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By Akuma


Dischiudi le palpebre e mostrami ancora una volta i tuoi occhi.

Stupefacenti occhi di quel rarissimo e bellissimo colore.

Verdi e celesti.

Come terra e cielo.

Fieri e sicuri.

Come te, Louis.

 

Dicono che gli occhi sono lo specchio dell’anima... e tu sei proprio come leggo nei tuoi sguardi.

Aggressivo e dolce.

Come il profondo verde delle tue iridi perfette, Louis.

 

Sai qual è la cosa che vorrei di più al mondo? No, non in quest’istante, ma in assoluto.

É un tuo sorriso.

Uno di quei rarissimi e meravigliosi sorrisi.

Solo una volta mi hai sorriso sinceramente, da amico.

Lo ricorderò per sempre.

I tuoi occhi semisocchiusi e le labbra distese placidamente su di un volto perfetto.

Quel giorno splendeva il sole, me lo dice la mia memoria. E tu... tu sembravi un dio.

Forse perché tu sei il mio dio, Louis.

 

Anche se il più delle volte non facevi altro che gridarmi contro... “Quando ti deciderai a passarmi quel pallone!”... avevi ragione, forse sono un po’ troppo individualista quando gioco a calcio... “Come capitano fai schifo!”... speravo sempre che non lo dicessi sul serio, che lo facessi per spronarmi a dare sempre di più.

Il tuo parere per me è essenziale.

La tua presenza accanto a me è indispensabile.

“Ti odio, Pierre!”... quando mi hai detto quelle parole mi sono sentito crollare il mondo addosso. Mi dispiace di averti schiaffeggiato quella volta, ai mondiali.

Mi dispiace.

Mi dispiace da morire, ti prego credimi...

So quanto sei orgoglioso... per te è stato orribile. Ma ti giuro che io ho sofferto il doppio.

Anche se sul mio volto troneggiava un’espressione risoluta, dentro piangevo, gridavo di dolore.

Colpire il tuo viso per me è stato come ricevere una coltellata alla schiena.

É che sei così testardo, sei così orgoglioso... così incantevole, Louis.

 

Te la ricordi, vero, quella sera? Quando hai urlato che mi odiavi?... era perché ti avevo fatto arrabbiare.

Ancora.

Però ti garantisco che non volevo.

Ho sbagliato un passaggio. Capita... però tu te la sei presa, mi hai detto che dovevo cominciare a badare ai miei errori e non criticare sempre gli altri. Io non critico gli altri, e tu lo sai.

L’hai detto per farmi arrabbiare.

Perché volevi picchiarmi.

Cercavi un pretesto.

Sei sempre stato bravo a menare le mani, Louis.

 

Ti sei sfogato su di me. Ed io, altrettanto arrabbiato, ti ho colpito con tanta energia. Però lo sapevo fin dall’inizio che non avrei mai avuto la meglio su di te.

Infatti mi hai rotto un labbro... che male mi hai fatto, quella volta.

Senza contare tutti gli altri lividi sugli zigomi e sul petto.

Ma alla fine, quando ci siamo guardati, esausti, e siamo scoppiati a ridere come due bambini, ho capito che a te tengo davvero molto.

Più di quanto io stesso potessi mai immaginare.

Sei molto più di un amico, Louis.

 

Sto sorridendo.

Il mio è un sorriso lieve e malinconico, partorito dal fiume dei ricordi che ti riguardano.

Sono i primi nella mia memoria.

Tutti flash che riguardano te... come mille fotografie, mille suoni laceranti di carillon stonati... e improvvisamente tutto sembra più vecchio, logorato da quella successione di istanti inesorabile che porta il nome di tempo.

Una nuova lacrima prende il posto della precedente, che è caduta sul lenzuolo del letto sul quale tu stai disteso immobile come se fossi morto.

Ma non sei morto, Louis.

 

Sarai per sempre vivo dentro di me.

