Gli agenti che li
accompagnavano andarono a parlare con la guardia che controllava una porta
blindata. Dopo qualche minuto, i ragazzi non riuscirono a vedere come, aprirono
la porta, e loro furono condotti oltre la soglia. Attraversarono un lungo
corridoio. Alle pareti vi erano quadri di uomini incappucciati e alberi
genealogici. Metteva letteralmente i brividi. Appunto per questo tutti tenevano
lo sguardo basso. Ma Liv era preoccupata per un altro motivo: sarebbe stato
molto meglio essere frustati, pensò lei, che loro rivelassero la verità.
Infine giunsero alla porta
che si trovava al termine del corridoio. Lì un'altra guardia chiese
loro la parola d'ordine, e gli agenti , per tutta risposta, alzarono
le braccia e le incrociarono sulla testa. Era un trabocchetto: chiunque avesse
pronunciato una sola parola alla richiesta, era considerato un traditore o un
intruso.
Varcarono anche quella
soglia, e si ritrovarono in una stanza appena illuminata da torce; al centro di
essa vi era una poltrona, occupata da una figura umana robusta, alta
circa un metro e settanta. Ai lati della poltrona, si ergevano altre due
figure ben note ai ragazzi. Erano i gemelli, che sogghignavano.
<<Vedi,
Padre, abbiamo mantenuto la nostra promessa: li abbiamo presi>>
disse Esteban.
<<Eccellente, ragazzi
miei>> l'uomo si alzò <<voglio vederli bene>>
I ragazzi furono allontanati,
cosicché l'Uomo potesse vederli distintamente. Rivolse lo sguardo alla sua
destra.
<<Kei, Takao e Yuri
della Red Flag Association>> si avvicinò <<sempre ad
impicciarvi in affari che non vi riguardano, ve la dovete togliere questa
brutta abitudine>>
Fece un cenno all'agente
che tevenva Anya, ed esso si fece avanti con la ragazza.
<<Anya, il mondo è la
tua casa e la Russia la tua patria>>rise <<la Siberia è il luogo
più adatto alla Lupa>>
Yuri spalancò gli occhi. Anya
e la Lupa erano la stessa persona. Ma com'era possibile? Perché lei non gli
aveva detto niente? Fissò la ragazza, che abbassò lo sguardo per la vergogna.
L'aveva scoperto. Non
l'avrebbe mai perdonata per avergli mentito. Il primo amore della sua vita
le era stato tolto da quell'Uomo, che aveva rivelato la sua identità.
Liv si agitò. Stava succedendo
quello che temeva. Sarebbe toccato anche a loro. Guardò Lucia. Lei ricambiò lo
sguardo. Aveva capito, ma per quanto potessero cercare di prepararsi al
colpo, non sarebbero mai riuscite a non soffrire.
<<Voi due, che avete
tanto da guardarvi>> l'Uomo si avvicinò a loro <<belle
ragazze, i miei figli hanno fatto un'ottima scelta>>
Takao e Kei cercarono di
liberarsi. Yuri era ancora sotto shok.
<<Le Crazy Angels,
insieme a voi, Esteban e Dionigi, genereranno una nuova stirpe>>
A quel punto, anche Takao e Kei
si bloccarono.
<<Voi siete le Crazy
Angels...>> chiese il ragazzo col berretto a Lucia.
Non vi fu risposta.
<<Padre, abbiamo
mantenuto la nostra promessa>> ripeté Esteban <<dacci ciò che
abbiamo chiesto>>
<<Sì, figlioli, avete
fatto il vostro dovere. Fate ciò che dovete fare>>
<<Finalmente>>
Esteban si diresse verso l'uscita <<Voi due venite con me>>
Si rivolgeva agli agenti che
tenevano Liv e Kei. Uscirono.
<<Voi altri con
me>> Dionigi andò con a seguito agenti e Takao e Lucia.
Rimanevano solo Anya e Yuri.
<<Portateli nelle
segrete>> ordinò l'Uomo.
L'ordine fu eseguito.
<<Forza, dentro>>
Anya e Yuri furono spinti dentro una cella.
La porta fu chiusa e bloccata
con un lucchetto. Il ragazzo si rialzò. Lei si trascinò fino all'angolo,
attirò a sé le ginocchia e nascose il viso.
Non si sentiva nulla, ma
Yuri immaginò che ella stava piangendo.
Si avvicinò piano, senza che
lei lo sentisse.
<<Anya...>>
<<Lasciami in
pace>>
<<No, io non ti lascio
in pace. Mi devi spiegare>>
Anya si avvicinò di più al
muro.
