L'ANGELO E L'EROE

fanfiction


By Sanji'91

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LIBRO TERZO

Il ritorno dell’eroe

Le coperte tengono al caldo il nostro eroe. Sta per destarsi da un sonno durato cento anni. Gli occhi gli si aprono a fatica e la luce della stanza lo acceca. Ciò lo costringe a stropicciarsi gli occhi con le mani per potersi svegliare del tutto. Barcollando appoggia le piante dei piedi sul pavimento.

Tenta di alzarsi ma è ancora troppo frastornato, così si lascia crollare a sedere sul letto disfatto.

Guarda il suo corpo, scorrendo la mano destra sul torace si accorge di essere bendato quanto una mummia.

 

Di solito nelle fiabe ci si sveglia perché si è ricevuto un bacio… ma questo non è il nostro caso.

 

“È la terza volta che mi sveglio in questo letto, e la seconda che lei non c’è…”

Clack… la porta si apre cigolando. Controluce prende forma la sagoma di una donna che senza dubbio indossa un cappello da cowboy.

<<Ti sei svegliato finalmente>> dice Nico Robin facendo per chiudere la porta.

Sanji alza lo sguardo su di lei ma resta zitto. Con un gran fracasso irrompono nella camera Rubber, Zoro, Usop e Chopper. Quest’ultimo si precipita a controllare battito cardiaco, fasciature, temperatura, chiedendo un milione di volte <<Stai bene?>>, <<Ti fa male qui?>>,<<E qui?>>.

<<Chopper sto bene, sul serio!>> gli dice Sanji un po’ seccato da tutte quelle premure.

Al contrario Zoro, che si era appoggiato alla parete poco distante da Robin, non perde tempo a provocarlo:

<<Ti sei deciso a svegliarti bell’addormentata!>>

<<Prova a ripeterlo!>>

<<Bell’addormentata!>>

<<Sei solo invidioso che sia stato io a sconfigger Eneru!>>

<<Io invidioso di te? Manco morto!>>

Nico Robin si vede costretta a intervenire per fermare la lite; dal muro compare un suo braccio che sferra un cazzotto sulla testa di Zoro.

<<Ahia! Mi hai fatto male!>>

Nel frattempo Rubber si è arrampicato sul letto e ora scruta Sanji come se fosse un alieno, spostandoglisi intorno con movimenti alquanto scimmieschi. Poi si siede per terra a gambe incrociate, proprio davanti a Sanji pronto a pronunciare la sua frase più ricorrente:

<<Ho fame>>.

Questa volta, oltre a Robin, partecipano anche gli altri a un cazzotto di gruppo sulla testa di Rubber che si mette a sbraitare. Usop si avvicina a Sanji, incurante delle urla:

<<Senti>> gli dice << come stanno le cose tra te e …>> una mano di Robin gli tappa la bocca, intanto che un altro centinaio buttano fuori lui e gli altri tre; un’altra chiude la porta.

<<Grazie. >> dice Sanji <<Non sono ancora abbastanza forte per sopportargli.>> e gli sfugge un sorriso.

<<Ti devo parlare>> risponde Robin con voce seria.

<<Di che cosa?>>

<<Di Nami, mi sembra ovvio.>>

<<Allora lo sai…>>

<<Usop e Rubber vi hanno visti quando vi baciavate tra le rovine… bè, Rubber non ha capito, ma Usop sì e logicamente lo ha detto a tutti.>>

<<Capisco… e Nami? Sta bene?>>

<<Giusto qui ti volevo, credo che tu abbia bisogno di un aggiornamento.>> segue una pausa di silenzio <<Vedi in queste tre settimane…>>

<<Tre settimane hai detto?! Ho dormito così tanto?!>>

<<Sì, e lei ti è stata vicino ogni giorno, anzi ogni secondo… Non dormiva, non mangiava, non sorrideva… Credimi non l’avevo mai vista così triste. Ha sofferto ogni santo giorno nella paura di perderti e si è retta in piedi nella speranza che tu ti svegliassi.>>

<<Come ho potuto! Come ho potuto farla soffrire così! Perché non mi sono svegliato prima! Lei non meritava tutto questo e io non merito lei…>>

<<Il punto è che lei si sente responsabile. Pensa sia colpa sua se tu hai rischiato la vita.>>

Adesso il silenzio si fa assordante. Sanji s’incammina verso la porta:

<<Dov’è Nami?>>

<<Sul ponte.>>

 

Sanji lascia la stanza senza dire altro. Scende le scale per raggiungere il ponte e i suoi passi echeggiano per via del legno. A prua, vicino alla polena-ariete, si delinea la figura nera di Nami contro la luce rossa del tramonto.

Sanji le si avvicina con una certa cautela, per paura che tutto quello che era successo loro fosse solo un sogno di quelle tre settimane; passo dopo passo si ferma a un metro e mezzo da lei.

Nami si gira verso di lui e quell’attimo si trasforma in un’eternità, i secondi in minuti.

Il vento le fa ondeggiare i capelli della stessa tonalità delle nuvole in quel tramonto; la luce le sfiora la pelle come una carezza; i suoi occhi brillano di lacrime simili a gocce di rugiada.

Intravede quel ciuffo biondo e, senza neanche mettere a fuoco l’immagine dell’eroe, si getta tra le braccia di lui stringendolo più forte che può. Sanji fa cadere le sue mani sulle spalle di lei. Intanto che lui le accarezza la pelle liscia delle spalle, nami ha la guancia appoggiata sulle ruvide bende di quel petto fasciato stretto. Trai singhiozzi comincia a parlargli:

<<Sanji… scusami, è… è tutta colpa mia… scusami… io…>>

<<Non dirlo nemmeno per scherzo!>> le risponde con fermezza scostandola per guardarla negli occhi. Quel loro sguardo è tanto intenso che entrambi stentano a sostenerlo.

 

È come se l’angelo volesse volare nell’azzurro degli occhi dell’eroe e l’eroe riposarsi dopo una battaglia nei caldi occhi castani dell’angelo.

 

<<È stata una mia scelta, nessuno mi ha obbligato a salvarti… Se ho rischiato la mia vita è solo perché non posso vivere senza la tua.>>

<<Non puoi immaginare quanto sia importante per me quello che hai detto…>>

Si abbracciano di nuovo, illuminati da quel tramonto che sembrava durare apposta per loro.

<<…Vorrei poter restare così per tutta l’eternità, promettimi che non dormirai mai più così a lungo.>>

<<E tu promettimi che ogni volta che mi sveglierò tu sarai lì.>>

<<Promesso.>>

<<Promesso.>>

<<Forse, a questo punto, è inutile che te lo dica, ma adesso so quanto è bello sentirselo dire e non posso privarti di una così stupenda emozione… Ti amo Sanji.>>

Si baciarono… e, se possibile, questo bacio è il più bello di tutti.

Il loro amore: non ci sono parole per descriverlo né sufficienti stelle per contarlo.

Il loro amore si perde nell’infinito.

Questa è la storia dell’angelo e l’eroe.

 

FINE

Sanji’91

P.S. Sono io, Sanji’91. Vi scrivo per ringraziarvi di aver letto questa mia fanfiction. È la più lunga che abbia scritto finora e anche quella che mi ha impegnato di più (di ciascun libro ho fatto due stesure a mano e la terza al computer). Sono ancora agli inizi e le mie fanfictions e poesie si contano sulle dita di una mano; spero di non avervi annoiati e che abbiate gradito. V’invito a mandarmi le vostre opinioni , grazie!
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