Te lo giuro, per sempre.

Finché durerà la mia vita.

Finché durerà il mondo.

Stringo forte la tua mano fredda.

Devo fare attenzione a non staccare gli aghi che si insinuano nelle tue vene, sotto la tua pelle, dentro la tua carne. Potrei anche causare qualcosa di irreparabile.

Me lo sono chiesto mille volte, mentre il dolore mi sbrana il cuore... perché non ci sono io sdraiato su questo letto?... perché non ce l’ho io un tubo in gola che cala fino dentro ai miei polmoni?... perché durante l’allenamento non sono stato io ad avere una fitta al petto e a cadere in ginocchio fissando con gli occhi e la bocca spalancata l’erba, e tentando crudelmente di respirare di nuovo...?

...invece io ti ho visto cadere... con un’espressione di sofferenza e apicale spasimo dipinta sul tuo bellissimo viso, e la tua mano al petto che stringeva la divisa della maglia... già, la tua maglia... il glorioso numero 20...

Ormai non riesco più a frenare le lacrime.

Io non sono così forte come tutti credono, come tutti si aspettano che io sia.

Io non sono determinato come te, Louis.

 

Proprio perché sei così tenace ti chiedo di risvegliarti.

Te ne prego... io non ce la faccio più a vederti in questo stato... i tuoi meravigliosi capelli biondi giacciono come fili di seta sul cuscino candido, niveo come la tua carnagione.

Il tuo petto si alza e si abbassa impercettibilmente, non si nota nemmeno che stai respirando.

E racchiusi dentro quel torace di uomo, riposano i tuoi polmoni sofferenti, in attesa di un trapianto impossibile che non arriverà mai.

Già... un petto di uomo... ma dannazione, hai appena compiuto diciotto anni! Sei troppo giovane per dormire per sempre! Tu devi ancora vedere il mondo... e io vorrei che fossi con me.

Non mi sono mosso da questa stanza fredda e sterile da quel giorno.

Tu sei tutto per me.

Io senza di te non esisto.

Mi annullerei se non fosse così, Louis.

 

L’infermiera entra di nuovo nella stanza.

- Non è ora che torni a casa?- mi chiede affabilmente.

Rimango accucciato sulla sedia, con la coperta blu sulle spalle, mentre tengo la tua mano tra le mie.

Non voglio lasciarti, così scuoto debolmente il capo.

- Ehi...- si avvicina gentilmente -...i tuoi sono preoccupati. Come farai con la scuola?-

Non rispondo. Sto fissando il tuo viso pallido da ore.

Non mi importa di cosa possano pensare i miei genitori.

Oramai vivo qui.

Accanto a te.

Ho anche cominciato a non presentarmi più agli allenamenti né a scuola.

Da quel giorno.

Lo so che non saresti d’accordo... mi pare di sentire il suono della tua voce ferma... “Idiota, sei il capitano! Va’ a giocare a calcio! É la tua passione, no??”... non è vero.

La mia passione sei tu.

E non ce la faccio a lasciarti la mano. Ad allontanarmi da te.

Non ti posso abbracciare, questo è già un dolore dilaniante, Louis.

 

I miei occhi non hanno smesso un minuto di versare lacrime.

Lacrime silenziose e cariche di quel male atroce che sento nel cuore.

Ho gridato, quando me l’hanno comunicato. Quando mi hanno detto del tumore all’apparato respiratorio.

Ho pianto finché la mia testa ha retto, poi ho visto tutto nero e quando mi sono svegliato, ero su un letto di questo stesso ospedale.

Ma non ero accanto a te.

Per questo sono corso finché non sono giunto qui, in questa stanza asettica illuminata da luce artificiale.

Sei sempre stato in salute.

É strano come le cattiverie del mondo non guardino in faccia a nessuno prima di scegliere la vittima predestinata.

Miliardi di persone avrebbero meritato di ammalarsi al posto tuo, Louis.

