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Capitolo 5
Over the light
A fare da cornice, le
montagne, che sembravano voler toccare il sole che si stava avvicinando alla
postazione di mezzogiorno.
La terra formava
uno sottile strato di polvere, che le copriva gli stivali,
mentre una delle due gambe zoppicava, il sangue ormai incrostato formava una
specie di tatuaggio rosso che raggiungeva il ginocchio, mentre le mani erano
abbandonate.
Barcollava, era stanca,
il respiro affannata.
Respiro…respiro…respiro…
I capelli neri erano
in parte appiccicati al volto in parte rovinato, un livido
bluastro adornava una delle due guance, mentre la bocca aperta prendeva e
tirava fuori aria.
Respiro…respiro…respiro…
Dietro la schiena, un altro
buco, sia sul top che sulla maglietta a rete che indossava, il sangue colorava
di rosso ciò che era nero.
Ancora un altro respiro…e un
altro ancora…
Sotto i suoi
piedi la terra era sempre uguale, sembrava restare ferma
nello stesso punto mentre camminava, mentre il vento che soffiava ogni tanto
era caldo e soffocante, sopra di lei il cielo azzurro veniva oscurato da nuvole
grigio scuro che minacciavano, con tuoni profondi e rauchi come il rotolare di
sassi, di piovere.
Un altro soffio di vento,
forte, che sollevò la polvere, andando sugl’occhi blu
socchiusi.
Un forte bruciore, una mano
che si muove, mentre il piede viene messo male a
terra.
Perdita dell’equilibrio.
Kira cascò, subendo un forte
colpo alla schiena e alla spalla, mentre la bocca veniva
riempita di polvere, che sputò via a fatica, tossendo,
mentre la spalla veniva afferrata da una mano.
Stanchezza, una cosa che
provava…che forse provava sempre…
Dalla posizione a pancia in
giù andò supina, i capelli si sporcarono di terra, mentre quelli appiccicati al
volto rimasero fermi, bagnati in parte dal sudore che scivolava giù dal viso.
Respiro…respiro più
lento…ancora un altro respiro…respiro…
Stanca…
Una gamba tremava, le cellule
nervose dei suoi muscoli e della sua pelle pulsavano febbrilmente, spedendole
nel cervello la sensazione che la gamba stesse esplodendo dal dolore.
Quando
si era voltata per terra, la schiena aveva fatto la
stessa cosa.
Calma…calma…
La gamba che pulsava dal
dolore sembrava in procinto di ricominciare a sanguinare, ma il tappo in
qualche modo evitava questo, mentre Kira teneva gli occhi al cielo, socchiusi,
arrossati per la polvere.
Il cielo era
in procinto di piovere, sentì chiaramente una fredda goccia caderle
sulla fronte sporca di terra, e da li scivolare di lato con estrema lentezza,
quasi a fatica, pulendola in parte dallo sporco.
Il suo cuore sembrava aver
rallentato la sua corsa, mentre oltre il cielo si vedevano
le montagne…
…oltre quelle montagne
era nata…
Oltre quelle montagne
era scappata…
Oltre…oltre…
Respiro profondamente,
afferrando l’aria che adesso sapeva di umido, di
freddo.
Un’altra goccia le
andò sulla gamba dolorante, e per un secondo provò una
strana sensazione di leggerezza.
Un’altra goccia, un’altra
ancora…
“…ricordo che mi sempre piaciuta la pioggia…”
-La pioggia…-
le
labbra secche si mossero, mentre la voce dalla bocca
per la prima volta usciva rauca e debole, mentre la mano con la stigmate si
alzava verso l’alto, il palmo riceveva le gocce di pioggia dall’alto, una
sensazione di fresco, mentre le gocce aumentavano, la pioggia si faceva sempre
più forte, iniziando a bagnarla tutta.