<<Mi devi spiegare
perché non mi hai detto la verità>>
<<Secondo te
perché?>>
<<Accidenti, sei la
Lupa! Non puoi avere paura!>>
<<Tu non
capisci>> Anya alzò lo sguardo <<tu sei il primo ragazzo con cui
non ho paura di restare sola; pensavo di aver trovato un
amico>>
<<Non puoi
pensare di avere per amico uno che deve catturarti>>
Anya si alzò.
<<Sai perché mi hanno
cacciato di casa? Mio padre ha cercato di violentarmi, io l'ho detto a mia
madre. Aveva paura che lui andasse in prigione, ma siccome la picchiava, non lo
ha denunciato, ecco perché! Non le fregava niente di me>>
Yuri rimase scioccato. Aveva
rischiato...di essere violentata?!
<<Anya, io...>>
<<Lasciami in
pace>>
<<Buttatelo
dentro>>
L'ordine di Dionigi fu
eseguito. Il ragazzo fu spinto dentro la cella.
<<No, Takao...>>
Lucia fece per seguirlo, ma
venne bloccata da un agente.
<<No, mia cara, tu
resti qui fuori con me. Voi, chiudete la porta>>
La porta fu chiusa.
<<Ora
lasciatela>>
Stupita, Lucia si ritrovò
libera.
Dionigi le si avvicinò. Posò
la sua mano sulla guancia di lei. La ragazza era come pietrificata, non
riusciva a muoversi.
Takao, che assisteva alla
scena da dietro le sbarre, fremeva dalla rabbia, ma non sapeva se perché Lucia
le aveva mentito o perché quel dannato stava mettendo le mani addosso alla
ragazza che amava.
Come svegliatasi da un lungo
sonno, Lucia scansò la mano di Dionigi.
<<Non fare la
difficile>> rise <<il tuo è il tipico carattere di chi ama le
avventure, di chi è sempre "disponibile">>
Lucia si voltò di scatto
verso Takao. Avrebbe potuto credere alle parole di quel pazzo?
<<Che fai?>>
Dionigi volse lo sguardo al prigioniero <<Oh, hai paura di
quello che potrebbe pensare adesso lui? Ti preoccupi di queste cose, adesso?
Che ti succede, ti sei forse innamorata?>>
La ragazza abbassò lo
sguardo e arrossì.
Takao parve confuso.
Possibile che lei ricambiasse il suo sentimento?
<<Mi dispiace, ma
dovrai rinunciare, poiché d'ora in poi starai sempre con me>> si avvicinò
a Lucia <<dal primo momento che ti ho vista, ho capito che eri
perfetta per me, e che avrei fatto di tutto per averti; e ora sei mia!>>
Avvicinò il suo viso a quello
di lei.
Ma, ad un tratto, si piegò in
due. Davanti a lui, il pugno tremante di Lucia che lo aveva colpito allo
stomaco.
Si drizzò lentamente, per poi
fissare la persona che aveva dinanzi, e tirarle uno schiaffo che la fece cadere
a terra.
La ragazza, dopo aver palpato
la guancia colpita, vide del sangue sul suo palmo.
<<Non puoi trattarmi
così, non devi trattarmi così>>
Si posizionò sopra Lucia, che
era sdraiata, a quattro zampe.
La sua mano si posò appena
sotto il seno di quel corpo, per poi passare sul ventre piatto, e finire con
accarezzargli la coscia.
Takao, in quel momento,
avrebbe voluto sfondare la porta e riempire quell'essere spregevole di botte
fino ad ucciderlo. Non ammetteva, però, che gli sarebbe piaciuto essere al suo
posto.
A quel punto Lucia, prima
paralizzata, ora muoveva tremante le mani. I suoi occhi divennero
lucidi, e da essi cominciarono a uscire lacrime amare.
Dionigi si alzò, laciandola
mettersi a sedere.
La ragazza si coprì la parte
inferiore del viso con la mano.
<<Di me puoi fare tutto
quello che vuoi>> disse senza che le lacrime smettessero di cadere
<<ma ti prego, lascia andare Takao!>>
<<Ma, Lucia...>>
Il ragazzo, da dietro le sbarre, vide quella ragazza piangere, soffrire e di
conseguenza, soffrì anche lui. Era arrabbiato per quello che gli si era
stato tenuto nascosto, ma lei era disposta a sacrificare tutto ciò che
aveva, la sua persona e la sua dignità, per farlo uscire da quell'inferno. Non
poteva essere contro di lei. Lui...l'amava.