 

Che sciocco sono.

Sto di nuovo tentando di scaricare la colpa su qualcun altro.

Ma la realtà è diversa.

Nessuno ha colpa.

Nessuno.

É successo e basta.

É toccato a te.

...sono solo uno stupido ragazzino... ma chi voglio prendere in giro?... non sono capace di fare il moralista. Non riesco a rassegnarmi.

Non ce la faccio.

Non posso pensare semplicemente che sia toccato a te finire su questo letto d’ospedale con un tubo conficcato giù per la gola.

Non posso accettare tutto questo.

E più ti guardo, più in me la voglia di urlare si fa grande.

Vorrei gridarti di aprire gli occhi, di reagire come solo tu sai fare, di tirare fuori la tua infinita determinazione.

Ma non posso.

Non ci riesco.

Ormai di me non mi rimane nulla.

Soltanto questo corpo che geme sradicato via da sé stesso.

E piango, Louis.

 

L’infermiera se ne va lentamente, così com’era entrata. Rassegnata.

Ci ha provato tante di quelle volte a convincermi a tornare a casa.

Tanto non andrò da nessuna parte senza di te, l’ho detto una volta e continuo a replicarlo.

Lo sai, tu mi hai cambiato.

Prima di conoscerti non ero altro che uno stupido superficiale pieno di ambizioni.

Ma tu... tu con i tuoi sogni e propositi in assoluto più profondi dei miei, mi hai aperto gli occhi.

E il bello è che non era nelle tue intenzioni.

Io non ero nei tuoi interessi.

Non lo sono mai stato veramente.

Mentre ti guardavo correre, sudare e gridare sull’erba con quel pallone tra i piedi, ho compreso che i tuoi obiettivi sono molto più nobili dei miei.

Io voglio solo essere uno come tanti... e per mezzo del calcio questo è stato possibile.

Ma tu mi hai detto che è da idioti essere qualcuno e desiderare di far parte della massa.

Avevi perfettamente ragione.

Ma che ci posso fare... sono uno stupido.

L’ho capito troppo tardi, Louis.

 

All’inizio provavo disagio.

Poi però, una volta arrivato tu tutto il mondo è rinato. Si è levato dal buio in cui lo vedevo.

E tutto questo grazie al tuo sorriso e alla tua voglia di vivere.

Già... vivere.

É una parola meravigliosa.

Se solo potessi farlo, ti donerei i miei polmoni.

Ti donerei tutto me stesso pur di rivedere di nuovo quel sorriso.

Ma so che è impossibile un trapianto di polmoni.

Impossibile.

Le tue morbide labbra distendersi spensieratamente e raccogliere tutta la pace del mondo, in un sorriso.

É strano come un’espressione così serena possa convivere con quel tuo carattere scontroso e con quegli sguardi di sfida che paiono schegge di ferro.

Ma infondo non m’interessa.

Perché tu sei Louis, e come tale sei la persona più speciale del mondo.

Sì, di questo mondo che tanto odi.

Dicevi che nessuno ti ha mai dato nulla. Che te la sei sempre dovuta cavare da solo.

É forse per questo motivo che sei tanto intrattabile?

É per questo che sei diventato così altezzoso?... perché vuoi dimostrarti superiore al mondo che tanto ti ha fatto soffrire?

E... è anche per questo che provi del risentimento verso di me?... perché i miei genitori hanno sempre cercato di venirmi incontro?... perché io ho sempre avuto tutto mentre tu...

Dopotutto non ho scelto io di nascere nella famiglia in cui sono.

Credimi, è proprio per questa ragione che cerco disperatamente di essere uno come tanti.

Per non sentirmi diverso.

Per non essere incolpato ingiustamente.

Per essere vicino a te, Louis.

 

Ad un tratto una luce rossa si accende sul macchinario a cui è unito il filo che poggia sul tuo petto.

Mi alzo in piedi.

Che succede??

Perché sta lampeggiando??

