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*** CAPITOLO II ***: la decisione di Akane
Ranma, in realtà, si sentiva abbastanza in
colpa.... E poi avrebbe voluto sapere se Akane stava veramente così male,
quanto ce l'avesse con lui... Avrebbe voluto vederla... Infondo, erano andati
assieme a scuola anche nei momenti dei litigi peggiori... E poi lei non era la
tipa da non scendere per la colazione IN CASA SUA.
Lui una sorella non ce l'aveva mai avuta e quindi non sapeva cosa significasse
considerare come tale una persona; ma credeva che era definibile in questo modo
forse più Ukyo che Akane... No, Akane non era per lui come una sorella... La
sua assenza mentre si dirigeva verso il liceo iniziò a farsi sentire...
Improvvisamente, decise di cedere: sapeva che, nonostante lei l'avesse definito
superbo, se non fosse stato lui a chiederle scusa chissà quando si sarebbero
riappacificati. Pensò allora che al ritorno a casa, di sera, avrebbe cercato di
porre riparo a tutto quello che era successo. Non sapeva ancora come, ma ci
avrebbe pensato durante la giornata.
Alle 15:00 il grande orologio dell'istituto Furinkan avvisò tutti gli studenti
della fine del lunedì; Hiroshi aspettò Ranma fuori ai cancelli, e lo salutò con
un 'ciao' radioso che diede al ragazzo tutta la tranquillità che gli era
mancata da ieri. Con quel nuovo compagno di scuola si sentiva davvero bene, e
poi si raccontavano a vicenda le proprie esperienze da bambini, l'uno a New
York, l'altro in Cina. Tutti gli studenti si erano accorti della loro intesa:
durante la giornata, erano diventati i due scolari più chiacchierati di tutta
la scuola ed il loro rapporto era molto invidiato... Da una parte c'era un
ragazzo straniero bello e carismatico, con un'intelligenza fuori dal normale
che era subito emersa dopo appena due giorni di lezione; dall'altra c'era un
ragazzo dal fisico scultoreo molto abile nelle arti marziali, amico di tutti e
fidanzato con la ragazza più carina dell'istituto. Erano una coppia perfetta,
sembravano compensarsi a vicenda.
Si diressero con passo lesto verso casa di Hiroshi: non c'era che dire, era
davvero un'abitazione imponente! Era più o meno come la casa dei Kuno, ma
internamente era arredata in modo che convivessero lo stile giapponese
tradizionale e quello americano. Gli allenamenti si tennero in giardino,
approfittando della bella giornata. Dopo tre ore, la lezione terminò e non vi
era dubbio: Hiroshi era davvero negato per quella disciplina! Ma Ranma tenne
per sé, ancora una volta, questa impressione, troppo preoccupato di ferire una
persona che nonostante non si impegnasse granché voleva persistere e
continuare; difatti, si diedero appuntamento per il giorno dopo.
" Sei sicuro di non voler rimanere a cena? "
" No, grazie... Magari un'altra volta, ora devo proprio tornare".
Ranma pensava ad Akane, voleva vederla... Vedere se si fosse calmata, quanto ce
l'avesse ancora con lui...
" Bene... Allora a domani!"
Durante il tratto verso casa, il ragazzo cercava di escogitare un modo per
rivolgere la parola alla ragazza... Lei di sicuro non l'avrebbe degnato di una
sola frase!
" Che testona, che è!" pensò, mentre percorreva il giardino dei
Tendo.
" Ranma! ", fecero contemporaneamente Genma e Soun con tanto di occhi
spalancati.
" Eeeeh? Che vi prende??"
" Guarda! Guarda il tuo amico che ben di Dio ci ha inviato!"
Ranma posò il suo sguardo sulla tavola: vi era un pentolone trabordante di
spezzatino, diverse portate a base di pesce, un vassoio con dolcetti, focacce
calde ripiene di verdure profumatissime ed un enorme cesto di frutta, su cui
era stato posto un biglietto che recitava: 'Mi scuso per il disagio
procuratovi ieri... Hiroshi Susuke.'
" Ranma!! Questo ragazzo è un'ottima compagnia per te!"
