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STEEL
by Berry92
Fanfict vincitrice dell'award originalità del contest "FANFICT CONTEST: LADY OSCAR"
NOTE:
“Steel”, ovvero Acciaio, è il testo che propongo come
partecipante al concorso.
In questa parentesi che scrivo, vorrei solo dire un paio di
cose.
La prima, che “Steel” si è praticamente scritto da solo. Man
mano che proseguivo, era un susseguirsi di emozioni.. perfino adesso, quando lo
leggo, arrivata a fine, sento il cuore battere veloce. Non credo sia venuto
meravigliosamente, ma a parer mio comunica qualcosa.
“Steel”. Il titolo invece, che significa come già detto,
Acciaio, può essere a parer mio, una sbiadita metafora di Lady Oscar.
Acciaio. Acciaio che non si scalfisce, che non oscilla al
vento tiepido, che non si spezza.. così, in questo episodio, ho voluto
rappresentare Oscar.
Per ogni mio testo composto, desidero lo si legga con calma.
Ma non per piacere mio. Ma semplicemente per il fatto che, soppesando ogni
parola, ogni discorso, si riesce a incanalarlo a pieno dentro sé. E può
lasciare qualcosa in più, di un semplice messaggio abbozzato. Aggiungo
un'ultima cosa.
Per ogni mio testo, scelgo personalmente una colonna sonora,
come amo chiamarla^^ Per “Steel”, ho scelto “Myself” (karaoke) tratto
dall'anime “Full Moon Wo Sagashite”. Adoro leggere le mie storie, ascoltando la
melodia che ho scelto per loro^^. Mi piacerebbe che qualcuno lo facesse, come
me.
Spero comunque che possa piacere, e che i lettori ne
traggano qualcosa in più soprattutto (esclusivamente, direi) da Oscar, dal suo
affascinante personaggio..
Grazie dell'attenzione,Berry92
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Ad un tratto incespicò in una radice rialzata. Si riprese
appena in tempo e, scostando un ciuffo biondo dal viso pulito, si chinò sul
terreno.
Sfiorando la terra smossa, la sua mano incontrò qualcosa di
fragile. Estrasse l'oggetto con facilità. Era un piccolo foglietto stropicciato
e accartocciato.
Sporco di terra, chissà quanto era antico. Oscar si alzò,
stringendolo nel pugno di ferro. La spada tintinnò sulla sua gamba, mentre un
raggio di sole si faceva largo, timido, tra gli arbusti dei solidi alberi, che
si stagliavano verso il cielo, possenti. Incuriosita, Oscar rimirò ancora il
foglietto, tenendolo tra la dita.
Lo visionò da più parti, come fosse un raro corallo.
Per un attimo fu tentata d'istinto di gettarlo lontano, come
si farebbe con un insignificante sasso. Ma si trattenne. Un sasso interessante,
quello.
Non poteva essere un caso. Si era avviata verso quella
fertile radura, mossa da una scalpitante voglia di tranquillità e calma. Ci era
andata spesso, da bambina. Ricordò per un attimo le corse tra i cespugli, gli
sguardi interrogativi degli animali, le risate di quando era piccola. Senza
accorgersene, sorrise.
Presa poi da una vincente curiosità, scartò il foglietto con
immane sforzo.
Il minimo movimento brusco, e si sarebbe sicuramente
strappato.
Appena notò la scrittura a lei assai familiare, Oscar
d'istinto stirò il foglietto, che si squarciò da un lato. Era la sua
calligrafia.
Una scrittura da bambina, molto semplice.
Si pentì subito di aver stiracchiato a tal punto il foglio,
poiché lo squarcio era notevole. Riuscì a leggere comunque il paio di righe
abbozzate..
“Dal grande pinno tre passi avanti”
Pinno..? Oscar rimase un attimo perplessa. Ma poi, come un
delfino candido che balza fuori dall'acqua cristallina all'improvviso, così un
lampo attraversò d'un tratto la mente della ragazza...