Perché sta emettendo quel suono stridulo??

Improvvisamente l’infermiera di poco fa piomba nella stanza e si avvicina di corsa al letto.

- Esci di qui!- mi spintona fuori, ma io non riesco a capire.

...o forse non voglio.

- No! Cosa... cosa gli sta facendo??-

- Esci di qui ti ho detto! Dottore!!- il suo sguardo, la sua voce sono mutati come il soffio del vento. Poco prima era così tranquilla e ora il suo viso sembra un mare in tempesta.

Un uomo in camice entra di corsa e mi ordina di uscire.

No, non ti lascerò solo, Louis.

 

 

Sto guardando attraverso il vetro.

Almeno questo mi è stato concesso.

Sono passate almeno quattro ore.

Che ti hanno fatto?

Perché nessuno si degna di dirmi nulla?

L’infermiera sta uscendo proprio in questo momento dalla sala operatoria e io le corro incontro come disperato.

Già... è proprio quello che sono.

Disperato.

E come potrei non esserlo? La vita del più grande amico che abbia mai avuto, della persona a cui tengo di più al mondo è incatenata ad un sottilissimo filo di ragnatela che la rugiada potrebbe recidere da un momento all’altro.

Per questo voglio starti vicino il più possibile.

Per questo non m’importa più del mondo, all’infuori di te.

Per questo se non dovessi mai più svegliarti il mio animo si perderebbe con il tuo, fusi nel baratro nero del non ritorno... se non altro allora potremo stare per sempre insieme.

- Come sta? Cos’è successo??- chiedo afferrandole la manica della divisa candida, come un bambino.

Lei si accorge di me.

Si volta.

Mi sorride tristemente.

Il mio cuore a quella vista, si spezza in mille cristalli e io sprofondo in un burrone arcano quanto il tempo.

I miei occhi si riempiono di nuovo di lacrime.

La mia bocca semiaperta non è capace di lasciar uscire nessun suono.

Ma la donna mi asciuga le lacrime con un fazzoletto di carta. Posso sentirne la morbidezza sulla pelle del viso. Viso che non si riflette in uno specchio da giorni...

- Sei davvero tanto legato a quel ragazzo...- sussurra. Altre gocce calde e salate scivolano sulle mie guance, per poi essere assorbite dal bianco fazzoletto.

Sono legato a te?

Oh, sì.

Ti voglio un bene dell’anima.

Sono più affezionato a te che alla mia famiglia.

Mi hai fatto capire molte cose della vita che da solo non avrei mai compreso.

Mi hai aperto gli occhi sul mondo.

Sulla durezza della vita che io prendevo così tanto alla leggera.

Tu sei speciale.

Tu sei unico.

Tu sei la vita, Louis.

 

- Ti chiami Pierre, non è così?- mi domanda sempre bisbigliando, come per non ferire la placidità dell’ambiente circostante, bianco e sterile.

Annuisco lievemente, rimanendo in attesa del resto delle parole che ha da dirmi.

Ma sorride.

Sì, sta sorridendo!

Un lieve sorriso gentile.

Tutt’un tratto mi sento come colmo di coraggio. Il coraggio che ti ha sempre contraddistinto.

- Non piangere più, Pierre. Va tutto bene.- mi dice.

- Eh?!- domando incredulo - Allora si è svegliato!!- sto per sorridere come non faccio da molto tempo, ma il segno di negazione che l’infermiera fa col capo mi rigetta irrimediabilmente alla realtà.

- Le sue condizioni rimangono stabili. Dorme.-

Dorme.

Ancora.

La passività apatica di questa concretezza di plastica torna a farsi sentire più forte di prima.

- Ma... e... cosa gli avete fatto? Cosa è successo prima?- cerco ancora uno spiraglio di sopravvivenza.

- Ha avuto una crisi. Per ora pare possa respirare senza le macchine. Però il trapianto è ancora necessario...- si blocca come per timore di proseguire.