I
capelli…il volto…il petto…la pancia…le gambe…le mani…
Bagnata…ed una sensazione di
fresco…
Lentamente si mise seduta,
facendosi forza con le mani, che si sporcarono di terra bagnata, mentre il suo
sguardo si spostava ancora, dopo le nuvole da cui scendeva la pioggia
era tornata a fissare le montagne…
Le guardò con aria stupita…
…no…
Non voleva tornarci…
Voleva respirare ancora…
Il suo cervello e il suo
cuore dissero quel no contemporaneamente, mentre lei stessa se ne stupiva…
Mentre
quella luce l’aveva inglobata, mentre lei era
diventata una stella, una piccola nova, aveva avvertito…
…come una brezza, come
un’onda sulla pelle dei piedi…
Un ricordo, che poi era
scivolato via…allontanandosi…ma lasciando quella sensazione di fresco sulla sua
pelle…
Ancora…voleva avvertire
ancora quella sensazione…
Lentamente si
mise a carponi, la gamba era tornata a pulsare e vibrare
così come la schiena.
A fatica, facendo leva con le
mani e la gamba sana, si rimise in piedi, dando le spalle alle montagne.
Barcollò ancora, prima di
prendere un respiro profondo, e rimettersi in cammino, mentre la pioggia
continuava a battere.
Aveva gia fatto un po’ di
strada, barcollando, quando qualcosa la raggiunse, fermandosi accanto a lei.
Un carro…
-Santo
cielo ragazzi mia!-
una
donna, una grossa donna la stava osservando
stupefatta, mentre Kira aveva alzato lo sguardo, stupita.
La donna le allungò una mano.
-Presto, Sali immediatamente.
Ma guarda come sei conciata! Dove
pensi di andare ridotta così?-
Kira osservò stupita quella
mano, prima di afferrarla con la mano con il guanto senza dita, facendo così
sollevare dalla forza della donna, che la spedì dentro il carro, facendo poi
ripartire i cavalli, che correvano sotto la pioggia, mentre Kira si trovò
distesa su qualcosa di meno duro della terra, da cui proveniva un caldo non
soffocante…e uno strano profumo di buono…
Lentamente,
socchiuse gli occhi, prima di chiuderli, bagnata fradicia, dentro quel carro.
“Ricordo che mi piaceva la pioggia…
La guardavo fuori da quel
vetro…
E, stranamente, pensavo a lui…
Ed ogni volta…sentivo che dentro di
me…c’era luce…e calore…”
Era andato
a cercarla, si era allontanata dal
gruppo.
Aveva chiesto di essere
lasciata sola, forse non a parole, ma lo aveva supplicato.
Semplicemente, quando era
smontata dalla moto con Meiko, aveva guardato la bionda alla ricerca di uno
sguardo complice, e l’altra aveva annuito, lasciandola smarrirsi nella macchia
verde della foresta dove si era fermati, a metà pomeriggio, lontani ormai da
quella montagna, da quel villaggio.
Forse era per il ricordo di
quel villaggio, forse per quelle lacrime, che si era messo a cercarla,
scomparendo come lei dal gruppo.
Notato da tutti.
Gojio si era anche
risparmiato le sue battute cretine.
Meiko aveva
ignorato tutto, continuando a badare alle sue cose, così come fece il
Sanzo, certe volte i due si assomigliavano in una maniera spaventosa.
Invece
era l’uno l’opposto dell’altro.
Intanto, i passi di Goku
erano soffocati dall’erba fresca di quella piccola foresta, gli alberi
coprivano la vista di un cielo macchiato di soffici nuvole bianche che
parevano cotone.
Si stava guardando intorno
con aria preoccupata.
Dopo quello
che era successo quel giorno, si era allontanato da Rika
Aveva paura che la ragazza
respingesse qualsiasi tentativo di chiacchierare.
Non che il ragazzo fosse così
bravo a fare conversazione.
Però
…aveva avvertito, da quella scena, uno strano senso di
buio avvolgere la ragazza.
Quando quella
Selene le aveva sussurrato qualcosa, che l’aveva fatta scoppiare in
piangere senza pudore, senza vergogna.
Solo un profondo senso di
tristezza.
Che
in qualche modo aveva intaccato anche l’anima del
ragazzo.
Aveva visto quell’oscurità
avvolgere la ragazza fin da quel momento.
E
si era spaventato.
Perché
anche lui aveva provato quella stessa esperienza di
buio che ti avvolge.