" Già, già! ", intervenne Soun, appoggiando l'amico.
" Ma stamattina non avevi detto che invece era una 'pessima' compagnia,
per me?"
" Ooooh, figliolo! Capita di sbagliarsi! Ma su, godiamoci questa cenetta
prima che quell'ingordo del maestro faccia ritorno!"
" Dov'è Akane? ", chiese sommessamente Ranma a Kasumi, mentre tutti
origliavano.
" E' ancora di sopra... Credo davvero che tu ci debba andare a parlare,
non si è mossa da lì".
" Noi iniziamo a mangiare! ", dissero in coro i due genitori,
fiondandosi sulle pietanze e cedendo allo stomaco piuttosto che alla curiosità
di andare ad ascoltare cosa si sarebbero detti i loro figli. Ranma si diresse al
piano di sopra e sostò fuori la stanza di Akane, col pugno fermo a poco dalla
porta: non aveva il
coraggio di bussare, perchè non sapeva cosa dire. Lei aveva saltato
l'allenamento mattutino, la colazione ed il pranzo, ed ora non era scesa
neanche per la cena... Non si era mossa da lì. E lui, ora, che cosa poteva
fare? Poi ripensò al fatto che se non sarebbe stato lui a fare il primo passo,
quella orgogliosa non avrebbe mai ceduto... E bussò.
" Kasumi... Ti ho detto che non ho fame."
" Akane... Sono io."
Non vi fu risposta.
" Lo so che sei arrabbiata. Posso entrare? "
Nulla.
" E dai, Akane... "
Ancora il silenzio.
" Ooooh basta! Sono stufo anche io, sai? Ogni volta ti devo pregare, ogni
volta tu mi tratti come uno zerbino!"
La porta si spalancò, fragorosamente. Dietro c'era Akane, in lacrime, e molto
su di giri.
" Tu... tu... Come ti permetti di dire che io ti tratto male?!? Ma ti
senti? Senti tutto quello che mi dici di cattivo, ogni volta, davanti alla mia
famiglia, ai miei amici, agli sconosciuti?"
" ... "
" Dici che non ho fascino, che sono poco carina, priva di femminilità...
Ne spari una dopo l'altra, di continuo... Sempre e solo offese! Eppure è più di
un anno che ormai ci conosciamo... Non pretendevo certo che mi volessi bene, ma
almeno un pò di rispetto credevo ce l'avessi, per me!"
" Ma io ti rispetto! "
" Rispetti la tua futura moglie dicendole tutte quelle cose poco
piacevoli?"
" ... "
" Ranma... Hanno deciso per noi un matrimonio di cui non sapevamo nulla, e
nessuno dei due ha detto niente. Forse perchè non ce la siamo mai sentita di
contestare i nostri padri, ai quali dobbiamo molto. Se è solo questo il motivo,
non so se ne valga davvero la pena di prendersi un impegno così grande. ",
e la ragazza lo guardò negli occhi, come aspettandosi una qualche risposta che
avesse potuto lenire la rabbia che aveva appena sfogato.
" Io... Io..."
" Se non sai nemmeno cosa rispondermi, và via... "
" Akane..."
" VA' VIA!!! ", gli urlò contro, sbattendo la porta.
" Ranma! Possibile che tu abbia peggiorato le cose?", lo rimproverò
Genma, tenendosi sulle spalle di Soun.
" E voi perchè diavolo stavate origliando?!", fece il ragazzo molto
imbarazzato quando constatò che tutti coloro che erano in casa avevano spiato
quella burrascosa conversazione.
***
Akane non scese a fare colazione neanche il
giorno dopo, ma a differenza della mattina prima stavolta Ranma non riusciva a
mangiare tranquillo.
" Alleni quell'Hiroshi anche oggi?"
" Sì, papà... "
" Fallo rimanere a cena da noi! Prenderemo confidenza con lui di modo che
ci manderà qualche pensierino più spesso... Dopotutto, lui è ricco
sfondato!"
" Ben detto Nabiki, figlia mia!"
" Se a voi fa piacere...", sospirò il ragazzo.
