Due ragazzi sui 19 anni
camminavano discutendo della circolare appena arrivata.
<<Espulso. E poi per
cosa? Per aver detto al capo che è ora di finirla con questa sceneggiata>>
il ragazzo si sistemò il berretto.
<<Smettila, Takao, non
servirà a niente lamentarsi>>
<<Lo so, Yuri, ma che
razza di pappamolle ci ritroviamo a guidare quest'associazione. Per risolvere i
suoi problemi amorosi deve farne una faccenda di stato>>
<<Su una cosa però hai
ragione. Non c'era bisogno di cacciarlo>>
Yuri aprì la porta, e videro
il loro vecchio amico davanti al suo armadietto.
<<Ciao, Kei>>
Il ragazzo si voltò verso di
loro, facendo intravedere sulla propria guancia un'enorme macchia rossa.
<<Oddio, chi è
stato!>>
<<Quel deficente che mi
ha cacciato, ecco chi>> Kei chiuse l'armadietto.
<<Accidenti, ma cosa
gli hai detto per ottenere un pugno>>
<<Gli ho detto che è un
pappamolle, e che se non sa risolvere i problemi con la sua ragazza da
solo, è meglio che lascia la RFA e che va a farsi frate>>
<<Ma tu...tu gli hai
veramente detto tutte queste cose in faccia?>> chiese Yuri.
<<Sono, stato espulso,
Yuri. Secondo te?>>
Yuri si zittì. Era il chiaro
e freddo sì di Kei.
Il ragazzo si mise la
sacca con tutte le sue cose in spalla.
<<Probabilmente essere
cacciato era proprio quello che volevo. Non ce la facevo a stare qui con
la consapevolezza che lei era dall'altra parte>>
I ragazzi si scambierono
un'occhita.
<<Andrai a
cercarla?>> domandò Takao.
<<L'ho persa due volte.
Non ci sarà una terza. Quando la troverò, niente e nessuno potrà
portarmela via, a costo di rischiare la mia stessa vita>>
Yuri e Takao sorrisero.
<<Buona fortuna>>
disse il primo.
<<E arrivederci>>
seguì il secondo.
Kei ringraziò col lo sguardo.
Si voltò e uscì.
Chiuse una porta per aprirne
una nuova.
"Angelo mio, ti rapirò
dal paradiso"
<<Benvenuti a Parigi,
appassionati d'arte di tutto il mondo>>
Un forte applauso.
<<E' un immenso onore
per me aprire la mostra artistica sul famoso Edgar Degas. Tanti quadri
dell'artista appartenenti a collezioni private ci sono stati
"prestati" per tutta la durata della mostra. Rigraziamo il nostro
Yuri>>
Il ragazzo si fece avanti con
un inchino, pensando a tutt'altro:"devo assolutamente parlare con il capo.
<<che ci ha
aiutato finanziando il nostro progetto, e Anya Bellupe...>>
Yuri spalancò gli occhi.
"Anya?" pensò.
<<..che purtroppo non
può essere presente a questa inaugurazione, ma che ci ha aiutato tantissimo con
l'allestimento della mostra. Le guide saranno a vostra disposizione per
qualsiasi cosa. Buon divertimento!>>
Yuri rimase al centro della
stanza , mentre i presenti andavano a vedere i quadri esposti.
Anya aveva allestito tutto
questo. E lui non era riuscito a vederla.
Uscì.
Si ritrovò sulla sponda della
Senna.
Sopirò. Che doveva fare per
farsi perdonare da lei? Che doveva fare per poterle stare vicino?
<<What I got to do
to make you love me, what I got to do to make you care, what do I do when
lightning strikes me, and I wake to find that you're not there...what I got to
do to make you want me, what I got to do to be heard, what do I say when it's
all over, sorry, seems to be the hardest word...It's sad, so sad, it's a sad,
sad situation, and it's getting more and more absurd, it's sad, so sad, why
can't we talk it over, oh it seems to me that sorry, seems to be the hardest
word...Sorry....What I got to do to make you love me, what I got to do to be
heard, what do I do when lightning strikes me, what have I got to do, what have
I got to do, that sorry, seems to be the hardest word>>
<<Anya>>
Yuri si sedette e posò la
fronte sulle mani.
<<Ti prego, torna da
me>>
Takao fissava l'anello che
teneva in mano.
Un giorno l'avrebbe
restituito alla sua amata, ma per chiedere la sua mano.
Sospirò.
<<Ti prego, aspettami,
Lucia>>
Il solo pensiero che qualcun
altro potesse mettere le mani su quella meravigliosa creatura lo faceva tremare
di rabbia...
Doveva assolutamente parlare
al capo. Quella ostilità doveva finire.
<<Grazie, Ludo>>
<<Ma di che cosa? Non
sono riuscita a niente>>
Una diciottenne e
un'avvocatessa ventenne uscivano dal Palazzo di Giustizia della Paradise
company.
<<Cosa? Sei
riuscita a tanto! Quello che volevo era uscire dalla Paradise ed evitare che
Kei fosse catturato. E tu mi hai aiutato. Non ti ringrazierò mai
abbastanza>>
<<Tu sei troppo buona.
Ciao>>
<<Ciao, bella>>
Mentre Liv salutava Ludovica,
Anya e Lucia si avvicinarono.
<<Ti hanno espulsa; non
è affatto giusto>>
<<Non vi dovete
preoccupare di questo: mi avete promesso di fare la richiesta al capo. Vi prego
di mantenerla>>
Lucia l'abbracciò.
<<Ritorni Dionigi a
prendermi se non dovessi mantenere questa promessa>>
<<Allora è meglio che
lo fai>> disse Anya <<anch'io devo andare, baci>>
Anya si ritrovò davanti ad
una porta rossa.
<<Ah, coraggio, Anya, è
tutto nelle tue mani>>
Bussò.
<<Avanti>>
rispose una voce femminile.
Entrò. Davanti a lei una
scrivania, una poltrona e una figura di donna su di essa. Aveva lunghi
capelli tinti tendenti all'arancio.
<<Anya, qual buon vento
ti porta in alto>>
<<Il vento è tempesta,
Sheila, e la tempesta non produce nulla di buono>>
La ragazza si alzò.
<<No, non dirmi che ce
l'hai con me per quella stupida udienza contro Liv. E' stata un'idea del
Maggiordomo, no mia>>
<<Anche se non mi va
giù, il motivo è un altro: devi smetterla con questa stupida ostilità contro la
RFA>>
<<Quelli ci hanno
traditi! Hanno rivelato le posizioni dei nostri agenti più importanti, condannandoli
a morte!>>
<<Ma se lo sanno tutti
che hai litigato con il loro capo!>>
<<Non c'entra niente
Ethan! Dovete smetterla!>>
<<Tu devi smetterla!
Stanno morendo un sacco di persone! Hai costretto me e le Crazy Angels a
combattere contro ragazzi come noi, di cui ci siamo innamorate! Se Liv è
cambiata, lo dobbiamo soltanto al membro che doveva catturare!>>
<<Smettila,
stupida>>
Anya aveva il fiatone. Non si
era mai rivolta a nessuno così, a parte...a parte quando aveva parlato dei
suoi genitori a Yuri.CAPITOLO 10 |