- Che cosa c’è...? - la mia voce è incrinata dall’insicurezza e dallo smarrimento.

Che cosa c’è ancora?

Come può andare peggio di così?...

- I... polmoni... sono irrimediabilmente danneggiati e... tu sai che non c’è nessuna possibilità di trapianto... mi dispiace...- conclude deglutendo e abbassando lo sguardo.

Mi stacco da questa donna e mi allontano di un passo, ancora titubante.

Non è possibile.

Ma... così allora morirai!

No! Non è vero! Sto solamente sognando! Questo è un soltanto fottutissimo incubo!

Mi voltò di scatto e prendo a correre finché non irrompo di nuovo nella stanza in cui riposi placidamente.

- Louis!!- è come se il mio petto si aprisse in due.

Come se la carne si lacerasse e il sangue irrorasse i lenzuoli candidi, fino a colorarli di porpora.

É il mio cuore che muore, vedendoti ancora con gli occhi serrati.

E piango di nuovo, fino a bagnare il tuo braccio, al quale sono attaccato.

Dal quale non voglio separarmi più.

 

Louis... voglio morire.

 

Continuo a singhiozzare forte, distendendomi sul letto, accanto a te.

Mi stringo al tuo petto come un bambino in cerca d’amore.

Ed è proprio ciò che voglio infonderti.

Ma è orribile come l’amore possa causare una tale sofferenza.

Ah, se potessi sorridermi ancora una volta... una volta soltanto... sarei la persona più felice del mondo...

Tu non sei un opportunista, anzi.

Mi hai considerato un buon amico finché non hai chiuso gli occhi...

E questo sentimento d'amicizia verso di te lo provavo anche io... ma per me c'è sempre stato quel qualcosa di più.

Solo verso di te.

Con nessun altro.

Però... sono stato cieco.

Non volevo ammetterlo...

Non avevo capito...

Non avevo capito che starti vicino è la mia unica ragione di vita.

Perché l’ho compreso così tardi?

Perché...?

Ma... guardami... sono diventato l’antitesi di me stesso.

Non riesco più a distinguere ciò che è bene da ciò che è male.

Vedo solo te.

Sono aggrappato disperatamente alla speranza che tu ci sia ancora.

Speranza.

Una voce che gioca con il mio cuore, luce del destino che non si estinguerà mai.

L’unico modo per non cadere.

Ti scongiuro... apri gli occhi... e sorridimi, Louis.

 

 

Ho sofferto tanto.

E ancora sento un dolore che mi dilania l’animo.

Non posso stare qui in eterno mentre tu muori.

Abbiamo aspettato abbastanza ma nessuno ti salverà i polmoni.

Dicono che ti restano meno di tre settimane.

Ma io non ti lascerò morire senza di me.

No.

Sono stanco, ma non m’importa.

Non voglio riposare.

Non mi servirà più.

Ormai ho fatto quello che dovevo fare e ora sono stretto a te.

Erano un po’ amare quelle pillole, però ora non ne sento più il sapore.

Mi sto addormentando anch’io...

É ora.

Sospiro pesantemente, ma col sorriso sulle labbra, perché so che sto facendo una cosa giusta.

E mi stringo per l’ultima volta al tuo petto.

L’unico luogo in cui mi sento al sicuro.

Con te.

Stringo forte gli occhi.

Sono un vigliacco, non ho nemmeno avuto il coraggio di guardare Parigi per l’ultima volta.

La mia Parigi delle meraviglie.

La nostra Parigi...

Il mio corpo non si muove più, ormai.

Ho perso sensibilità nelle gambe... le stesse gambe che mi hanno permesso di segnare una miriade di gol.

Ma sorrido.

Proprio come volevo.

Tra poco realizzerò il mio sogno.

So perfettamente che la mia vita finirà tra pochi istanti.

Ma vivrò accanto te.

Respirerò con te, Louis.



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