Ed
una sensazione di freddo.
Mentre
allungava ogni volta la mano verso una luce che lo
abbandonava nella notte.
È tristezza…
È solitudine…
La solitudine…porta alla
tristezza….ad avvertire i pensieri che si fanno di carne, prendono corpo…e ti
parlano…
La solitudine porta al
silenzio…
Un silenzio che non si può
intaccare, per quanto tu ti sforzi di aprire la bocca,
di parlare, urlare, alzare la voce sempre di più.
Quando non hai più voce,
ne parole da dire, ci sarà sempre quel masso, che ti
schiaccerà, obbligandoti ad assecondarlo.
Non c’è vita nel silenzio,
ne tranquillità.
Irrequieto, il silenzio rende
irrequieto.
Perché
sei portato ad ascoltare ogni minimo rumore, fino a
non capire che non c’è niente.
La solitudine porta a questo.
E
lui l’aveva capito.
Perdendo il desiderio di
parlare, solo con una domanda in testa, mentre il tramonto preannunciava
che la luce sarebbe scomparsa, lasciandolo ancora al buio.
“Perché ?...”
Cosa
aveva fatto?
Qual’
era la sua colpa?
Perché
non ricordava nulla?
Che
cosa aveva fatto di tanto grave?
Non lo sapeva.
Sapeva solo che era solo…
E
che lentamente stava morendo dentro di se, mentre il
suo corpo non sarebbe mai invecchiato…
E
sarebbe diventato un corpo vuoto…
Fino a quando il sole gli
apparve…
E
lo tirò…
Una luce che spense quel
buio, quel silenzio…
Portandolo via…
Ed
era stato come fare un bagno di luce.
Una luce calda e soffusa, che
lo faceva sorridere.
La luce di un sole…
E
adesso…voleva trasmettere quella luce…
Si guardò intorno, con aria
ansiosa.
Non la trovava,
era preoccupato.
Doveva trovarla, doveva
trovarla, voleva dargli quella luce che lui sentiva dentro di se…
Una luce che spenga il
buio di lei…
Fargli sentire che non
sarebbe vissuta nella solitudine.
Che
quel silenzio sarebbe morto.
I suoi passi accelerarono,
quando avvertì un rumore.
Partì a
correre, la sua ansia muoveva il
suo cuore e le sue gambe.
Mentre
una brezza accarezzava l’erba sulla quale lui
passava.
Fino a rallentare…fino a
fermarsi…
Mentre
il suo respiro affannoso velocemente scompariva in
quella brezza, che accarezzò i suoi vestiti.
-…sembra strano ma non ti
trovo…
…non nel cuore…non nell’odio…
… e
io qui mi sento…sola…
…cerco una luce che…
spenga il buio…
…spenga il buio…-
Era appoggiata a quel tronco,
l’albero sembrava avvolgerla in una tranquillità che lei congelava.
Con quello sguardo perso nel
verde e nell’azzurro sopra di lei, lo stesso azzurro che adornava i suoi occhi.
Mentre
la brezza accarezzava i suoi capelli.
Era seduta e stava cantando,
a bassa voce, quasi a voler entrare, essere inglobata in quell’atmosfera, e
scomparire…
La sua voce era chiara e
bassa, mentre il suo corpo sembrava diventato di pietra, le gambe piegate e
appoggiate sull’erba, le braccia abbandonate in grembo, strette insieme.
Gli occhi rivolti
verso l’alto, i capelli che scivolavano in parte da una spalla, leggermente
spettinati, le labbra si muovevano, ma a stento Goku riusciva a sentire le
parole di quella canzone.
Ecco…ecco la tristezza, come
uno scialle che l’avvolgeva…
La solitudine è come una mano
sulla spalla…
E
presto il silenzio l’avrebbe svuotata.
Come lui per pochi istanti
provava quel senso di vuoto, mentre la sua bocca era come sigillata, mentre
allungava una mano verso il sole, un sole che crudele lo lasciava nel buio
della notte.