Dopo la scuola, i due compagni tornarono assieme e si diedero anima e corpo
all'allenamento; Hiroshi sembrava essere leggermente migliorato, ma unicamente
perchè ricordava gli esercizi delle lezioni precedenti e non perchè sembrasse
un pò più entusiasta. Arrivato il momento della cena, anche l'ospite notò la
mancanza della minore delle Tendo.
" Se permettete, vorrei andare in camera sua a scusarmi personalmente
anche con lei. Infondo, in gran parte è colpa mia..."
" Ma sì, vai ragazzo... La camera è di sopra, c'è il nome sulla targhetta
fuori alla porta", affermò Soun.
" Ranma, vieni con me?"
" No... Meglio non avere ancora a che fare con lei, per il momento".
E Hiroshi andò, dando le spalle agli altri e tenendo un sorrisetto malizioso
sulle labbra per la risposta che l'amico gli aveva dato.
Bussò senza esitare alla porta di Akane; la ragazza, quando sentì chi fosse, fu
presa da una doppia reazione: da un lato non voleva certo vedere uno che era
quasi un estraneo, in un momento così delicato; da un altro, pensò a quanto
fossero belli i suoi occhi azzurri, al modo in cui la guardava. E gli diede il
permesso di entrare.
" Salve, Akane Tendo... "
" Che vuoi, Sasuke?"
" Mi dispiace, mi dispiace davvero tanto per l'altro giorno... Lo so,
dovevo proprio farmi gli affari miei..."
" In effetti, sarebbe stato meglio... "
" Io non credevo di scatenare tutto quel putiferio!"
" Sì, ma non vedo il motivo per cui tu ti debba interessare sul tipo di
rapporto che c'è tra noi"
" Ovvero? Che tipo di rapporto?"
" Ma allora non hai proprio imparato a farti i fatti tuoi? "
" Hai ragione, scusami... Scusa se mi prendo tanta confidenza con te... Io
che sono quasi un estraneo... " e la fissò con i soliti, meravigliosi
occhi azzurri.
Akane si sentì nuovamente pervasa da quella sensazione... Si sentì sciogliere.
Cosa le stava accadendo?
" Ho avuto modo di conoscere Ranma, in questi giorni... Non è cattivo; è
solo un ragazzo molto spontaneo, e questo molte volte non gioca a suo
vantaggio"
" Ti riferisci a quando mi riempie di offese?"
" Ah, ah! " rise fragorosamente il ragazzo, mentre Akane si sentiva
rasserenata, come se quella risata avesse improvvisamente migliorato il suo
umore... E gli disse, un pò più tranquilla: " Non prenderti gioco di me...
"
" Oh, no! Non era davvero nelle mie intenzioni! Scusami se ti ho dato
quest'impressione..."
Akane pensò che fosse un ragazzo molto educato, forse un pò timoroso di
esporsi, perchè ogni qualvolta credeva di aver detto o fatto qualcosa di
sbagliato riconosceva subito le sue colpe. Cosa che quello stupido di Ranma non
faceva.
" Ma no, non scusarti... Mi fai sentire un mostro orribile che incute
timore! "
" Chi? Una ragazza così dolce come te? ", e la guardandò teneramente,
come per rassicurarla.
" Dai, non prendermi in giro... Mi hai vista in preda a molti scatti di
ira; le tue non possono essere parole sincere!"
" Ma allora una ragazza, solo per essere tale, non può arrabbiarsi anche
lei? "
Improvvisamente, lei si sentii capita... E disse: " Non rimpiangi mai di
essere tornato a Tokyo?"
" Beh, a volte New York mi manca... Però lì vi sono continui attentati
alla salute..."
" In che senso?!"
" Beh... Il ramen che c'è nei ristoranti giapponesi di New York non ha
nulla a che vedere con quello che mangio qui!"
Akane rise di gusto, e la sua risata arrivò fino al piano di sotto; Ranma si
sentì abbastanza infastidito, perchè tutti lo fissavano come aspettandosi
qualcosa da parte sua. Ma lui continuò a mangiare.
Intanto, nella stanza di sopra, Hiroshi osservava la ragazza ridere e ne
approfittò per dirle:
" Vedi come sei carina quando sorridi? "
Lei ebbe un momento di esitazione... Anche Ranma, una volta, le disse una cosa
simile.