La ragazza fece appena in
tempo ad alzarsi, che Dionigi la sbatté contro il muro e le si parò
davanti.
<<No, non è
possibile>> disse il ragazzo con lo sguardo basso <<tu devi essere
mia con tutto il tuo corpo, con tutta la tua mente, con tutta la tua anima
e tutto il tuo cuore>>
<<Questo non succederà
mai, e tu lo sai>> Lucia si girò.
Dionigi tremò, poi prese la
ragazza per i capelli e si rivolse agli agenti:
<<Voi, aprite la
cella>>
L'ordine fu eseguito. Il
ragazzo spinse Lucia dentro, e lei sarebbe caduta se Takao non l'avesse presa
al volo.
<<In qualche modo, tu
mi apparterrai per il resto dei tuoi giorni>>
Dionigi uscì insieme alle
guardie. Rimasero soli,Takao e Lucia.
Lei si era inginocchiata, e
piangeva ancora. Takao era seduto e la fissava: lo sapeva che, per quanto
potesse fare la dura, era una delle più dolci ragazze che vi erano
sulla terra. Per lui, il pianto di una ragazza era indice di dolcezza.
Decise di parlarle,
ma cominciò lei.
<<Devi avercela a morte
con me, visto che non ti ho detto che ero una delle Crazy Angels>> si
alzò lentamente, asciugandosi le lacrime, e si appoggiò alla porta <<ti
capisco, dopo quello che abbiamo passato, è davvero come essere
traditi...>>
Takao la guardava ancora, con
espressione seria ma comprensiva, che ella non vide, poiché non si voltò.
<<...ma io mi sono
trovata bene con te. E' anche per questo che non ti ho detto niente, altrimanti
mi avresti presa e portata al vostro quartier generale. Takao, io...>>
abbassò lo sguardo <<...non voglio che ti facciano del male>>
Non sentì nessuna risposta e
presa dallo sconforto, cominciò a cantare:
<<Come saprei
scoprire l'uomo che sei, come saprei scoprire poi le fatasie che vuoi, io
ci arriverei nel profondo dentro te, nei silenzi tuoi, emozionando sempre più,
come saprei stupire l'uomo che sei, quando stai lì e non sai che voli
prendere che voli prendere, come saprei richiamare gli occhi tuoi,
incollarli ai miei, emozionando sempre più...Nel mondo che solitudine ci dà,
eprché non resti un po' con me, come saprei amarti io, nessuno saprebbe mai,
come saprei riuscirci io, ancora non lo sai...>>
Takao la osservò. Aveva
proprio una voce stupenda. Ad ogni parola di lei, il suo cuore batteva più
forte. Un giorno, non immaginava quando, le avrebbe detto ciò che provava.
<<...Io vorrei che
fosse già pelle, il contatto che c'è, io vorrei che fossero stelle ogni volta
con te...Come saprei amarti io, nessuno saprebbe mai, come saprei riuscirci io,
ancora non lo sai, io ci metterò tutta l'anima che ho, quanta vita sei da
vivere adesso come saprei...quanto amore c'è pronto a scoppiare in me, quanta
vita sei, da vivere adesso, sì, adesso, come saprei...>>
Si bloccò. Lei...aveva appena
detto a Takao che lo amava. Anche se cantando, però glielo aveva detto.
<<Bloccatela>>
Due uomini misero a Liv degli
anelli di metallo, saldamente collegati a delle catene, che pendevano dal
soffitto di nuda roccia.
Dopo che venne chiusa la
porta della stanza, Kei fu lasciato andare.
Esteban aveva lo sguardo
fisso su di lui. Sulla sua faccia un ghigno.
La sua espressione terrorizzò
Liv, e fece fremere dalla rabbia Kei.
<<Un angelo
incatenato>> finalmente quel diavolo volse lo sguardo alla ragazza
<<strano spettacolo, vero? Gli angeli dovrebbero volare liberi
nell'azzurro cielo. Tu volerai, Liv, ma in un cielo rosso, rosso come il
fuoco>>
Kei riebbe la visione di
qualche momento prima, quando si trovavano nella foresta.
Dietro Esteban due ali nere
di pipistrello aperte, e dua ali bianche piumate sulla schiena di Liv, ma
afflosciate a terra.
Tutto svanì.
<<E qua entri in gioco
tu, Kei. Devi fare una cosa per me...>>
<<Scordatelo, dannato,
non farei mai niente per te!>> Kei gli si avvicinò minaccioso.
<<Ah sì, non lo farai?
