra, le sue mani stringono forte le gambe, è sconvolta: <<Perché?>> riesce appena a sussurrare. Usop non può rinnegarle la verità: <<Senti Nami, credo che tu debba sapere. Sanji aveva deciso, fin dall’inizio, che si sarebbe sacrificato se ce ne fosse stato bisogno.>> <<Vorresti dire che… che si è… che si è sacrificato per me…>> <<Scusate ma quella cosa sta per caderci addosso?>> li interrompe Rubber che continua a fissare il cielo con aria interrogativa. <<Quale cosa?>> Usop volge lo sguardo in alto…<<Aaaah! L’arca sta precipitando!>> Non ha ancora finito la frase che sono già tutti sul wayver e si allontanano più che possono. L’arca si sfracella al suolo: un ammasso di detriti, legno e oro in una nebbia di polveri e scariche elettriche di minuto voltaggio. I tre aspettano che torni un minimo di visibilità per addentrarsi tra le macerie. Nami cerca disperatamente Sanji e spera che stia bene, o almeno che sia vivo. L’idea di non poter più udire la sua voce la terrorizza, è come un brivido freddo lungo la schiena. <<Ehi! Qui c’è qualcuno!>> grida Rubber, Nami e Usop si affrettano a raggiungerlo. La pelle è bianca, piena di graffi e lividi, come un campo innevato che si scioglie qua e là scoprendo il terreno fangoso. Quel corpo è immobile, non si sente né il sussurro di un respiro né un palpito del cuore. Quel cadavere è Eneru. Skypiea è salva. Dopo un secondo di sollievo nel vedere che quel cadavere non è Sanji, l’angoscia torna ad assalire Nami: “Eneru è morto. Se è morto lui, forse… no! Sanji è vivo, lo sento! È qui da qualche parte, tra le macerie… devo solo trovarlo… devo solo…trovarlo…” Migliaia di lacrime cadono a bagnare il terreno sconnesso come stelle cadenti, offuscando ancora di più gli occhi di Nami. Ormai si sposta a tentoni inciampando ad ogni passo, in quel buio che ora più che mai rispecchia la sua anima. Sarà da più di due ore che cerca; chissà forse sta girando in tondo, ma come fare a saperlo; sente i passi di Rubber e anche quelli di Usop. Inciampa di nuovo, ma questa volta non sente sotto di sé né pietra, né legno, né oro, né la terra. Sente un tepore scaturito da qualcosa che si muove, che reagisce all’impatto. Lei si sposta a fianco di questo “qualcosa” , intontita, si asciuga le lacrime e cerca di mettere a fuoco per quanto le sia possibile. Deve essere un’allucinazione, un’utopia. Non riesce a crederci, che sia un inganno della stanchezza, eppure lo vede, lo percepisce, può distinguere ogni battito del suo cuore. <<Sanji!>> Lui le accenna un sorriso, anche se è più simile a una smorfia di dolore. Nami piange ma quelle sono lacrime di gioia. Con tutta la cautela lo solleva e gli fa appoggiare la testa sulle gambe. Gli accarezza il volto e lui trae sollievo da ognuna di quelle carezze, ogni volta che la mano di lei lo sfiora. Quel sentimento che prova per lei copre il dolore per quanto intenso sia. I passi di Rubber e Usop si fanno udire sempre più vicini, ma che importanza ha? <<Sono contento>> sussurra a stento <<sono riuscito a salvarti.>> <<Non posso credere che tu abbia fatto una simile sciocchezza, potevi morire!>> lo rimprovera lei. <<Non dire assurdità, sai bene perché l’ho fatto.>> <<No, non lo so! Dimmelo tu!>> Sanji tace: “Possibile sia così difficile… ho rischiato la vita e ora non riesco a dire due sole parole…” <<Rispondimi! Perché l’hai fatto? Perché hai voluto salvarmi?>> <<Perché ti amo>> Silenzio. Nami è rimasta spiazzata da quelle parole, le aveva così desiderate che non le sembrava vero. Sanji le mette dolcemente la mano sinistra sulla guancia e Nami poggia la sua su quella di lui stringendola un poco. <<Sei uno Stupido>> <<No, sono pazzo di te>> Queste parole, aggiunte al “ti amo” e alla sua mano da cuoco che si muoveva sulla guancia quasi impercettibilmente, suonavano all’unisono come un solo desiderio… erano come dire “Baciami”. Nami se lo stringe a sé e Sanji fa lo stesso per quante energie gli siano rimaste. Accade l’inevitabile… …si baciano.Fine secondo libro.