" Ora ti prego di venire a sederti con noi a tavola... Mi dispiacerebbe se
tu rimanessi ancora qui..."
" Davvero?"
" E perchè non dovrebbe essere così? Sei una persona così piacevole!
" e sfoderò uno dei suoi magnifici sorrisi.
Akane si imbarazzò molto. Era un ragazzo bello e gentile, in grado di fare un
complimento senza cadere nel volgare come ad esempio facevano Happosai, Kuno e
tutti gli altri ragazzi della scuola che subito le si fiondavano addosso. Era
molto discreto, e questo le piaceva... Non poco.
" Ok... Scendiamo."
Tutti furono sorpresi nel vederla varcare la porta della stanza da pranzo.
Genma fece al figlio, sottovoce: " Hai visto? E' riuscito dove tu hai
fallito! "
" Quella è volubile... Non posso certo deconcentrarmi a causa
sua...", anche se in realtà Ranma la vedeva come una sconfitta. E a lui,
non abituato a perdere, bruciava davvero tanto.
Terminata la cena, Hiroshi salutò tutti cordialmente e Ranma lo accompagnò in
strada.
" Ranma... Non voglio che tu fraintenda il fatto che io sia andato sopra,
in camera di Akane... "
" Ma no, Hiroshi, che dici... E poi grazie a te ora sembra essersi
calmata"
" Ehi, perchè non mi chiami Hirokun? Ormai siamo diventati amici... "
" Davvero mi consideri tuo amico?"
" Ranma... Sei stato l'unico con il quale ho legato di più da quando sono
tornato in Giappone. Diciamo che ti considero il migliore fra i miei
amici..."
Ranma si sentì il cuore gonfiare di gioia...
" Ok, Hirokun..."
" Allora a domani, amico mio!"
" Ciao!"
***
Quando Ranma rientrò in casa, Akane era andata a
fare una corsa, dicendo al padre che in quei giorni aveva trascurato gli
allenamenti non essendo uscita dalla sua camera. E poichè non aveva ancora
accettato il fatto di aver fallito con lei, il ragazzo decise di fare un
secondo tentativo e di raggiungerla. A dire il vero, lei era uscita non tanto
per recuperare gli allenamenti persi, quanto per mettersi a pensare lontano da
tutto e da tutti. Soprattutto lontana da Ranma. Sentiva che Hiroshi aveva su di
lei uno strano effetto: ogni volta che era nei paraggi il battito del suo cuore
aumentava... Era la stessa sensazione che provava ogni qualvolta Ranma si
dimostrava carino con lei... Il che accadeva raramente. Invece conosceva questo
nuovo studente da così poco e nonostante lei si fosse sempre posta in modo
acido nei suoi confronti, lui l'aveva sempre trattata gentilmente. Cosa che
accadeva anche con tutti i suoi spasimanti, in verità. Ma con lui era diverso:
ogni qualvolta incrociava quegli enormi occhi azzurri, si sentiva profondamente
turbata. Qualcosa le era nato dentro, e lei non sapeva se valesse o meno la
pensa far maturare questa sensazione. Pensò a Ranma, e pensò che ciò che
Hiroshi aveva detto qualche giorno prima, infondo, era vero: un genitore non
avrebbe dovuto decidere sulla scelta del compagno di vita del proprio figlio.
L'amore non si poteva imporre; non si poteva pretendere che potesse nascere
qualcosa fra due persone. E se Ranma non era
intervenuto a tavola, e per di più non aveva detto niente quando lei gli chiese
se valesse la pena prendersi un impegno tanto grande qual è il matrimonio,
evidentemente non era del tutto convinto di quella situazione. Lei aveva sempre
fatto fatica ad ammettere che per il figlio di Saotome provasse qualcosa, ed
ora che il pensiero di Hiroshi era fisso nella sua testa era ancora più
difficile.
Finalmente Ranma la vide, da lontano, e allora accelerò il passo; lei si voltò,
vide che lui la inseguiva e iniziò a correre più velocemente.