Io non credo proprio>>
Esteban fece schioccare le
dita. Un agente si avvicinò a Liv e le strappò la camicetta sulla schiena.
Un altro si fece avanti,
tirando fuori un frustino. Sollevò il braccio, e...
<<Ah!>>
Kei avrebbe voluto essere
pugnalato mille volte, piuttosto che assistere a quel crudo spettacolo.
La ragazza venne frustata; al
quinto colpo, dopo un cenno di Esteban, si fermarono, e Liv si chinò, stremata.
<<Allora?
Adesso?>>
Kei non rispose; non aveva
parole. Stava assistendo ad una cosa orribile, e non riusciva a fare niente.
Gli agenti ricominciarono con
la tortura, poi la proposta a Kei fu riformulata, ma non vi fu risposta. Tutto
ciò si ripeté per una, due, tre, quattro, cinque volte, finché vedendo Liv
chinata e il suo sangue scorrerle sulla schiena, Kei urlò:
<<Basta!>>
<<Allora accetti di
ascoltare la mia proposta?>>
Kei chinò il capo, sconfitto,
e disse:
<<Sì>>
"No, non lo fare, Kei,
non darle ascolto"
<<Non le verrà più
fatto alcun male, ma tu, in cambio, le dovrai dare l'ultimo bacio>>
<<Che..che
cosa?>>
Esteban si rese conto che ciò
che le aveva detto di fare Madama Clizia era vero.
<<Lei è molto forte, ma
ha un punto debole: da piccola è stata baciata da un ragazzo un anno più grande
di lei che le ha regalato un ciondolo a forma di ballerina. Con quel bacio si è
rovinata la vita: dopo aver perso il fratello, ha cominciato a disprezzare il
mondo, la vita, tutto ciò che le stava attorno. Neanche il mio specchio è in grado
di scorgere l'ombra nera che domina il suo cuore>> aveva spiegato la
fattucchiera.
<<Arrivi al
punto?>> le aveva detto il ragazzo.
<<Se quel ragazzo la
bacierà, subirà un trauma fortissimo, non avrà più la lucidità della spia,
potrà essere in tuo potere. Se si riprendesse, se cominciasse ad accettare ciò
che ha, non potrebbe esserci possibilità di sopraffarla. Ma ora si trova in una
condizione di grande instabilità. Se dovesse ricevere quel bacio, per lei
sarebbe come ricevere un'umiliazione. Il nome del ragazzo che ha
incontrato da piccola è...>>
<<...Kei
Hiwatari>> Esteban era ritornato al presente.
Kei era scioccato. Doveva
baciare Liv?
<<Sò che vi siete
scambiati il vostro primo bacio da piccoli. E' per questo che dovete ripetere
il gesto>> si avvicinò a Liv<<e così tu sarai mia>>
Liv scostò il viso dalla mano
di Esteban.
<<Non lo ascoltare,
Kei, non lo fare>> disse a fatica, per i numerosi colpi datele sulla
schiena.
<<Fallo Kei, e poi
forse ti lascerò libero. Tu sei un tipo solitario, non hai bisogno di nessuno,
un bacio non è un prezzo alto da pagare per la libertà>>
Kei sapeva che stava
bleffando. Qualunque cosa avesse fatto, lo avrebbe tenuto chiuso lì dentro. Ma
la questione era un altra. Se avrebbe baciato Liv, non le avrebbero più fatto
del male, e si sentiva che almeno ciò era vero, Esteban ci teneva alla salute
di Liv, anche se per scopi tutt'altro che buoni. Il sentimento che fino a poco
prima stava crescendo in lui sembrava scomparso, e tutto ciò che sapeva era che
lei gli aveva mentito: non le aveva detto sia che era una Crazy
Angel, sia che era la ragazza che cercava. Ma ciò che le era stato fatto
era disumano, e per quanta rabbia stava provando in quel momento, non poteva
lasciarle subire quella tortura.
<<Allora, che hai
intenzione di fare: o la tua libertà, o la sua sofferenza; sta a te
decidere>>
Kei fissò Liv. Che doveva
fare?
Ad un tratto abbassò lo
sguardo e si avvicinò alla ragazza.
<<No, Kei>> Liv
cercò di indietreggiare, azione impeditagli dalle catene.
Per un attimo le si parò davanti,
ma poi passò oltre, e si fermo alla sua destra.
Liv era paralizzata dalla
paura. Sentiva sempre più il fuoco senza calore dell'inferno. Sarebbe stata la
fine, se...
CAPITOLO 7 |