Fece prima qualche passo indietro ma poi, catturata
dall'istinto e dall'impeto, iniziò a correre, inoltrandosi ancora di più nella
radura. La spada nel fodero rimbalzava come impazzita sul suo polpaccio,
spintonando i cespugli. La testa di Oscar pulsava, ma non pareva importarle
della fatica e del fiatone, sempre più pressante. Arrivò, stremata, in un
grande prato circondato da alti abeti.
Si fece largo tra l'erba altissima e dopo che le fu balenato
in testa l'assurdo pensiero di sguainare la spada contro il verde, alzò lo
sguardo in cielo.
Era nuvoloso. Tra non molto avrebbe piovuto, sicuramente.
Scorse poi con lo sguardo tutti gli alberi che la
accerchiavano, minacciosi. Ed eccolo, finalmente. Oscar scartò nuovamente il
foglietto sgualcito.
Pinno. Ridacchiò, divertita. Non era mai stata brava con le
doppie, da bambina... <Pino...> mormorò, incantata dalla maestosità
dell'albero.
Era davvero enorme. A vederlo così, non fu più neanche certa
che fosse realmente un pino. Da piccola forse le appariva come tale, ma era
davvero troppo grande per esserlo. Si avvicinò, cauta. La corteccia era
scrostata in alcuni punti, e le lunghe radici avevano perforato il terreno in
profondità.
Il sole che perforava i rami degli alberi circostanti creava
fantastici giochi di luci e ombre, che si alternavano al ritmo di una melodia
sconosciuta..
Oscar allungò la mano destra. Stava per accarezzare il
grande tronco di quell'albero, quando ritrasse improvvisamente la mano. Si
morse il labbro, togliendosi il guanto candido. E non appena sfiorò la
corteccia umida, un profumo di resina e muschio la avvolse dolcemente.
Come quando era piccola.
Quando il pollice ebbe sfiorato tutti gli altri diti, Oscar
si mosse.
Tre passi avanti.
Uno... la ragazza era perplessa. Le sembrava così infantile
ripercorrere un chissà quale gioco di quando era bambina!..
Due... la perplessità cedette il passo al sospetto. La
voglia di ricordare dove mai quei passi la potessero portare era grande.. ma
purtroppo camminava nel buio.
Tre. Lo stivale poggiò il suo tacco sul terreno umido. Oscar
si bloccò, come in attesa di qualcosa. Qualcosa che non arrivò, come la parte
più scettica di lei si aspettava. Si guardò un attimo intorno, interrogativa.
Il maestoso albero, dietro di lei, pareva osservarla.
Il guanto tolto prima, le scivolò d'un tratto dalla mano.
<Ah..!> nel raccoglierlo, Oscar si accorse che due dita più avanti, il
terreno sporgeva con strane ed insolite forme..
Chinatasi, lo smosse, cauta. Riflessi rosa antico la
abbagliarono..
<Ma che diavolo..?!> pensò, incerta. Estrasse
l'oggetto.
Una.. collana. Una fine collana di perline di scarso valore.
Una cosa da nulla.
Si rialzò, tenendola in pugno. Non appena l'ebbe un po'
ripulita dal terriccio fresco, un ricordo si insinuò in lei come foschia..
Dapprima era confuso. Piano piano, Oscar riuscì a metterlo a
fuoco.
<La collana di quando ero bambina..> sorrise, felice
di aver finalmente ricordato qualcosa. L'aveva trovata per terra, tanto tanto
tempo fa..
La felicità di aver fatto suo un oggetto così bello, seppure
di scarso valore, era grande. Ma suo padre si era fieramente ribellato al
possesso di quella collana.
<Oscar, dove l'hai presa?!>
<Io... per terra.. l'ho trovata..>
<Buttala via. Non è il momento più appropriato di pensare
a queste cose..>
<Ma padre! ..Quali cose?>
<..Quali cose, quali cose.. cose che capirai quando sarai
più grande! Buttala.>
<Ma è tanto bella...>
<Oscar, te lo ripeto un'ultima volta. Buttala via.>
<...>
<Oscar piantala con queste scene!>
<...>
Ingoiando lacrimoni, era corsa via, tenendo quel filo di
perle stretto nella manina...