" Hey, Akane... Fermati!! "
Corsero entrambi per un bel pò, fin quando non arrivarono al Parco Shakujii. Ad
un tratto, lei si fermò e lui poté raggiungerla.
" Aaah, finalmente! "
" Che vuoi, Ranma? ", le disse lei davvero poco cortese.
" E dai, non iniziamo subito col piede sbagliato... "
" Non ho tempo da perdere... Devo esercitarmi! "
" Ma sai quanto mi costa cercare di parlarti una seconda volta e vedere
che tu rifiuti qualsiasi forma di dialogo con me?"
Akane abbassò lo sguardo. Poi fece: " Ranma, tu ci tieni a me?"
" C-c-cosa? "
" Ti ho chiesto se ci tieni a me... "
" Ma che razza di domanda è? "
" Tu mi dici tante cose cattive, è vero... Ma saresti capace di farmi
qualcosa che mi faccia mille volte più male?"
" E dai, Akane... Mi dispiace per tutte le volte che ti ho detto che non
hai niente di femminile... "
" Ranma! Voglio sapere se faresti qualcosa che possa rendermi infelice per
tutta la vita! "
" Io... Certo... Certo che no!"
" E allora non so se voglio davvero trascorrere il resto della mia vita
con te."
" Eh? "
" Non sono sicura che sposandoti io sarei felice. Il matrimonio è una cosa
forte, che serve a consolidare il rapporto fra due persone che hanno condiviso
molto. Io e te, a parte la scuola e gli allenamenti, non abbiamo condiviso
granchè."
Ranma si sentì come pugnalare, ma non disse nulla. Aspettava che lei finisse.
Akane, dal canto suo, non era del tutto convinta delle sue parole; ma seppe
mascherare bene questa sua insicurezza, e continuò: "Abbiamo entrambi
accettato il volere dei nostri genitori, senza chiederci se veramente era quello
che volevamo. Tu te lo sei mai chiesto, Ranma?"
In quel momento, in quel preciso momento bastava forse una sola parola, una
sola affermazione per impedire che accadesse l'irreparabile.
Ma non arrivò nulla: Ranma strinse i pugni e continuò a stare in silenzio.
" Vedi? Non sai neanche tu cosa vuoi. E' comprensibile, siamo solo dei
ragazzi che devono ancora finire il liceo. Io ho avuto il primo amore, il
dottor Tofu, e con lui ho capito cosa volesse dire star male per
un'infatuazione, pensare tutto il giorno ad una persona, sperare che questa ci
rivolgesse anche solo un saluto... Poi sei arrivato tu... "
" ... E allora? "
" ... E allora... Allora ho iniziato a vivere diversamente. C'è stato un
susseguirsi di situazioni con le quali ho imparato a convivere, giorno dopo
giorno... "
" E ti è dispiaciuto che io sia entrato nella tua vita? "
Ranma faticò molto a chiederle questa cosa, ed in verità si sentiva anche molto
imbarazzato. Però la paura vinse la timidezza: lui in quel momento voleva
sapere.
" Ora come ora non lo so. "
Il ragazzo spalancò gli occhi: non era la risposta che si aspettava, o meglio
non era quella che avrebbe voluto sentire.
" Ascoltami - proseguì la ragazza - mi sento molto, molto confusa. Voglio
riflettere su questo fidanzamento, voglio capire se ne può valere o meno la
pena. Voglio prendere finalmente una decisione per conto mio. "
" Guarda che è una decisione che riguarda anche me. Non sei l'unica ad
avere il diritto di decidere, a questo punto."
" Sì, hai ragione... E' una cosa che interessa entrambi; dopotutto, siamo
abbastanza grandi per stabilire cosa farne del nostro futuro. "
" Allora ne riparliamo fra una settimana. E se decideremo di separarci,
lascerò casa tua."
Akane si sentì morire; dopotutto, era un'affermazione prevedibile, ma non
sapeva se era effettivamente in grado di rinunciare a lui. Prese coraggio, e
concluse dicendo: "Ci rivediamo qui, tra una settimana", e riprese a
correre, mentre il ragazzo rimase lì, come paralizzato.
CAPITOLO 3