E
al freddo dell’inverno, il vento dell’autunno…
Goku scosse la testa, alzando
lo sguardo prima verso Rika, e poi verso quello squarcio, dove i raggi di luce
penetravano in macchie sull’erba, illuminando a tratti, mentre Rika era
nascosta nel buio, e mormorava quella canzone…
Gli occhi dorati di Goku per
un attimo persero lucentezza, mentre Rika abbassava la testa, una lacrima le
era scivolata dalla guancia.
La ragazza si guardò intorno,
mentre i ricordi cambiavano le scene, ora non c’era più la foresta, ma solo la
figura nera di Selene, che l’afferrava…
“ Se fallirai…ti ucciderò…
Perciò scappa…scappa ancora sorellina…tanto io
ti acchiappo…
E
adesso…piangi pure…
Ti voglio bene…”
Sola, nessuno l’avrebbe
aiutata.
-Mamma…papà…-
nemmeno
loro esistevano più.
Ma solo quella
sensazione vischiosa tra i capelli, e le lacrime, e le grida.
Fa freddo… tremava…
Goku aveva ascoltato quel
richiamo.
E per la prima volta, si
chiese cosa stesse provando Rika.
Lui che di genitori non
ne aveva mai avuti.
Lui che si era svegliato
solo, rinchiuso, svuotato di ricordi.
Solo la sensazione che…avesse
fatto qualcosa…di terribile…
E
la paura di doverlo ricordare…
Goku chiuse gli occhi,
stringendo il pugno…
“ Se
fossi vissuto nel punto più profondo della terra, forse non avrei desiderato il
sole…
Invece…l’ ho
desideravo, perché lo vedevo…
Lo vedevo ogni giorno
illuminarmi…scaldarmi…per poi scomparire troppo in fretta…
E
avrei voluto averlo con me, per illuminare questa mia
solitudine, questo mio silenzio…
E
un giorno…lui venne da me…il sole…il mio sole…
Adesso…questa
grande luce che mi avvolge…
…vorrei donarla…a
qualcuno…che come me ha provato…il buio…e lo ha
toccato…”
Deciso, Goku osservò Rika non
alzare un dito ad asciugare la lacrima, ma fissarlo, notare la sua presenza.
Goku le si
avvicinò, chinandosi davanti a lei, e sorridendogli.
-Rika, ti andrebbe di
combattere contro di me? -
combattere
….lottare…
E
vivere…
“…Piangi!Arrabbiati!Ridi
!...
…Vivi!Vivi!Vivi
!...”
“…vivi…”
Rika alzò gli occhi verso
quelli di Goku.
E
fu avvolta da un’aura dorata…
Oro…c’era tanto oro attorno a
lei…
I suoi occhi erano dorati…ed
erano luminosi…
Luce…luce…luce!
La ragazza mosse una mano,
allungando verso gli occhi di Goku, che la guardò stupita, per poi vedere la
mano allontanarsi, senza neanche aver sfiorato il ragazzo.
Gli occhi azzurri di Rika si
spalancarono, mentre la ragazza, sbatteva le palpebre un
paio di volte.
Svuotata… di
ogni buio…ora era illuminata da un’aura dorata…
E
vedeva il verde…e la luce che filtrava tra i rami e
le foglie…
E
sentiva il peso scomparire…le energie fluire e
correre alle mani, alle gambe…
…sorridere…
Sorrise, mentre il ragazzo si
allontanava, lasciandola alzarsi da terra…
-Si…-
Rika si pulì i pinocchietti e
si sistemò i capelli, prima di sorridere allegra e di annuire…
-Si che mi
va!-
Goku allora fece apparire il
nyoibo, mentre Rika sfoderava i Sai.
E
partivano a lottare, sotto una luce dorata del sole.
Meiko alzò la testa con
Hakkay, quest’ultimo sorrise.
-Beh, sembra che
ce l’ha fatta!-
-E chi se lo aspettava da
quella scimmia? -
Meiko si mise le mani sui
fianchi, ridacchiando, mentre Gojio si accendeva una sigaretta con l’accendino
del bonzo, anche lui più tranquillo.
(Ho voglia di dormire!
N.d.Meiko)(Ti canto la ninna nanna? N.d.raffy)(ARGH!!
NOO!!! N.d.Meiko versione “Urlo”
Capitolo 6