Ed ecco il posto dove l'aveva seppellito, nascosto e celato
ad ogni sguardo. Poi aveva scritto su quel piccolo foglio stropicciato il
percorso per ritrovarla nel caso se ne fosse scordata... come infatti era
successo.
Oscar rigirò tra le dita quel tesoro dagli spenti bagliori.
Quel foglio doveva poi averlo perso.. altrimenti il
ritrovamento in un posto così insolito non si poteva spiegare. Ma adesso tutto
questo ad Oscar non importava più. Era in fondo felice di aver ritrovato
quell'oggetto, ricordo della sua infanzia. Ebbe un istinto quasi selvaggio di
indossarla. Si infilò nella tasca il guanto opaco, afferrò le due estremità
della collana tra i pollici e gli indici ed esitò un attimo prima di avvolgere
con essa il suo collo..
Con un sorrisetto chissà perché spuntato adesso, chiuse le
due estremità.
Rimase un attimo inebetita. Era.. la prima volta che
indossava quella collana.
Era forse la prima volta che indossava una collana.
Si sentì un po' strana. Un pochino.. diversa.
L'atmosfera, improvvisamente intrisa di selvaggio, avvolse
Oscar come un dolce tornado. Avvertì un brivido lungo la schiena.
Cosa stesse pensando in quel momento? Non ne era sicura
nemmeno lei.
Quella vecchia collana si contrapponeva al suo essere
soldato.
Era come un tramonto riflesso sull'acqua. Lei era sospesa in
aria, un frammento dell'infinito e al contempo del nulla,...
I suoi piedi galleggiavano nell'ignoto, e si sentiva in
possesso di una forza nuova, potente ma... non sua.
Sotto di lei, il sapiente oceano.
Una nuova immagine si rifletteva sull'acqua cristallina,
irradiando quasi luce propria. Oscar da sempre aveva fissato l'orizzonte, il
cielo, gli obbiettivi.. non accorgendosi di quel bellissimo spettacolo che si
stava proiettando proprio sotto di lei, a pelo d'acqua.
Da sempre aveva pensato a cosa ci sarebbe stato aldilà di
quell'azzurro che era la volta celeste, se quello fosse solo un altro limite da
superare. Non si era accorta che lo spettacolo stupendo della vita e dei ricordi,
stava danzando proprio vicino a lei, più vicino di quanto essa stessa
pensasse..
I suoi ricordi, che volteggiavano in quel sole rosso
intenso, scorrevano, rapidi.
Non poteva cambiarli. Non poteva modificarli.
Doveva limitarsi ad osservare, umile spettatrice dello
spettacolo della sua vita.
Oscar si incantò a fissare i bagliori che il sole mandava su
quel piccolo oggetto della sua infanzia, la collana che ora indossava...
Poi d'improvviso, un flash...
Il volto severo, furioso, di suo padre si contrappose al
bellissimo sole rosso e giallo. Oscar rinvenne da quel tepore, tornò
bruscamente alla realtà circostante, il tramonto proiettato svanì, risucchiato
da onde impetuose...
I ricordi si ricoprirono di nebbia scura, per poi svanire
tra i flutti.
Si strappò, con movimento rapido, la collana di dosso.
Il friabile filo che teneva unite le perline, cedette,
com'era prevedibile in un oggetto così antico, e le rosate sfere di chissà
quale metallo caddero una dopo l'altra ai piedi di Oscar. Le fissava, lei,
dall'alto in basso, adesso con superiorità.
Come una pioggia di tulipani, che incessanti piombano
sull'asfalto ruvido e sfioriscono, adesso quelle perline che prima erano state
una gioia ritrovata, parevano alla ragazza solo un ammasso di ricordi passati.
Da dimenticare. Da cancellare.
Appartenevano a un passato che ormai non faceva più parte di
lei.
Appartenevano a un istante, un bagliore di ingenua infanzia
nel quale ancora la sua vita era fragile e instabile.
Suo padre. Suo padre che l'aveva voluta soldato, carriera
che Oscar aveva ormai abbracciato. E così avrebbe dovuto essere. Quella collana
rappresentava l'altra realtà, che Oscar ripudiava.
Per un attimo, un solo secondo, un piccolo desiderio si era
insinuato nel suo cuore...
Il desiderio che tutto fosse andato diversamente, che
avrebbe potuto essere padrona della sua vita, ancora. Ma era stata solo
un'illusione. Una dolce parentesi, un miraggio svanito.. Osservò le perline
rotolare tra l'erba e il terreno fresco di rugiada. Alcune si erano spaccate in
piccoli pezzi, altre si stavano allontanando. Così, come loro si disperdevano,
Oscar desiderò abbandonare quei ricordi che ormai facevano parte di un'altra
lei.
<Un'altra me stessa...> mormorò, a fil di voce.
Dentro di sé si scusò col padre, in silenzio. Era ceduta un
attimo alla debolezza, concedendosi quell'illusione passeggera di un'infanzia
spensierata...
D'un tratto, dei passi. Ma non erano passi umani.
Nella radura, una figura sfocata si fece largo tra gli
arbusti e le fronde dei salici. Oscar spostò lo sguardo, indagatore, che
cercava di mettere a fuoco l'immagine. Nitrito. Un selvaggio e splendente
destriero bianco le si avvicinò, sbuffando e scuotendo la coda, lunga e
sinuosa.
<Ah, sei tu bello...> sorrise Oscar, posando la mano
senza guanto sul muso del meraviglioso e suo cavallo. Sbuffò di nuovo, lui.
Le briglie gli ricadevano sui fianchi, consunte, mentre il
morso pareva dargli più fastidio del solito. <Che hai..? Vedo che ti sei
liberato facilmente..!> sorrise lei, accarezzandolo più volte. L'aveva infatti
assicurato vicino alla stalla, ma evidentemente non era bastato. Affezionato e
cocciuto com'era, l'aveva cercata e trovata con estrema leggerezza. Quello
sbuffò di nuovo, poi volse il muso in basso, annusando le sfere rosa della
collana, a terra.
<Lascia perdere..> gli consigliò, con un mezzo
sorriso, la ragazza.
Si scostò dalla fronte un ciuffo biondo ricaduto come
petalo, quasi a voler scostare da sé quelle sensazioni prima provate.
Tante, troppe... tutte suscitate da quella semplice,
infantile collana.
Accarezzò il muso dell'animale, che si levò al cielo, e con
un balzo felino, saltò sulla sella. Con un piccolo strattone, si avvicinò
ancora a quell'albero, dal quale era partita la tempesta di emozioni.
Lo accarezzò con la mano scoperta, mentre ne osservava i
rami, possenti e consumati dal tempo. Con uno scatto, distolse d'improvviso la
mano.
La avvicinò al petto, come pentendosi del gesto appena
compiuto, che eguagliava ad un ritorno, con la mente, all'infanzia.
Chiuse per un attimo gli occhi. <Perdono, padre..>
sussurrò, a fil di labbra.
Poi, respirò. Estrasse dalla tasca destra il guanto, lo
scosse con uno strattone.
Lo indossò di nuovo, e ne sistemò il tessuto per far si che
aderisse bene alle dita. Guardando un ultima volta l'albero, quasi con disprezzo
stavolta, afferrò le briglie del cavallo bianco e lo fece impennare. Quello
nitrì.
<Andiamo César...> disse Oscar, partendo al galoppo.
Gli zoccoli dell'animale calpestarono senza pietà ciò che
restava della collana rosata. E da qualche parte, una bimba iniziò a
piangere...
Berry92
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